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Al di là del bene e del male

 
 
10 ago 2010 - La denuncia di Italians for Darfur 2a parte

La denuncia di Italians for Darfur: veniamo meno a impegni umanitari 

"Mentre il Consiglio di sicurezza dell'Onu rinnova all'unanimità la missione di pace in Darfur e la Comunità internazionale é sempre più impegnata a prevenire una nuova guerra civile in Sudan, l'Italia - con il voto finale oggi in Senato - sceglie di abbandonare la regione dov'é in corso la più grande crisi umanitaria del mondo con la scusa di non aver ottenuto i visti per i militari che dovevano dare supporto a Unamid".

Sale del Mondo: Bloggate per il Darfur

 

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Resta l’amaro in bocca per i dati che emergono dall’analisi dell’ultimo anno della crisi. Il nostro rapporto pone l’accento sui grandi limiti dell’operazione umanitaria in corso nella regione, a cominciare proprio dalla forza di peacekeeping che dal primo gennaio 2008 ha preso ufficialmente il via tra mille difficoltà e ostruzionismo.

Le limitazioni logistiche iniziali, che ne hanno rallentato il dispiegamento, non sono ancora state superate: dei 26mila uomini previsti sono presenti sul campo poco più della metà e mancano ancora tredici elicotteri dei diciotto necessari per garantire l’efficacia dell’azione di monitoraggio e protezione.
I paesi occidentali, esonerati dall’invio di truppe su espressa richiesta del governo del Sudan, lesinano sulla fornitura di questi mezzi. Ed è per questo che l’invio del contingente italiano e dei velivoli messi a disposizione dal ministero della Difesa rappresentano un importante passo avanti. Finalmente un intervento vero e non solo simbolico.
 

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**È definito peacekeeper chi lavora nell'ambito degli organismi che cooperano per il mantenimento della pace. Particolarmente in regioni dei paesi in via di sviluppo con governance ad alta instabilità politica, e quindi ad alto rischio di conflitti tra il potere legittimo e il fronte locale dei ribelli armati. Questi ultimi in genere sono manovrati da spietati e ricchi capo clan locali che nutrono svariati interessi nel far precipitare (o mantenere) il paese in una condizione di costante conflitto. Tali situazioni consentono loro di dedicarsi più agevolmente ai traffici d'armi, diamanti, o di prostituzione, anche minorile, svolti insieme ad altre fazioni in lotta che partecipano a vario titolo nelle ostilità in corso.

Il perdurare delle guerre, spesso sotto la tacita connivenza delle autorità locali, e l'apparente incapacità degli stati occidentali di intervenire per mediare i conflitti tra le diverse tribù locali, assicurano ingenti profitti a diversi soggetti coinvolti nei traffici, prime tra tutte le oligarchie corrotte, le grandi multinazionali petrolifere e minerarie (diamanti), e le compagnie private che offrono protezione e sicurezza, a capo delle quali, spesso vi sono ex ufficiali dei servizi segreti, rimasti senza impiego dopo che, alla fine della guerra fredda, la minore necessità di agenti segreti operativi ha imposto agli stati di effettuare una drastica riduzione del personale permanente.

Gli ex 007 hanno deciso di utilizzare il bagaglio d'esperienze accumulato durante la loro attività di spionaggio per realizzare dei piccoli eserciti privati, snelli ed efficienti, ad alto valore aggiunto di competenze tattico-strategiche, capacità di addestramento delle milizie locali, una volta arrivati in loco nel paese richiedente il servizio di protezione, e una vasta scelta delle migliori tecnologie belliche per fornire le più moderne attrezzature attualmente disponibili sul mercato delle armi. E'il cosiddetto war business, il fiorente commercio che vive dell'indotto prodotto dalle guerre nel mondo, molte delle quali per lo più ignorate dai grandi media, o appena accennate, (sono 24 in tutto, i conflitti armati tutt'ora in corso) modo tale da non risvegliare più di tanto l'indignazione delle civili società occidentali. Sono i risvolti oscuri del ricco business della guerra
 

 

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