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11 ago 2010 - Legalità: stella polare del... Premier?

Legalità: stella polare del... Premier?

Parlamentari e membri del governo in odore di corruzione. Ecco la lista dei 35 indagati e condannati.

Fini ribadisce la sua crociata contro i politici in odore di corruzione: “nessun incarico nel partito agli indagati”. E il giorno dopo Berlusconi ribatte: “La legalità è la mia stella polare”. Forse la bussola del Premier dev'essersi guastata, poiché dalla credenziali con cui il Pdl si presenta a Camera e Senato non si direbbe proprio. Di certo quella che sta seguendo Padron Silvio non sembra la sua buona stella. Sono almeno 35, infatti, gli indagati o condannati che fanno parte del Pdl.

 

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E le recenti vicende legate agli appalti sulle grandi opere e all’inchiesta sulla P3 rinfocolano i toni della questione morale, aggravata dai molti volti noti che gravitano intorno al Premier, e che ora sono alle prese con le maglie della giustizia. Pezzi da novanta: come Denis Verdini Nicola Cosentino, Marcello Dell’Utri, Giacomo Caliendo. Ma Silvio non si distoglie dalla battaglia politica, e addita l’eretico Fabio Granata per deferirlo allo iudicio maximo degli insindacabili probiviri. Di seguito, una panoramica su tutti gli uomini - invischiati a vario titolo in beghe giudiziarie - seguaci del Presidente del Consiglio. Pezzi grossi in perenne equilibrio su quel sottile filo rosso, tutto italiano, rappresentato dalla linea di confine tra ciò che è lecito e ciò che invece dovrebbe essere sempre perseguito per legge... 

Abrignani Ignazio (deputato): è stato indagato a Milano per dissipazione post fallimentare nelle indagini sulla bancarotta Cit, agenzia di viaggi dello Stato.


Berlusconi Silvio (premier): 2 amnistie (falsa testimonianza P2, falso in bilancio Macherio); 2 assoluzioni per depenalizzazione del reato (falso in bilancio All Iberian, Sme-Ariosto); 8 archiviazioni (6 per mafia e riciclaggio, 2 per concorso in strage); 6 prescrizioni; 3 processi in corso (frode fiscale Mediaset, corruzione in atti giudiziari Mills, frode fiscale e appropriazione indebita Mediatrade), tutti sospesi in attesa che la Consulta si pronunci sulla legge sul legittimo impedimento.


Berruti Massimo (deputato): condannato a 8 mesi per favoreggiamento per aver depistato nel 1994 le indagini sulle tangenti Fininvest.


Brancher Aldo (deputato): condannato in secondo grado per falso in bilancio e finanziamento illecito, reato prescritto (il primo) e depenalizzato (il secondo). È imputato anche per la scalata Bnl, per la quale i suoi legali hanno chiesto il legittimo impedimento nel breve periodo in cui è stato ministro per il Federalismo.


Caliendo Giacomo (senatore e sottosegretario): indagato nell’inchiesta sulla nuova P3.


Camber Giulio (senatore): condannato a 8 mesi per millantato credito nell’ambito della Kreditna Banka. Era accusato di aver preso 100 milioni di lire.


Cantoni Giampiero (senatore): ha patteggiato 2 anni per corruzione e poi per concorso in bancarotta fraudolenta.


Ciarrapico Giuseppe (senatore): 5 condanne definitive fin dagli anni ‘70 per falso e truffa.


Comincioli Romano (senatore): imputato per false fatture e bilanci truccati di Publitalia, poi prescritto. Nel 2008 la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato respinge la richiesta di usare le intercettazioni delle sue telefonate con Stefano Ricucci per la scalata al Corriere della Sera.


Cosentino Nicola (deputato ed ex sottosegretario): accusato di legami con il clan dei Casalesi, il Parlamento ha negato la richiesta d’arresto. Indagato anche nell’inchiesta sulla P3.


De Angelis Marcello (deputato): condannato a 5 anni per banda armata e associazione sovversiva come dirigente del gruppo neofascista Terza Posizione.


De Gregorio Sergio (senatore): è stato indagato a Napoli per riciclaggio e favoreggiamento della camorra e corruzione.


Dell’Utri Marcello (senatore): sette anni in appello per concorso in associazione mafiosa per le contestazioni precedenti il 1992. È indagato a Roma nell’inchiesta sulla P3. È accusato di calunnia per aver ordito un piano per screditare alcuni pentiti palermitani che l’avevano accusato nel processo per associazione mafiosa. Deve anche riaffrontare il processo per tentata estorsione ai danni dell’imprenditore siciliano Vincenzo Garaffa.

 

 

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