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Al di là del bene e del male

  31 ago 2010 - L'IPOTESI STEGOCRATICA - Parte Seconda - pag2

Bimbo di 20 giorni muore nell'indigenza
Nella civile Bologna un bambino di appena 20 giorni è morto di stenti, nell’indifferenza generale.

Nella civile Bologna un bambino di appena 20 giorni è morto di stenti, nell’indifferenza generale. Si trovava con la sua famiglia, che aveva riparato nella biblioteca comunale per sfuggire al gelo della notte. Ora ci s'interroga: fioccano le giustificazioni da parte delle istituzioni locali. Assenti o mal coordinate.

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C’è un punto, però, sui cui vale la pena di riflettere: è la Brandoli a farlo notare: quando dice che all’ospedale quando 20 giorni fa sono nati i gemellini, i medici non hanno ritenuto di dover allertare i servizi sociali. «La valutazione spetta a loro – conclude l’assistente del Comune che, in caso di povertà della famiglia, mancanza di una casa e impossibilità di accudire in modo adeguato i bambini, devono farne denuncia alla Procura che poi allerterà i servizi sociali». Cosa che in questo caso non è avvenuta, segno che fra la struttura sanitaria e la Caritas non c’è stato alcun tipo di raccordo sul caso in questione.

Il primario del Sant’Orsola, dal canto suo, rassicura sul fatto che i genitori “possono avere delle difficoltà ma non sono come sono stati descritti”: la coppia è stata molto presente mentre l’équipe del professore si prodigava per fare tutto il possibile. Anche il nonno è stato allertato, che infatti il giorno dell’incidente aveva lasciato il passeggino di Devid in custodia presso una farmacia che aveva avvisato il 118. Il professor Lima è convinto che il malore del neonato non abbia dato alcun tipo di preavviso, tanto che i genitori ritenevano che fosse il più robusto dei due gemelli. Secondo il pediatra non c’era alcuna ragione per cui segnalare il decesso alla magistratura (e in Procura la procedura seguita non ha suscitato obiezioni).

«Esistono dei protocolli e questo caso non rientrava assolutamente nei casi in cui è prevista una segnalazione all’autorità giudiziaria. Una comunicazione alla Procura – conclude – sarebbe stata spropositata e fuori luogo». Sarà… ma se si parla di una famiglia che da una stagione all’altra si ritrova in una condizione di povertà relativa (vedi quella cena calda, cercata alla Caritas, la sera di Capodanno… e la frequentazione della biblioteca durante il giorno): non era il caso di segnalare la cosa?
Ed emergono realtà che dovrebbero essere già operative, mentre invece sono a riposo forzato… come ad esempio l’Ufficio Tutela minori, partito con l’ex vice sindaco con delega ai servizi sociali, Adriana Scaramuzzino, magistrato minorile, che avrebbe dovuto funzionare da interfaccia tra Procura, Tribunale dei minori e Comune.

Ma l’ufficio non è mai sceso in campo, né durante l’anno in cui era sindaco Flavio Delbono[1], né tantomeno quando è subentrata Annamaria Cancellieri (ex prefetto di Bergamo per quattro anni, dal ‘97 al dicembre 2000), nominata commissario prefettizio, che su qualsiasi materia viene interrogata risponde con la stessa lingua di Tremonti: “I soldi non ci sono”. Concordiamo con quanto predica Mengoli, il padre della Caritas, laddove auspica che Bologna ritrovi una guida civica. Perche da qualche tempo in qua una buona parte dello stivale, per vari motivi, risulta commissariato. In perfetto stile emergenziale, cosicché il Premier possa sfoggiare le sue arti da uomo del fare… ma a forza di stare in perenne emergenza siamo diventati profughi in patria… quindi è chiaro che nella provvidenziale equazione del Premier c’è qualche variabile quanto meno anomala, che non si sta comportando come inizialmente previsto.

È una società civile quella in cui una madre non rivela di essere povera perché teme di perdere la tutela dei propri figli? Vicende molto simili a questa accadono giornalmente in paesi come il Brasile (paese emergente per antonomasia, ma con un welfare ancora assai lacunoso, visto che i proprietari che abitano in ville si difendono abitualmente con vigilantes privati, sparsi qua e la negli opulenti consorzi) ma “fa brutto” che accada in una città da sempre considerata un fiore all’occhiello dell’italica civiltà…

Sono segnali, questi, che dovrebbero essere parlanti per chi opera nel mondo del sociale, che invece annaspa nell’elenco della nuova strisciante povertà. Che abbassano il valore della vita umana. Vita vissuta in una condizione oscillante sull’orlo del precipizio, al limite, dove il discrimine è il tentativo di conservare la dignità pur sapendo di essere a rischio, del “forse non ce la facciamo”, del non arrendersi alla disperazione perché poi bisognerebbe ammettersi che tutto va a rotoli.

Dove scegliere l’ottimismo ad ogni costo significa non riuscire a trovare la forza per guardare in faccia la realtà: perché troppo dura, impossibile da sopportare, piombata da un giorno all’altro sulla pelle di gente tutto sommato abituata a condurre una vita normale, e che oggi invece si ritrova immersa nelle sabbie mobili di un’esistenza precaria. Chiedendosi perché. Mentre la lucidità mentale vacilla, in un grande incubo, da cui troppi possono solo sperare di risvegliarsi al più presto. In un unico modo: inchiodando le istituzioni alle proprie responsabilità.

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1. Il 25 gennaio 2010 Flavio Delbono ha annunciato le proprie dimissioni al Consiglio comunale, in quanto indagato per reati come peculato, truffa aggravata ed abuso d'ufficio relativamente al periodo nel quale ricopriva la carica di vicepresidente della Regione Emilia-Romagna. Le indagini sono partite a seguito di dichiarazioni rilasciate da Cinzia Cracchi, che, all'epoca dei fatti, era la sua compagna e segretaria. Lo scandalo è stato denominato dai giornalisti "Cinziagate". Le dimissioni sono state formalizzate tre giorni dopo, il 28 gennaio 2010, dopo l'approvazione del Bilancio comunale per il 2010, e sono diventate esecutive il 17 febbraio successivo.

AGGIORNAMENTO
 

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