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Al di là del bene e del male

  31 ago 2010 - L'IPOTESI STEGOCRATICA - Parte Seconda - pag2

Roma 16 ott, manifestazione Fiom: piazza gremita e non violenta

Ieri pomeriggio, 16 ottobre, a partire dalle 14, si è svolta la manifestazione indetta dalla Fiom. I due cortei, partiti rispettivamente da piazza della Repubblica e da piazzale dei Partigiani, si sono poi riuniti in Via Merulana per riconfluire insieme a piazza San Giovanni.
Dei gruppi facinorosi,  stile Black Block che il ministro dell'Interno andava paventando fino a ieri, alla fine non s'è vista neanche l'ombra.

Manifestanti torinesi nel corteo partito da piazza della Repubblica, e giunto all'altezza del Colosseo

 

____o°O°o____

 

Il servizio d'ordine della Fiom ha fatto il suo dovere. Quand'anche avesse sgarrato c'era un tale dispiegamento in campo di forze dell'ordine da parte delle istituzioni, che difficilmente i famigerati gruppi malintenzionati avrebbero potuto mettere piede all'interno dei serpentoni che hanno sfilato per le vie del centro. C'è “un clima che può provocare incidenti”, ripeteva a raffica il ministro Roberto Maroni, e il segretario della Cisl Raffaele Bonanni gli faceva eco: "Il ministro sa quello che dice".

Nonostante le previsioni 'cupe' e i moniti da tragedia greca, la manifestazione si è svolta pacificamente, molte le famiglie in piazza. L'unico "guizzo caldo" è avvenuto quando qualcuno ha sparato in aria un petardo, all'altezza della coda del corteo partito da piazza della Repubblica, ed arrivato a San Giovanni sbucando da Via Emanuele Filiberto. A dire il vero, una nota plumbea c'è stata: quella del tempo, che durante il pomeriggio è peggiorato, portando qualche goccia di pioggia: come si dice: "protesta bagnata... ".

Quando leggerete l'articolo, domani mattina, sarete inondati da più parti di dati tecnici su quanti erano, chi c'era e chi no, e quanto la manifestazione sia andata bene (piazza e vie affluenti erano piene zeppe). A noi qui interessa ponderare su altre questioni.

Come fa giustamente notare
Francesco Siliato, docente di Cultura dei Media al Politecnico di Milano, in un articolo del Fatto Quotidiano (a firma di Simone Ceriotti) il governo mira a prospettare possibili scontri di piazza perché "il modo più efficace per mantenere il potere nonostante i consensi in calo è puntare sulla paura". Con l'aiuto dei media "complici", pronti a dilatare all'infinito ansie e angosce ventilate dal Ministro Maroni. Quest'ultimo in realtà si augurava l'ipotesi che aiuterebbe il governo a rinforzare il suo teorema-spauracchio, agitato di fronte agli italiani poiché le carte in suo possesso stanno per esaurirsi.

E così accade che alcuni episodi (come ad esempio il lancio di uova contro alcune sedi Cisl) siano stigmatizzati, enfatizzando la componente aggressiva insita nel gesto, e definendolo come azione violenta. Il prof. Siliato sottolinea la strategia di giornali e media "amici" dell'establishment, abile nell’alimentare la tensione sociale. E spiega che i telegiornali - specie quelli in fascia serale, la più seguita in assoluto - rispondono a un sistema di potere. Quando non ci sono basi di consenso forti, il potere tende a incutere paura.

E qual è lo scopo ultimo di  questa strategia? Risposta: Divide et impera. Lo si  sa fin dalla notte dei tempi: il comando si gestisce mantenendo i nemici separati e divisi l'uno dall'altro, soprattutto da un punto di vista psicologico. E' il motivo per cui la destra, in genere disposta alla dialettica nel privato, e pronta a compattarsi quand'è il  momento di mostrarsi in pubblico, sembra perennemente destinata al potere. Mentre alla sinistra - che non manca in nessuna occasione di ostentare alla platea la propria fierezza circa i variegati pluralismi  interni - pare appartenga esclusivamente il ruolo d'eterno oppositore.

 

Muovendo dai nodi critici che solleva il prof. Siliato proviamo dunque a condurre un'analisi autonoma. Il potere procede in questo modo poiché la paura mantiene le persone in uno stato d'animo di profonda incertezza mista a smarrimento, e in un tale contesto l'esigenza prioritaria che si forma nella mente della gente è il bisogno di essere rassicurata. E il volto rassicurante (costruito a tavolino) del potere è lì appunto per questo: per mostrare sicurezza e far vedere che questa protezione è capace di offrirla.

Fondamentalmente, quando una persona non ha tutti gli elementi per operare una disamina critica esaustiva su di un determinato argomento (e nel proporre sempre questo o quel singolo tassello dell'intero puzzle, i media sono dei veri artisti), alla fine è costretto a rimanere con dei punti interrogativi che si annidano nella propria coscienza. Interrogativi che possono essere anche rimossi (perdendo però una parte delle proprie energie). Dopodiché, purtroppo, essi cominciano a scavare delle gallerie inconsce, che minano alla base il sistema della fiducia in se stessi, e lasciano un vago senso d'inquietudine interna a livello cosciente.

È il meccanismo dell'identificazione di un nemico, più o meno generico che può essere di volta in volta lo straniero, che agisce in base ad una serie di usi e costumi non ben codificata, e di cui i media enfatizzano spesso gli aspetti più negativi (difficile che ne sottolineino ,ad esempio, la cucina, piuttosto che gli aspetti etnici, ciascuno  dei  quali indaga su aspetti innocui e magari intriganti). Ad essere oggetto di esaltazione sono sempre, in modo accurato, le differenze religiose e quelle politiche, poiché sono gli elementi più importanti circa il sistema dei valori di riferimento di una specifica cultura, che riescono a "fare la differenza" rispetto ad un'altra. 

 

 

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