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Al di là del bene e del male

  31 ago 2010 - L'IPOTESI STEGOCRATICA - Parte Seconda - pag2

Roma 16 ott, manifestazione Fiom: piazza gremita e non violenta

Ieri pomeriggio, 16 ottobre, a partire dalle 14, si è svolta la manifestazione indetta dalla Fiom. I due cortei, partiti rispettivamente da piazza della Repubblica e da piazzale dei Partigiani, si sono poi riuniti in Via Merulana per riconfluire insieme a piazza San Giovanni.
Dei gruppi facinorosi,  stile Black Block che il ministro dell'Interno andava paventando fino a ieri, alla fine non s'è vista neanche l'ombra.

Metalmeccanici Fiom durante il corteo a Roma

 

____o°O°o____

Continua dall prima pagina

Nel caso della manifestazione della Fiom, Maroni addita i centri sociali, che nell'immaginario delle persone "perbene" sono luoghi promiscui, dove la gente bighellona, imbratta tele, vive in modo un po' hippie anziché alzarsi tutte le mattine per andare a guadagnare, mantenere la famiglia, tirar su i figli, eccetera. Ma quante persone hanno mai toccato con mano la realtà di un centro sociale? E perché generalizzare? Perché non pensare che non esiste "il centro sociale", ma ciascun centro costituisce un caso a sé: andrebbe "incontrato", e solo dopo giudicato. Perché dare un giudizio a priori? Risposta: perché è più semplice.

 

Non coinvolge un esperienza diretta e non costringe a dare un giudizio diversificato che tenga conto di tutti i possibili elementi, contenuti in un determinato centro sociale, che verosimilmente avrà caratteristiche differenti da un altro. Fare di ogni erba un fascio non solo è ingiusto nei confronti della veridicità di un oggetto specifico, ma ci priva della possibilità di farci una mappatura fedele e oggettiva dela realtà così com'è. E la realtà potrà anche essere deprimente per qualcuno ma prenderne atto è l'unico modo per la nostra testa di decodificare le esperienze che la vita ci srotola davanti man mano che l'affrontiamo. Nascondere la testa sotto la sabbia, oltre che poco coraggioso è anche poco intelligente.

A questo punto ci ricolleghiamo alle riflessioni del prof. Siliato: "In generale - spiega il docente esperto dei mezzi di comunicazione di massa - i media “d’attacco” ragionano così: se si riesce a connotare il nemico politicamente, meglio. Altrimenti va bene anche il musulmano. L’importante, ripeto, è creare un clima di paura”.

Riguardo all'attuale divisione dei sindacati - Siliato osserva che giornali e tv non centrano, poiché i veri artefici dei "giochi" debbono rintracciarsi nei potentati economici che li muovono. La responsabilità mediatica sta invece "nel modo in cui viene trattata la notizia: si estrae il fatto evitando di collegarlo a un contesto. In questo modo si torna al meccanismo del terrore, che può essere mirato (avversario politico) oppure generico (si chiamano in causa diversi possibili nemici e si mette tutto insieme)”. È un meccanismo alla base del profetico personaggio del "Ministro della Paura" a cui il talentuoso
Antonio Albanese dava vita nella scorsa edizione della trasmissione Che tempo che fa, condotta da Fabio Fazio, su Rai Tre, durante il prime-time.

E' vero che - come argomenta Siliato - sono molti i telegiornali che negli ultimi anni hanno preso a raccontare l'evento pensando che il loro "mestiere" si risolva in modo precipuo nel raccontare ciò che accade, limitandosi esclusivamente a fare i cronisti dell'evento, senza curarsi di affrontare la dimensione delle ragioni, dei precedenti, e soprattutto di approfondire l'analisi dei fenomeni. La narrazione corrisponde solo ad una prima fase della professione giornalistica, che tra l'altro rimane anche quella meno impegnativa, e alla portata di tutti.  

 

Dopodiché sarebbe il caso di fornire spunti per nutrire la formazione di un'opinione, la più serena possibile, dispiegando in campo i possibili punti di vista, le "lenti" attraverso le quali guardare la realtà che ci circonda. Che molto spesso non parla da sola, a meno che uno non la osservi a mente libera, cosa che spesso i ritmi frenetici del vivere moderno non ci permettono di fare.

Molto critica, l'ultima riflessione di Siliato che così conclude il suo pensiero: "Il sistema dei media in Italia, con poche lodevoli eccezioni, da trent’anni fa propaganda e non informazione. E’ evidente, ad esempio, che il ministro Maroni ha tutto da guadagnare a tenere alta l’attenzione sulla Fiom. In questo modo si parla meno delle sue responsabilità sul caso della partita Italia-Serbia. Ma tutti gli vanno dietro e parlano del 'rischio stranieri e centri sociali' domani a Roma. In ogni caso, annunciare tensioni paga, perché se poi non succede nulla si potrà rivendicare il merito di avere evitato gli scontri”.
 

di  Alex Sfera - 17 ottobre 2010

 

 

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