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Al di là del bene e del male

  31 ago 2010 - L'IPOTESI STEGOCRATICA - Parte Seconda - pag2

Alessandro Sallusti: dove osano i condor

In ogni caso, anche prima del fortunato sodalizio con l'amazzone della libertà, Sallusti partiva per la guerra mediatica con le carte in regola: nipote di un repubblichino[2], due matrimoni e un figlio, nasce a Como nel '57, e dopo diploma e leva imbocca la via del giornalismo professionista nel 1981.

 Sallusti in versione notturna...

____o°O°o____

Prima di mettere la penna a posto gira diversi giornali. Comincia con il Sabato, settimanale di Comunione e Liberazione, dopodiché entra al quotidiano cattolico L'Avvenire (è buffo: il futuro Nosferatu muove i suoi primi passi sulle testate di color porpora...). Qui lo spediscono in Angola, dove qualcosa va storto ed è costretto a fuggire alla bell'e meglio: si salva grazie ad una canoa con cui arriva senza fiato (né soldi) all'hotel. Sembra uno dei protagonisti dei romanzi di Heminguay. Dimenticandone le sembianze crepuscolari, rievoca un po' il Jack T. Colton (Michael Douglas) adorato dalla bionda Joan Wilder (Kathleen Turner) ne All'inseguimento della pietra verde, film dell'84 diretto da Robert Zemeckis.  

Poi entra al Giornale, allora diretto da
Indro Montanelli. Addetto ai turni redazionali di notte si vanta coi i colleghi dei trascorsi militari. Ha dimestichezza con armi ed esplosivi, e nel tempo dimostra tutta la sua propensione alle tattiche offensive. Giornalisticamente parlando. C'è da rimestare nel torbido? No problem, dice lui, arrotolandosi le maniche. Più freddo di un cobra, è lui il vero caimano. Approda anche al Messaggero, quando Raul Gardini allungava stipendi da favola.

Nel 1990 è al Corriere della Sera, ad occuparsi delle Cronaca di Milano come vice redattore capo. Due anni dopo insieme al collega
Goffredo Buccini trovano a Santo Domingo Giovanni Manzi, all'epoca di "mani pulite" direttore della Sea (società che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate), socialista fedele a Craxi e ricercato per un giro di tangenti. Sallusti entra nelle grazie del direttore del Corsera, Mario Mieli, che lo considera creativo, alla mano ed ubbidiente (merito dell'imprinting da caserma ricevuto nel fiore dell'età). Sale i gradini gerarchici: dapprima capocronista (che al "Corriere" fa rima con vicedirettore) poi vicedirettore centrale. E' uno stakanovista, le lunghe giornate di lavoro non lo impressionano. In Redazione lo ricordano come una sorta di sergente Foley (l'istruttore di colore che spezza le reni all'Ufficiale e gentiluomo Richard Gere). Sallusti sfoga il suo temperamento inquieto conseguendo svariati brevetti di volo: adora gli idrovolanti, e come può il D'Annunzio comasco decolla dal celebre lago per distendere i nervi.

Mai soddisfatto, cambia ancora giornale: è la volta de Il Gazzettino di Venezia, dove riveste il ruolo di vicedirettore e in seguito de La Provincia di Como, dove assume la direzione. Nel 2000 incontra Feltri, che lo vuole nel Resto del Carlino. Con quest'ultimo fonda Libero, e dal gennaio 2007 al 15 luglio 2008 ne diventa direttore responsabile. Dopodiché molla tutto per rilevare L'Ordine di Como, l'ex-quotidiano della Curia comasca, (nell'ufficio sculture di carabinieri e catene nere: le antiche passioni...) al quale aveva lavorato da giovane e che nel frattempo aveva chiuso. Il 21 agosto 2009 lascia la direzione de L'Ordine, restando come editore, per rientrare nel Giornale (La Cina senza pace? E' Sallusti...) come codirettore accanto a Vittorio Feltri.

Poi arriva il sentore di un'imminente rottura: vuoi l'avvicinamento con Grimilde Santanché
[3], vuoi le frequenti telefonate berlusconiane, dallo scorso 24 settembre il quotidiano del fratello del Premier assegna a Sallusti la carica di direttore responsabile mentre Feltri è nominato direttore editoriale. Quest'ultimo scoppia presto: il 21 dicembre fa rotta verso Libero, dove s'insedia come direttore editoriale al fianco del vecchio collega Maurizio Belpietro, confermato direttore responsabile[4]. D'ora in poi tra Sallusti e Feltri cominceranno a volare le classiche secchiate di... letame.

Tratto distintivo di quella decadenza che accompagna da sempre gli ultimi rintocchi di fine impero: la fenomenologia di Silvio Cesare volge al termine, e i senatori romani già guardano alle possibili alleanze. Circa una settimana fa arriva lo squillo di Paolo Berlusconi. Con un must: attutire i toni. La palla passa ora ai responsabili, cioè agli ambiziosi controllabili: Gianni "Penelope" Letta (il Gran Tessitore), il moderato Pierferdy (con un occhio alla Curia e l'altro, paternamente benevolo, verso il Pdl immerso nella bufera) e i vari
Scilipoti, Razzi, Calearo, Cesario, etc. Insomma, le anime buone... per il bollito.

La sintesi visiva...
 

____o°O°o____

2. È nipote di Biagio Sallusti, tenente colonnello della Repubblica di Salò, giustiziato dai partigiani a causa delle sue responsabilità nella fucilazione di Giancarlo Puecher Passavalli.

3.
La sexy sottosegretaria di Stato, poco a poco, ha affinato i gusti del sobrio Sallusti: dal Rigolo di Milano (spaghetti e parmigiano), il whisky Laphroig per digerire e una congrua scorta di liquori in ufficio per un drink fuori orario, si passa a Forte dei Marmi e Cortina D'Ampezzo dove fare i buoni incontri. Tutta un'altra vita, con "gente di un certo livello".

4.
Feltri e Belpietro hanno acquistato il 10% ciascuno della società editrice. Nonostante posseggano una quota di minoranza, la gestione del giornale è stata affidata a loro. Grazie a una serie di patti parasociali, i due giornalisti avranno anche la maggioranza nel consiglio di amministrazione.

di Alex Sfera - 18 gennaio 2011

pag 1 - 2

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