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Al di là del bene e del male

  31 ago 2010 - L'IPOTESI STEGOCRATICA - Parte Seconda - pag2

Astrea cerca... bomber

La squadra di  calcio della polizia penitenziaria assume cinque calciatori professionisti. Tramite concorso

Il bando espone chiaramente i requisiti necessari: sana e robusta costituzione fisica, altezza non inferiore a 165 centimetri e buona vista. E anche una dentatura che assicuri una corretta masticazione, o quantomeno che i denti rifatti non siano più di 16. Singolari come abilità richieste, quelle del concorso indetto dal ministero della Giustizia per selezionare cinque calciatori che militeranno nell’Astrea Calcio...

 

... la squadra della Polizia penitenziaria che gioca nel campionato dilettantistico di serie D.

 

____o°O°o____

Proseguendo si legge che i vincitori del concorso saranno “nominati agenti di Polizia penitenziaria nel ruolo maschile”. Una buona scorciatoia, insomma, per arrivare al posto fisso dopo aver sgambettato per qualche tempo ad libitum, in base alle proprie comodità.

E' chiaro che qualcosa non va, nell'attuale ordine delle priorità istituzionali. Le carceri scoppiano, le guardie sono sottoposte a turni pesanti - tanto che nel 2010 si sono verificati ben quattro suicidi - a fronte del crescente aumento del numero di detenuti che si sono tolti la vita: 53 gli uomini solo in quest'ultimo anno. E ancora, gli istituti sono sottoutilizzati a causa della penuria di agenti (come a Rieti, secondo le denunce dei sindacati riprese da una recente relazione della Corte dei Conti), i concorsi per le assunzioni ordinarie di agenti languono e, quando avverrà (il ministro Alfano ha promesso duemila assunzioni, ma la data di attuazione è ancora ignota), è grasso che cola se basteranno a sostituire chi è andato in pensione, quando invece occorrerebbe potenziare le fila del personale.

Vero è che l’Italia recluta tramite concorso atleti di livello nazionale nei gruppi sportivi militari, si pensi alle Fiamme Azzurre o Gialle, e garantisce loro un posto a fine carriera nelle diverse forze armate e corpi di polizia. Il che è comprensibile, se ci si riferisce a grandi campioni capaci di incrementare il medagliere nazionale, come ad esempio il carabiniere Alberto Tomba. Diventa molto meno comprensibile quando si tratta di sostenere un club di calcio che milita in serie D. E' evidente che in tal caso eventuali ritorni in termini di vittorie sul campo centrano ben poco. E viene posto in essere una corsia preferenziale per chi segue il valore della prestanza fisica, di cui si parla poco, ma che rientra nel novero ben consolidato di un ideologia di sapore littorio che origina da molto lontano, e assai diffusa tra le forze dell'ordine.

C'è infine un altro aspetto, molto triste, che incornicia il quadro già tragico della realtà carceraria. E che testimonia come le patrie galere siano un luogo in cui da sempre vengono confinati i più deboli fra i deboli. Un tema che ha due ramificazioni: la prima è costituita da 56 bambini che attualmente vivono la loro infanzia fra le sbarre, e pagano per colpe commesse da altri. Bambini che trascorrono i loro pomeriggi in mezzo a giocattoli improvvisati, oppure davanti alla tivù dietro le sbarre, e alla fine della giornata si addormentano su di una branda sistemata nell’angolo di una cella.

Sono 20 i bambini dagli 0 ai 3 anni che vivono con le loro madri all’interno del carcere di Rebibbia, in una Capitale d'Italia che vanta ricchezze artistiche e culturali senza pari. E' qui che nasce quel diritto di cui andrà fiero il Sacro Romano Impero, che lo estenderà fin nelle province europee più lontane. Lo stesso diritto che oggi stabilisce che un neonato debba respirare l’aria stagnante di un luogo di detenzione invece dell'odore buono di una cameretta curata e accogliente. Ancor prima della norma giuridica c'è un diritto naturale, suggerito a sua volta da una coscienza morale lucida, che deve per forza avvertire un moto di ribellione intima di fronte ad una realtà che appare subito evidente in tutta la sua profonda ingiustizia. Che l'innocente paghi per una responsabilità che non ha mai avuto. Che le colpe delle madri ricadano sui figli, in una sorta di peccato originale "aggiuntivo".

La Costituzione italiana tutela i diritti inviolabili dell'individuo: e non è forse diritto inviolabile anche quello alla libertà, garantito ex art. 2 dei principi costituzionali, che invece viene tolto ai figli delle detenute? Qualcuno si chiede come cresceranno questi bambini, che tipo di prospettive, sogni, obiettivi, speranze e sicurezze in se stessi saranno in grado di maturare, avendo come sfondo della propria infanzia il degrado delle celle e di chi le abita? Le istituzioni preposte s'interrogano su cosa produrrà quell'atmosfera di sconforto, quell'assenza di gioia, quel quotidiano in cui gli slanci vitali sono ridotti al minimo, come si ripercuoterà tutto ciò nelle identità dei bambini? Sono molte le domande che una società civile degna di tale nome dovrebbe porsi... e invece così non accade. (continua nella prossima pagina...)

 

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