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Al di là del bene e del male

  31 ago 2010 - L'IPOTESI STEGOCRATICA - Parte Seconda - pag2

Generazione senza futuro
Cresce la tensione sociale: in vista di mercoledì 22 dicembre, quando la riforma Gelmini approderà al Senato.

In questi ultimi giorni il governo sta mostrando tutta la propria irresponsabilità nell'affrontare il tema della riforma Gelmini. Per di più mercoledì la palla passa al senato: i movimenti studenteschi e i centri sociali annunciano iniziative tese a sollecitare il più possibile le coscienze civili dell'opinione pubblica. Gasparri e gli altri colonnelli del Re fanno quadrato, stigmatizzando gli episodi di violenza che la piazza ha espresso.

Nel cerchio: lo studente 15enne, colpito in pieno viso con un casco, dal ragazzo nel riquadro in alto a dx

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Ma il fatto più grave di tutti, è l'azione scellerata compiuto da un simpatizzante delle Forze dell'ordine che presidiava un blindato mentre gli studenti cercavano di forzare il blocco dei carabinieri posizionato fra via delle Botteghe Oscure e piazza Venezia. Cristiano, questo il nome del ragazzo - ora, ricoverato al San Giovanni di Roma per frattura del setto nasale, della mandibola oltre a un grave trauma cranico con ematoma all’interno del cervello, attende di andare sotto i ferri per un operazione molto delicata - che aveva lanciato una mela contro i militari, come a voler esprimere l'idea che il governo fosse arrivato alla frutta.

Ed ecco che da un gruppo di tre ragazzi, verosimilmente appartenenti agli ambienti delle tifoserie Ultras, uno (il suo nome è Manuel De Santis, di professione pizzaiolo occasionale, improvvisatosi  membro del servizio d'ordine) si è lanciato violentemente verso Cristiano. E, casco alla mano, lo ha scagliato con tutta la forza contro il viso dello studente, che è caduto a terra all'istante. Dentro l’ambulanza, si cui verrà caricato di lì a poco, Cristiano si ritrova assieme ad un altro ferito: uno studente di Pisa colpito da un candelotto di gas lacrimogeno in un occhio.

Andiamo al punto: il governo ha il dovere di chiedersi le ragioni di una tale rabbia espressa dagli studenti. Una rabbia che è stata nutrita anche e soprattutto nel momento in cui il Governo ha deciso di definire un'area rossa, che nessun manifestante avrebbe dovuto oltrepassare. Per dirla con le parole espresse da Giorgio Cremaschi, segretario nazionale dei metalmeccanici della Cgil, "non si è mai visto, in un paese democratico occidentale, un governo che impedisca all'opinione pubblica, di andare a manifestare il proprio dissenso civile sotto le finestre del Parlamento.

Impedire questo significa, implicitamente, non solo violare le regole di un moderno stato di diritto, ma - aspetto ancor più drammatico - ammettere l'incapacità di non voler prendere atto che nel paese è ora presente un profondo e diffuso disagio, dovuto ad una percezione di una vasta ingiustizia sociale, che si salda alle proteste dei lavoratori  dipendenti, insegnanti, ricercatori, Forze dell'ordine, e che se verrà ancora ignorata porterà sicuramente ad un'escalation del clima di tensione che qualsiasi analista intellettualmente onesto non può non registrare. E di cui non può ignorare le pericolose ripercussioni sul collante sociale nel suo  insieme.

Significherebbe il ritorno dell'odio sociale nelle sue forme più assurde, che l'Italia ha già vissuto negli  anni del '68 e del '77.  Assurdo ascrivere questo malcontento alle classi sociali più deboli, che anche qualora non risultassero essere la maggioranza dell'opinione pubblica, rappresentano una percentuale di fallimento comunque troppo estesa perché chi governa non si senta in una qualche misura responsabile di questo stato dell'arte.

Responsabilità istituzionale non significa solamente assicurare al paese la tanto decantata stabilità di governo, se la stessa significa - di fatto - il benessere di pochi (sempre di meno) a danno di una parte sempre più consistente del paese. Continuando di questo passo l'Italia è condannata ad essere un perenne far west. Va detto senza se e senza ma: non solo l'intera classe politica, ma anche il tessuto sociale nel suo insieme deve destarsi, e dare un segnale intenso di reazione. In primis, le avanguardie culturali, rappresentate dagli artisti e dagli intellettuali italiani.

 

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