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Al di là del bene e del male

  31 ago 2010 - L'IPOTESI STEGOCRATICA - Parte Seconda - pag2

Quante correnti ci sono... nel Pd?

C’è una domanda, che riecheggia invano nelle menti del popolo della sinistra. Vaga, inascoltata, da molto tempo. Cos’è il Pd? L’opinione pubblica se lo chiede senza aver trovato una chiave d’interpretazione, qualcosa che possa far intuire da che verso si legge. Qual è il davanti e quale il retro… non è dato di comprendere pienamente la collocazione esistenziale del Partito Democratico.

Enrico Letta e Ermete Realacci, rispettivamente leader dell'Area liberale e di quella Ecologista

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Area liberale
• Associazione TrecentoSessanta/Lettiani. Afferisce all'attuale vice-segretario
Enrico Letta (parente di Gianni Letta, uomo ombra del Premier). È un'associazione di matrice cattolicoliberale e centrista disponibile al dialogo con l'UdC. I membri provengono in ordine sparso da varie correnti come gli Ulivisti, I Popolari, i Veltroniani, i Dalemiani.

Democratici Rinnovatori e Coraggiosi. Definita un tempo come corrente dei Rutelliani rappresenta la parte cattolico-liberale e centrista del partito. Si è sfaldata a seguito dell'uscita del proprio leader Francesco Rutelli e altri che hanno aderito per lo più all'ApI. I rimasti nel PD sono guidati da Paolo Gentiloni.

Liberal Pd. Corrente di orientamento socioliberale, costituita il 26 gennaio 2008 su iniziativa di Enzo Bianco, Valerio Zanone, Enrico Morando (ex-leader dei Liberal DS) e Franco Bassanini.

Area ecologista
Ecologisti Democratici. Gruppo ecologista formato da esponenti sia provenienti dai Democratici di Sinistra che da La Margherita. Leader di riferimento è Ermete Realacci. Agli Eco-dem vanno aggiunti anche svariati membri in passato appartenenti al gruppo dirigente dei Verdi, e in seguito approdati qui.

La collocazione europea ha rappresentato una bella gatta da pelare per il partito (più che un partito, ci sembra un circolo culturale per scambiare riflessioni in amicizia, ma tant'è...) che è lacerato tra un'anima di matrice socialdemocratica e un'altra cattolico-riformista: gli ex-DS, infatti, facevano parte del PSE, mentre la Margherita nel 2004 aveva fondato un Partito Democratico Europeo che sedeva nell'area liberaldemocratica.

Diessini da un lato e popolari della Margherita dall’altro, entrambi vivono l’angoscia di rinunciare alle proprie identità storiche, in un progetto che potrebbe condurre ad avere un partito senza identità ideologiche oppure l'appiattimento delle varie aree sulle posizioni di una sola. Quello della collocazione europea è il motivo che ha indotto la minoranza DS guidata da Gavino Angius (in seguito rientrato) a non aderire al partito, sostenendo appunto che mancasse un richiamo forte del partito all'appartenenza al PSE.

A tal proposito, il PSE, nel settimo congresso tenuto a Oporto, ha modificato il proprio statuto definendosi come forza politica aperta a tutti i partiti europei "di ispirazione socialista, progressista e democratica", prospettando la possibilità di un allargamento a partiti e movimenti progressisti che non provengono necessariamente dallo storico campo del socialismo europeo. Tale modifica è stata considerata un'apertura nei confronti delle istanze avanzate dalla Margherita in Italia, anche se il partito ha rimarcato di non volere che il PD aderisca tout-court al PSE, semmai che intraprenda con esso un rapporto di collaborazione nell'alveo di un nuovo centrosinistra europeo.

Insomma, cari elettori e – sdraiatamente – care elettrici: non è l’Italia che deve adattare il suo centro sinistra all’Europa, ma esattamente il contrario. Sia Veltroni che Letta (sempre Enrico, non Gianni) si sono assettati in varie occasioni (su Wikipedia trovate tutto: nomi e cognomi) insieme ai potenti del Club Bilderberg. Il popolo si chiede: saranno riusciti a convincerli oppure gli Illuminati li avranno mandati garbatamente ‘nto culu ? Anche questo punto rimarrà un mistero, poiché le riunioni degli oscuri Illuminati (altro ossimoro…) si svolgono sempre a porte chiuse. Ma dato che il suddetto Club è di matrice più conservatrice che progressista, verosimilmente, prima o poi, vedremo il Pd – o una parte di esso - (genu)flettersi verso il centro. Magari con scappellamento a destra come se fosse antani (Monicelli… R.I.P.)

Da segnalare, in direzione di un nuovo centrosinistra più moderato va anche Romano Prodi che, in sede di Assemblea Costituente, ha sostenuto che sarà l'Italia ad anticipare l'Europa nella creazione di un contenitore delle forze progressiste e democratiche (per l'appunto: quod erat demonstrandum). In sede europea, infatti, i parlamentari europei del PD hanno mantenuto inizialmente la loro collocazione originaria (divisi tra PSE e Alleanza dei liberal democratici europei ) fino alle elezioni europee del 2009: solo in seguito si è scelto di dar vita a un gruppo unico con il PSE, chiamato prima Alleanza dei Socialisti e dei Democratici per l'Europa (ASDE) e poi Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (APSD). (seguono: Riflessioni postume, immerse nel delirio...)

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