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Al di là del bene e del male

  31 ago 2010 - L'IPOTESI STEGOCRATICA - Parte Seconda - pag2

Cesare Battisti: ex terrorista o delinquente comune?
La decisione di Lula fa protestare la Farnesina. Ma tocca anche un nervo scoperto del  sistema Italia: abbiamo carceri da terzo mondo. 173 decessi e 65 suicidi nell'ultimo anno, molti dei quali ancora oscuri.

 

Il Presidente uscente Luiz Inácio da Silva, soprannominato Lula dai suoi connazionali, ha emesso la sua sentenza: Cesare Battisti non sarà estradato. La motivazione ufficiale è che l'ex terrorista non potrebbe scontare la sua pena detentiva in Italia senza mettere a rischio la sua stessa vita. 

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Per il governo è imbarazzante, oltre che insopportabile, l'idea che uno dei BRIC (Brasile, Russia, India e Cina: secondo una relazione della banca d'investimento Goldman Sachs, nel 2001, sono i quattro paesi che domineranno l’economia mondiale nel prossimo mezzo secolo) possa mettere la politica estera italiana in una situazione così umiliante.

Alcuni analisti criticano la scelta di Lula per aver affrontato la questione durante l'ultimo giorno del suo mandato, proprio per non avere margini di ripensamento. Da più parti si leva la voce che denuncia la scelta del presidente uscente come un tentativo per ingraziarsi l'ala sinistra della politica nazionale brasiliana. E una sorta di omaggio al passato da guerrigliera del nuovo Presidente
Dilma Rousseff[1].

Per sgombrare il campo dalle tare ideologiche che da sempre minano alla base il confronto tra opposte fazioni (sinistrorse e destrorse) sulle amabili vicende italiane, analizziamo la storia da due differenti angolazioni.

Cesare Battisti assurge ora a simbolo della militanza politica, essendo stato in passato un appartenente dei Proletari Armati per il Comunismo, Pac, organizzazione extraparlamentare armata di estrema sinistra che si formò in Lombardia nel 1977, sull'onda dei movimenti di contestazione di quell'anno, una delle principali formazioni che infiammò la stagione degli anni di Piombo.

Scavando nel passato di Battisti si apprende però che già nell'adolescenza egli si distinse per atti di teppismo che lo segnalarono più volte all'attenzione delle forze dell'ordine: la prima volta nel '72, a Frascati, per una rapina. E la seconda nel '74: questa volta con l'aggravante di sequestro di persona compiuta a Sabaudia. Non ancora maggiorenne fu denunciato (e questa volta, a differenza delle due precedenti, non condannato) per atti di libidine su una persona che i verbali definirono "incapace". Dopo aver raggiunta la maggiore età (1977) fu arrestato, sempre per rapina, e rinchiuso nel carcere di Udine dove entrò in contatto con
Arrigo Cavallina, ideologo (insieme a Sebastiano Masala e a Giuseppe Memeodei) dei PAC, che lo accolse nell'organizzazione (per le condanne a Cesare Battisti leggi qui).

Mentre in principio il gruppo solidarizzò con le rivendicazioni operaie (come l'8 maggio 1978, con il ferimento del medico dell'Inam
Diego Fava e il sabotaggio allo stabilimento all'Alfa Romeo di Milano) in un secondo momento virò decisamente verso la la lotta alle strutture carcerarie e, nei quartieri, contro chi faceva parte o collaborava con membri delle forze dell'ordine. Il gruppo operò anche come unità che giustiziava quei commercianti che durante le rapine si erano sostituiti alla legge uccidendo gli incursori per "legittima difesa": lo scopo era di indebolire l'appoggio dell'opinione pubblica verso gli esercenti che si facevano giustizia da soli.

Dall'affinità dei Pac con i trascorsi di Battisti è legittimo quindi il sospetto secondo cui lo stesso, aderendo al gruppo, non abbia fatto altro che continuare nelle sue intenzioni, tutt'altro che ideologiche, di mettere a segno dei colpi dai quali ricavare i suoi bottini.

Va detto, poi, che una volta in Francia Battisti cominciò scrivere un romanzo noir, dal titolo "Travestito da uomo" e visse oltralpe traducendo libri sempre del medesimo genere, dal francese all’italiano. Insomma, a ben vedere lo pseudo-terrorista non ha mai abbandonato la sua mentalità tutta inscritta nel teorema della devianza sociale. C'è una sorta di filo rosso criminale, che in qualche modo unisce le tappe salienti del suo percorso esistenziale. In base alle considerazioni di cui sopra verrebbero quindi a decadere completamente le istanze ideologiche che avrebbero ispirato Battisti durante la sua "fase terrorista".

 

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1. Dilma Vana Rousseff Linhares cominciò la sua militanza partecipando alla lotta armata contro la dittatura militare brasiliana (1964-1985) in organizzazioni come il COLINA (Comando de Libertação Nacional) e la VAR Palmares (Vanguarda Armada Revolucionária Palmares). Trascorse quasi tre anni in prigione tra il 1970 e il 1972 (fonte: Wikipedia)

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