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Al di là del bene e del male

  31 ago 2010 - L'IPOTESI STEGOCRATICA - Parte Seconda - pag2

Cesare Battisti: ex terrorista o delinquente comune?
La decisione di Lula fa protestare la Farnesina. Ma tocca anche un nervo scoperto del  sistema Italia: abbiamo carceri da terzo mondo. 65 i decessi nell'ultimo anno, molti dei quali ancora oscuri.

E allora: è giusto o no che Battisti sia estradato? Come spesso accade, gli aspetti più antipatici delle questioni si lasciano fuori. A rimetterli in campo, mentre la politica italiana si schiera compatta per difendere il senso della "giustizia"  italiana, provvede Sergio D'Elia, ex dirigente dell'organizzazione extraparlamentare Prima Linea durante gli anni di piombo, ex deputato della Rosa nel Pugno e ora segretario dell'associazione Nessuno Tocchi Caino.

Battisti in una foto che risale all'epoca dei crimini a lui ascritti

 

____o°O°o____

In un'intervista rilasciata questo 2 gennaio sulle pagine de Il Riformista (a firma di Tommaso Labate) l'ex radicale D'Elia sostiene che "l’Italia non ha l’autorità politica nazionale e internazionale per protestare con chicchessia", giacché risulta essere "stata condannata decine di volte dalla giustizia europea per come gestisce carceri e tribunali".  Il senatore Francesco  Ferrante, del Partito Democratico (Area Ecologica), si sconcerta per le dichiarazioni di D'Elia. Peccato non abbiamo ricordo di una sua indignazione circa gli standard da tortura che lo  Stato Italiano riserva ai detenuti. 

Prima Linea era un organizzazione terroristica: quanto basta per far si che le sue parole valgano quanto carta straccia per una certa italietta ipocrita. Certamente non in questo caso, poiché i freddi numeri parlano da soli in tema di decessi che avvengono al di là delle sbarre. La metà dei quali in circostanze ancora tutte da chiarire, e di cui diremo tra poco.

Ancora pochi i media ufficiali che sollevano il velo d'omertà sulle morti sospette che avvengono in carcere. E' il motivo per cui il cittadino "per bene" sa poco o nulla sui livelli da paese del terzo mondo che regnano nelle patrie galere.

A fronte del dettato ex art. 27 della Carta Costituzionale, che recita quanto segue: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, in Italia abbiamo 69 mila detenuti su una capacità di “accoglienza” totale degli edifici esistenti pari a 45 mila unità, vale a dire una volta e mezza la capienza massima; nel 2010 sono  stati registrati 171 decessi - in pratica muore un detenuto ogni due giorni - di cui 65 sono suicidi. Cui vanno aggiunti i suicidi di quattro guardie carcerarie, stritolate da turni massacranti.

Già, la galera può essere un inferno per chiunque ci staziona dentro, a prescindere che si appartenga al gruppo dei 'buoni' o a quello dei 'cattivi'. (Fonti: Settimo rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia, fine ottobre, Associazione Antigone e Ristretti Orizzonti. In quest'ultimo link c'è una statistica completa sul numero dei decessi negli ultimi 10 anni: 1.700 detenuti, di cui oltre un terzo per suicidio. I dati sono elaborati e correlati con risultati di dossier rilevati in Italia, Europa e USA).

La politica e i media son lesti nel fornire al popolo (già arrabbiato per mille altri motivi) un osso robusto su cui avventarsi. Per tenerlo buono. Proprio quando invece i riflettori dovrebbero accendersi sulla giustizia intermittente, ecco allora che rimangono tenui, piazzati a tarda ora, magari su qualche palinsesto tv poco frequentato. Per non turbare oltre il consentito quel fiume di gente che l'indomani dovrà alzarsi dal letto per far andare avanti il paese. Non svegliare le coscienze delle folle: l'informazione ufficiale difende il potere quando invece nasce con funzione diametralmente opposta. 

Poi c'è un teorema, che circola sonnolento in fondo ai cuori delle anime belle: chi non rispetta la legge perde il diritto di beneficiare delle regole dello Status Quo. La civiltà è solo per chi rimane civile. Qui sta proprio tutta la fragilità del sistema sociale in cui viviamo: gratti un po' e presto esce fuori che siamo animali con un po' di coscienza addosso e null'altro. 

Dunque, ora Lula starà anche applicando la sua demagogia populistica, onde portare acqua al suo mulino (e quale politico non la applica?) ma non è che le sue diffidenze sul sistema carcerario italico siano poi così infondate. E se qualcuno teme che il soggiorno brasiliano di Battisti possa risultare più confortevole rispetto a quello di una cella nostrana, pensi per un attimo alle favelas da cui provengono gli "ospiti" che gli terranno compagna durante la sua permanenza al fresco.  

C'è però un nodo che rimane irrisolto: il sistema di detenzione brasiliano non prevede l'ergastolo, mentre in Italia i parenti delle vittime lo esigono. Su questo punto l'alto senso della giustizia italiana si spenderà al  massimo per fare in modo che i sentimenti dei familiari non abbiano ulteriormente a soffrirne. Su tutti gli altri problemi, di natura più pragmatica, occorrerebbe rivedere l'intero impianto punitivo che ispira il substrato giuridico di casa nostra, che è ottimale per sedare la nostra natura passionale... e qui si ferma.

P.S. Chi volesse approfondire le tante storie di malagiustizia italiana, che parlano di ladri di palloni o di galline, analfabeti o disabili, entrati a prendere il sole a quadri per qualche tempo, e rimasti lì a marcire, dimenticati in qualche cella finché non han tirato le cuoia (mentre grandi  criminali vengono sottratti alle maglie della legge grazie ad abili servigi di qualche principe forense...) ebbene, può farlo ai due link scritti sopra.

 

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di Alex Sfera - 3 gennaio 2010

pag 1 - 2

 

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