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4 ago 2010 - L'Economia shock in versione italica

L'Economia shock in versione italica

Manuele Bonaccorsi, Angelo Venti e Daniele Nalbone hanno di recente pubblicato il libro "Cricca Economy. Potere e corruzione nella crisi italiana" (Edizioni Alegre). Oltre al racconto delle vicende con Bertolaso, Anemone, Balducci, con piscine & massaggi annessi, si fa strada l'ipotesi di un disegno complessivo, ripreso dalla teoria di Naomi Klein, nel suo "Shock Economy": il terremoto dell’Aquila è un tassello del capitalismo dei disastri, che non è arrivato inatteso.

Cricca Economy. Potere e corruzione nella crisi italiana (Edizioni Alegre)

 

______***______

 

Ciò spiegherebbe il buon umore degli imprenditori coinvolti, che quella notte esprimevano un incontenibile compiacimento per i drammatici eventi appena accaduti.

E sono in tanti - secondo gli autori del libro - ad essere stati allegri durante la notte del 6 aprile 2009, come documentano i nastri delle intercettazioni: «Mica c'è un terremoto al giorno...». E' il 9 settembre 2005, pochi giorni dopo l'arrivo dell'uragano Katrina sulla South West Coast (29 agosto, 1800 morti), quando l'economista Milton Friedman scrive sul Wall Street Journal: «La maggior parte delle scuole di New Orleans è in rovina, come lo sono le case dei bambini che le frequentavano. Questa è una tragedia, ma è anche un'opportunità».

E arriva puntuale, il volto cinico dei grandi appetiti multinazionali. Steve Quinn, un analista finanziario della Hulliburton, azienda che gestisce importanti appalti nell'occupazione americana dell'Iraq, il 22 novembre 2006 afferma: «L'Iraq è stato meglio del previsto». Si riferisce al buon andamento della società nel mese di ottobre, quando l'intervento militare fa registrare il picco di 3.709 civili uccisi. Il 19 gennaio 2005 il presidente dello Sri Lanka Chandrika Kumaratunga, parlando dello tsunami che il 26 dicembre 2004 aveva causato la morte di circa 226mila persone, dichiara: «Siamo una nazione benedetta da tante risorse naturali e non le abbiamo sfruttate pienamente. La natura deve aver pensato “quando è troppo è troppo” e così ci ha presi a sberle da ogni direzione, per insegnarci a essere uniti».

E illustra l'opportunità di investire sul turismo, dell'isola, dato che l'onda anomala ha “ripulito” dai pescatori le spiagge. Il giorno dopo il terremoto haitiano del 12 gennaio 2010 (452 morti) l'Heritage Foundation, organismo dei neoconservatori statunitensi che analizzano le politiche pubbliche più redditizie per la nazione, scrive: «In mezzo alle sofferenze, la crisi di Haiti offre delle opportunità agli Usa. Oltre a fornire aiuti umanitari immediati, la risposta degli Stati uniti al tragico terremoto offre l'opportunità di ristrutturare il governo e l'economia di Haiti, che funzionano male ormai da tempo, oltre che di migliorare l'immagine degli Stati uniti nella regione».

Per non sprecare tempo tra l'elaborazione di un lutto e l'altro, i grandi attori economici sulla scena globale affiancano buone pratiche per effettuare un restyling presso l'opinione pubblica, quando non siano espressamente finalizzate ad aumentare i contratti per ricostruire aree disastrate ed aumentare così il gruzzolo aziendale... Tra gli orrori umani peggiori c'è la capacità di gioire per le sventure altrui. Se poi la sfortuna assume le proporzioni di una catastrofe umanitaria sono molte, le multinazionali che parteciperanno con grande piacere al banchetto per la spartizione degli utili.

Naomi Klein, autrice di Shock economy (The shock doctrine: the rise of disaster capitalism, 2007), spiega che questa strategia è una delle principali tecniche di funzionamento del capitalismo contemporaneo.

Ciò avviene da quando gli esponenti della scuola di Chicago capitanati da Milton Friedman, sono riusciti a imporre le loro tesi – libero mercato, privatizzazioni e monetarismo – in tutto mondo: nel Sudamerica delle dittature negli anni '70 e '80, negli Usa e nella Gran Bretagna della controrivoluzione reaganiana e thatcheriana, nei Paesi in via di sviluppo che invocano prestiti al fondo monetario internazionale, nell'est europeo allo sbando, quando dopo il crollo del muro di Berlino è passato troppo bruscamente dal socialismo reale al mercato senza regole ancor prima d'aver metabolizzato le fondamenta dei moderni contrappesi istituzionali.
 

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