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Al di là del bene e del male

 
9988 - 31/12/2009 - di Alex Sfera
LA RAGAZZA DI BENIN CITY


Altro problema è l’incoscienza (comoda) dei clienti, che non si curano d'esser complici di questo ignobile sfruttamento. Poi c’è il moralismo di tutte quelle persone che avvertono disagio al solo parlare dell’argomento, e preferiscono ignorarlo come gli struzzi. Infine esiste l’indifferenza di chi vive rinchiuso nel proprio egoismo, e riesce a prospettare solo azioni punitive e detentive, ignorando volutamente le cause del fenomeno ed il fatto che se c’è un’offerta, questa è direttamente correlata alla domanda.

In Italia esiste un’associazione che affronta la problematica delle ragazze africane che giungono da noi e vengono ridotte in condizione di schiavitù. Questo progetto, chiamato La ragazza di Benin City, si muove concretamente su quattro fronti: innanzitutto con le “organizzazioni del volontariato”, le quali promuovono aiuti finanziari che possano istituire percorsi di recupero per queste ragazze. Poi sollecitando le istituzioni a non sbarazzarsi del problema con il solo rimpatrio. Nel frattempo si occupa di responsabilizzare i “clienti”, sostenendoli a livello psicologico nella loro “dipendenza” attraverso gruppi spontanei di auto-mutuo aiuto. Infine sensibilizza l’opinione pubblica mediante campagne mirate.

Il progetto non raccoglie direttamente i fondi, ma invita ad adottare a distanza una ragazza, finanziandone il percorso di recupero in un modo molto discreto. Infatti, la ragazza e chi avrà inviato del denaro rimarranno tra loro completamente anonimi. Gli ideatori si augurano di dare impulso alla nascita di altre iniziative del genere, e si rivolgono ad ex clienti, operatori culturali, volontari e testimonial. E’ importante coinvolgere ogni tassello di questo mosaico, altrimenti questa realtà non sarà mai sconfitta. Il progetto è aperto a chi vuole agire in prima persona, così come accoglie gli aiuti anonimi e quanti vogliono smettere di essere clienti ma non riescono a farlo da soli.

Per dare alla cosa rilevanza mediatica si è istituito il Premio annuale “La ragazza di Benin City”, che viene assegnato ad un personaggio che abbia contribuito a rendere più solida la cultura della solidarietà verso questo specifico tema della schiavitù femminile. Il primo a ricevere questo premio, alla Fiera del Libro di Torino 2002, è stato Toni Capuozzo, giornalista di Canale 5. Il progetto trae ispirazione da un romanzo, “Akara-Ogun e la ragazza di Benin City”, che narra la storia d’amore tra un cliente italiano e una giovane nigeriana incontrata sulla strada. Alcuni lettori si sono organizzati tra loro per dare vita all’associazione, che esprime una concreta solidarietà umana unita all’impegno sociale e civile.

di Alex Sfera

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                Commenti dei lettori

 

 

Remote User: Date:  02 gen 2010 Time: 03:05:48

Francy s. 

Il nostro Paese si è reso complice di questa indegna schiavitù l'ha fatto attraverso gli spietati gestori di questo racket e indubbiamente avvalendosi dell'immoralità di "clienti" spesso al di sopra di ogni sospetto ! Contribuire al riscatto e al recupero delle vite di queste giovani donne...è il minimo che si possa fare ! Ottima presa di coscienza e ottima iniziativa !

 

 

 

 

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