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Al di là del bene e del male

 
9973 - 01/12/2010 - di Emanuele Cambi
QUANDO SCIVOLARE DIVENTA BOARDING CULTURE


Sta di fatto che, a prescindere dalla disciplina che si pratichi, negli ultimi vent’anni si è venuta formando una vera e propria boarding culture, caratterizzata da luoghi, letture, linguaggi, modi di vestire e di aggregarsi tipici degli sport su tavola. Naturalmente il fenomeno modaiolo fa sì che, grazie anche alla musica e alla brandizzazione (personalizzazione attraverso il marchio di un’azienda, N.d.R.) dei materiali e dell’abbigliamento specifico, la “boarding mania” si allarghi anche al di fuori della ristretta – e ormai neanche tanto – cerchia degli addetti ai lavori.

Ormai le crew o i clan non sono più riferibili esclusivamente a gruppi di surfisti o snowboarders. Tra i ragazzi è sempre più consueto trovare piccole comitive, magari skate-munite, che per caratteristiche riprendono i succitati gruppi, dall’abbigliamento alla musica, e in alcuni casi alla passione per i graffiti. Comunque è assodato ormai che questo è lo stile della moderna generazione 2000, uno stile che in fondo così moderno non è perché ha radici decennali.

Per tornare al tema principale, è d’obbligo affermare che lo snowboard ha dato una grande spinta alla diffusione della boarding culture, diffondendosi a macchia d’olio per semplicità di apprendimento (anche se per sicurezza è sempre meglio non improvvisarsi, ma prendere qualche lezione da un maestro) e perché l’attrezzatura per principianti ha un costo abbordabile. In più, in un paese come l’Italia, caratterizzata da due catene montuose trasversali, non è poi così difficile trovare un po’ di neve per dilettarsi a scendere con la tavola.

Qualcuno potrebbe obiettare che abbiamo anche una spropositata quantità d’acqua a disposizione perché si diffondano con lo stesso successo surf, windsurf e kitesurf, ma non dobbiamo dimenticare che entrare in mare richiede necessariamente di saper nuotare e in più non sempre si hanno a disposizione il vento e le condizioni climatiche per surfare.

È in questo modo che lo snowboard sembra essersi conquistato il gradimento soprattutto dei giovani, che ne hanno ripreso lo stile e l’abbigliamento anche per la vita di tutti i giorni. Così vediamo felpe marchiate Burton, Colmar o Rossignol girare per le città, oppure giacche Dc Shoes, o ancora oggettistica Nitro od Oakley e via dicendo, diventate oggetti di uso comune.

Nonostante la boarding culture sia diventata quindi anche un fenomeno commerciale ed abbia invaso soprattutto il settore dell’abbigliamento, i negozi specializzati per quanto riguarda le attrezzature professionali non sono così diffusi. Solitamente hanno forma del caratteristico minimal shop, ma in realtà diventano veri e propri centri di aggregazione per appassionati. In più forniscono assistenza e soprattutto quello che spesso manca nei grandi store: il consiglio dell’esperto, che nella maggior parte dei casi diventa compagno di neve, creando un rapporto confidenziale di reciproca fiducia, punto di riferimento di gite e settimane bianche.

È questo lo spirito che muove Marco, proprietario e figura carismatica del negozio Kahuna di Roma (www.kahunamovement.com o Kahuna Shop Roma su Facebook), che tra una tavola ed una giacca ci confessa che dopo vent’anni di snowboard, ancora quasi tutti i week end scappa sulla neve con amici e clienti, felice del suo lavoro e di far appassionare la gente a qualcosa che lo coinvolge in prima persona. Lifestyle o boarding culture non importa, il fenomeno avanza all’insegna del divertimento.

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