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Al di là del bene e del male

 
9985 - 18/01/2010 - di Pierfrancesco Proietti
CHI È IL PEDOFILO?


In termini scientifici, la pedofilia è “una forma di devianza sessuale che consiste nell'attrazione sessuale da parte di un soggetto sessualmente maturo nei confronti di soggetti che invece non lo sono ancora, ossia bambini o preadolescenti non ancora sviluppati fisicamente”. Nell’accezione comune il termine spesso si discosta dal significato letterale, ed è utilizzato per indicare individui che abusano sessualmente di un bambino, o che commettono reati legati alla pedo-pornografia, definiti in criminologia come child molester.

Quindi il pedofilo, spesso anch’egli a sua volta abusato durante l’infanzia, crescendo sente che si sviluppa al suo interno una pulsione sessuale verso i bambini, risultato del tentativo distorto nella psiche di elaborare il trauma precoce irrisolto. A volte le sue tendenze originano da condizioni familiari devianti (Teoria dell’identificazione parentale), oppure possono esprimere aspetti esistenziali non risolti, e traslati nella dimensione sessuale attraverso una rimozione dei problemi originari (Teoria di Groth).

Nella maggior parte dei casi l’unica forma di empatia che il pedofilo ha nei confronti delle emozioni altrui, si riduce all’abilità nell’individuare la vittima idonea tra quelle potenziali, e nel manipolarla al fine di attuare le molestie sessuali. Ma è possibile in teoria aumentare il livello di empatia del pedofilo in modo che eviti le ricadute? O addirittura ne prevenga gli abusi?

Alcuni anni fa, William Pithers, psicologo del carcere del Vermont, aveva strutturato una terapia per soggetti detenuti per abusi sessuali su minori: i molestatori leggevano resoconti e filmati di crimini simili ai propri, descritti dal punto di vista della vittima. Poi, durante la drammatizzazione dell’evento nella terapia di gruppo, dovevano immedesimarsi nel ruolo del bambino violato. Dopo il rilascio coloro che si erano sottoposti al programma ripetevano il crimine in misura dimezzata rispetto a chi non lo aveva seguito.

Ovviamente si tratta di un processo di maturazione emotiva lungo e complesso, e lo stesso Pithers si rendeva reso conto che spesso sia il paziente sia il terapeuta sceglievano misure più “invasive” di trattamento, come la castrazione chimica. Ma ovviamente, quest’ultimo costituisce solo un rimedio comodo, sbrigativo e poco lungimirante: non è certo questa la strada per indagare i problemi legati alla pedofilia ed avere così strumenti di conoscenza più efficaci, che ci consentano di organizzare una strategia per contrastare alla radice tale fenomeno, nel tentativo di prevenirlo il più possibile.

Occorreranno ancora anni di ricerche per comprendere i meccanismi neurobiologici che portano alla pedofilia. Esiste anche un altro dato: si abbassa l’età di coloro che nutrono fantasie a sfondo pedofilo. Accanto alla classica figura dell’anziano, poco stimolato fisicamente ma molto attivo sul piano dell’immaginazione, sta subentrando anche quella di un giovane uomo (i soggetti in media sono maschili ma si riscontrano anche rari casi femminili) con sempre maggiori difficoltà nell'affrontare la relazione sessuale in modo sereno, anche perché i media offrono modelli sempre più competitivi (quindi iper-virili) per l’uomo e seduttivi iper-femminili) per la donna. Comprensibile dunque, che i giovani, ancora scarsamente preparati dalla vita sul piano emotivo possano avvertire difficoltà nell’instaurare un contatto intimo con l’Altro per antonomasia, cioè con il sesso opposto.

La pedofilia ci fa inorridire... Ma alla fine dovrà essere considerata per quello che è: una perversione psichica che attiene alla sfera profonda dell’animo umano, anziché una mostruosità che arriva da un'altra dimensione... solo allora cominceremo a far qualcosa di concreto perché un domani, chi si trova nella fase in cui comincia ad avvertire questo tipo di pulsioni, ancor prima di commettere abusi si rechi spontaneamente da un sessuologo, pronto - sia sotto il profilo umano che scientifico - ad accogliere l’intero bagaglio psichico che tali individui si portano dietro. Solo allora questa persona potrà iniziare ad affrontare il lungo percorso di crescita emotiva che lo attende. Un sentiero sicuramente doloroso e senza sconti, ma attraverso cui ritrovare l’orgoglio di sé e la pienezza della propria umanità. L’unica strada che possa evitargli di trasformarsi, in seguito, in un individuo aberrante ai suoi stessi occhi, e verso cui un qualsiasi essere umano – per quanto nobile – difficilmente riuscirebbe mai a trovare la forza d’avere pietà.

di Pierfrancesco Proietti

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