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Al di là del bene e del male

 
9999 - 18/01/2010 - di Pierfrancesco Proietti
ITALIA AGLI ULTIMI POSTI NELLO STUDIO OCSE 2009 SUL BENESSERE DEI NOSTRI FIGLI


Nel 2009 sono agli ultimi posti in quella parte di mondo cosiddetta “evoluta”. Non solo facciamo meno figli ma li trattiamo anche peggio. L’Ocse ammonisce: occorrono politiche incentrate sulla galassia giovanile. Ma è difficile spostare il focus dagli anziani ai loro nipoti, poiché, come ricorda Simon Chapple, curatore del lavoro all’Ocse, i politici hanno scarso interesse verso chi non vota.

In Italia il reddito medio delle famiglie con minorenni, a parità di potere d’acquisto, è di 2 mila dollari più basso della media Ocse (19 mila dollari), mentre i minori in famiglie sotto la soglia di povertà sono il 15,5 per cento, contro il 12,4 della media. Lo studio individua altri indicatori, tra cui due relativi al sovraffollamento delle case (48 per cento dei minori) e all’inquinamento ambientale in cui vivono bambini e adolescenti, (33 per cento, contro il 25 per cento della media).

Ma ci sono altri indicatori che contribuiscono a dare al Belpaese poche prospettive incoraggianti per chi ancora non appartiene al mondo degli adulti: uno di questi è la bassa qualità del sistema scolastico che fornisce ai quindicenni delle competenze sotto la media. Per non parlare del tragico divario tra i più e i meno preparati tra gli stessi coetanei (indice di disuguaglianza culturale). La situazione raggiunge un picco da primato se si considera la percentuale dei quindici-diciannovenni ai margini della società, che non studiano e non lavorano, gli esclusi da qualsiasi tipo di formazione: il dodici per cento, dato europeo più alto.

Ritorniamo nella media quando si parla di salute e di comportamenti a rischio: vaccini, mortalità infantile e consumo di alcolici non si discostano dagli standard, mentre si cala nuovamente circa la scarsa attività fisica (quindici per cento contro il venti della media). Notevolmente inferiore rispetto alla media la qualità della vita a scuola, dove solo il dodici per cento degli studenti italiani afferma di andare con piacere (la media indica il 33 per cento).

Analizzando le singole fasce d’età si vede che sono quelle più basse ad avvertire i maggiori disagi. «Le famiglie più povere sono quelle con figli piccoli», afferma Daniela Del Boca, economista e direttore del Centro Child e co-autrice di “Famiglie sole”, che denuncia la mancanza di politiche per le famiglie in Italia (acquistabile per € 11,5 sul sito delle Ed. Mulino). Un suo studio per l’UE ha riscontrato un rischio di povertà in Italia doppio rispetto al resto d’Europa per le famiglie con tre o più figli. Tale rischio diventa del 34 per cento se si considerano quei bambini che vivono in famiglie mono-reddito, in genere quello paterno.

Se si allarga lo spettro d’indagine all’intera realtà italiana, dove si registra un forte tasso di disoccupazione femminile, famiglie impoverite (specie in fascia bassa), diseguaglianze in crescita, squilibrio Nord-Sud e basso coefficiente di natalità, si comprendono meglio i dati Ocse. Del Boca rileva che «Le famiglie fanno pochi figli perché versano in gravi difficoltà, e anche a quei pochi che fanno non riescono a garantirgli quel benessere che vorrebbero». La scelta di non fare figli per necessità ridelinea uno scenario culturale molto diverso rispetto a quello degli anni ’70-80, dove le madri decidevano di procreare meno per volontà personale.

Secondo Del Boca bisognerebbe incentivare una politica della famiglia che dia alle donne libertà di scelta, e che in Italia corrisponde all’uno per cento della spesa sociale totale, a fronte del quattro-cinque per cento di spesa previsto nei paesi in cima alle classifiche Ocse, come Svezia e Francia. E l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ricorda una semplice considerazione: prevenire è meglio che curare. Secondo i suoi calcoli, investire un euro per un bambino sotto i sei anni “vale” quanto 1,50 euro investiti per un quindicenne. Così mentre un bambino francese di sei anni ha già ricevuto dallo Stato più di 40 mila euro in beni e servizi, il suo coetaneo italiano nel frattempo ne ha percepiti meno della metà, poiché la sua spesa pubblica per i giovani si concentra nelle fasce d’età più alte.

Simon Chapple, sottolinea con forza che uno spostamento delle politiche italiane sulle fasce più basse d’età aiuterebbe anche la ripresa delle nascite, problema particolarmente avvertito qui da noi negli ultimi anni. Daniela Del Boca rincara la dose, ricordando che abbiamo congedi parentali meno retribuiti degli altri paesi citati dall’Ocse, i “bonus bebè” una tantum non risolvono i problemi, e la social card non è per nulla collegata alla presenza di bambini. Siamo insomma un paese che investe ben poco sul proprio futuro.

di Pierfrancesco Proietti


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