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Al di là del bene e del male

 
9983 - 24/01/2010 - di Scarlet Rose
GENERAZIONE POST-GAY


I dati parlano da soli: l’11 % delle ragazze americane tra i 15 e i 19 anni ammette di avere rapporti saffici con una certa regolarità. Il fenomeno, anche se con minore frequenza, interessa anche i coetanei maschi, che si scambiano baci e toccamenti, suscitando tra l’altro l’interesse delle ragazze. Ieri due maschi sorpresi a scambiarsi tenerezze sprofondavano nella vergogna. Oggi la cosa, lungi dal recar danno alla loro immagine, è invece indice di un certo prestigio sociale nell’ambito del gruppo dei pari. L’omosessualità è ormai abbastanza ben tollerata quasi ovunque (che è altra cosa rispetto ad un’auspicabile serena convivenza di genere) e non rappresenta più un tabù. Il muro attuale da abbattere è quello dell’orientamento sessuale a senso unico. In questo senso nelle high school americane si son fatti passi da gigante: neanche gli studenti più religiosi e conservatori si scandalizzano di fronte ai comportamenti promiscui dei loro amici.

Ma perché dovrebbero? Essi riflettono semplicemente un atteggiamento culturale che negli ultimi anni numerose pellicole made in Usa hanno proposto in ogni salsa, ed amplificato a dismisura, e che s’incarna nello studente modello con ottime prospettive per il futuro, con un tenore di vita agiato, ingabbiato in una noiosa provincia che sonnecchia (inquieta), alla ricerca di qualcosa di nuovo e un po’ perverso, della serie “lui + lei che coinvolgono la ragazzetta inesperta”. Siamo lontani anni luce dal modello del teenager sfigato e timoroso di essere emarginato dal gruppo. Questi riferimenti mediatici hanno dato vita ad una generazione che non accetta l’idea che la propria personalità sia definita esclusivamente in base alle proprie scelte sessuali. Si definiscono fruitori poli-sessuali, al di là delle identità di genere: vanno bene a scuola, e non hanno conflitti con i genitori. Insomma sono sereni, o almeno così sembrano.

Per certi versi questo pansessualismo ricorda alcuni degli esperimenti vissuti nelle comunità hippy. Gli anni della contestazione hanno insegnato agli americani che l’identità sessuale, se biologicamente parlando è data per certa alla nascita, da un punto di vista psicologico corrisponde invece ad un percorso empirico, ibrido, spesso non lineare e pieno d’incertezze, specie durante l’adolescenza. Del resto viviamo in società post-industriali dove l’esistenza è sempre meno scandita dai ritmi naturali e sempre più regolata da convenzioni che sono il frutto di paradigmi culturali, di norme acquisite durante la crescita dalle varie agenzie di socializzazione: la scuola, il mondo del lavoro, i media. Tutto ciò alza in qualche modo la posta in gioco. Sperimentare più strade nello stesso tempo, infatti, può essere senz’altro stimolante, ma è chiaro che le esperienze sessuali coinvolgono profondamente la sfera delle emozioni e le difficoltà di crescere, di capire “chi” veramente si vuol diventare, di sicuro aumentano.

di Scarlet Rose

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