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Al di là del bene e del male

 
9996 - 01/02/2010 - di Pierfrancesco Proietti
LA NEVE DELLA COLOMBIA


Oggi non si punta più al controllo di un territorio: l’organizzazione si dirige lì dove domanda ed offerta s’incontrano, riciclando i profitti sulle rotte dell’ingegneria finanziaria. Il traffico viene gestito sia dalle formazioni guerrigliere delle Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), che dai paramilitari di destra dell’Auc (Autodefensas Unidas de Colombia). La cooperazione rende talmente bene che è riuscita a far cadere tutte le possibili barriere ideologiche. Il processo

produttivo viene suddiviso di comune accordo: mentre le Farc controllano le piantagioni e la produzione della pasta base di coca, i paramilitari gestiscono le raffinerie, la vendita e l’esportazione all’ingrosso. Qualche dato, per avere un’idea dei guadagni stratosferici: un chilo di cocaina “pura” (90-95%) ha un costo industriale di circa mille dollari. Quando è pronta per essere esportata è arrivata a 2 mila e 500 dollari al chilo. Sbarca negli Stati Uniti toccando i 28 mila dollari al chilo, mentre per l’Europa il prezzo è di circa 50 mila dollari (l’Italia è tra i paesi con un consumo più alto, inferiore solo alla Spagna).

Si riversa quindi sul mercato al dettaglio giungendo ad un valore di 200 mila dollari negli Usa e di 300 mila dollari in Europa. Senza contare che ogni chilo di cocaina pura si trasformato nel frattempo in tre chili di droga per via del taglio. Alla fine di questo percorso più o meno 3 miliardi e mezzo di dollari l’anno finiscono nelle tasche dei trafficanti colombiani. La società civile colombiana è stretta in una duplice morsa: da un lato le formazioni guerrigliere delle Farc, nate con l’obiettivo di lottare per una più equa distribuzione delle risorse economiche del paese (il 60% dei colombiani vive in condizioni di povertà), ma che nel frattempo hanno causato gravi danni alla propria gente, sia economici che ambientali, come la distruzione di tralicci dell’energia elettrica e di importanti oleodotti. Ciò ha dato ai governanti responsabili della corruzione dilagante un alibi per rinviare quelle riforme sociali che il paese chiede da tempo con forza.

Sull’altro versante ci sono i paramilitari dell’Auc, un corpo creato ufficialmente per fronteggiare la guerriglia, in realtà utilizzato per interessi privati che spesso convergono con quelli di alcuni proprietari terrieri del Nord, e di diversi politici corrotti. Entrambe le fazioni utilizzano il narcotraffico per finanziarsi l’acquisto di armi e continuare così ad alimentare tensioni sociali, scontri e omicidi, spesso di civili innocenti. L’unica via per un’effettiva pacificazione è che la cosiddetta “gente per bene” di questo paese si renda conto della propria responsabilità nel momento in cui continua ad appoggiare politici accusati e condannati di aver derubato lo Stato, molti dei quali, una volta liberati, ritornano al potere.


di Pierfrancesco Proietti - 1 febbraio 2010

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