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Al di là del bene e del male

 
9992 - 03/03/2010
IN ITALIA LA COSTRUZIONE DI NUOVE CENTRALI NUCLEARI


Ha anche assicurato agli abitanti ed ai comuni coinvolti che avranno vantaggi finanziari. Malgrado questa precauzione, il tema dell’energia nucleare si è imposto nella campagna elettorale. L’incertezza sull’installazione delle otto centrali, le prime quattro delle quali potrebbero essere messe in funzione nel 2020, non ha resistito a lungo.

Attraversata dalla catena degli Appennini e soggetta a frequenti terremoti, l’Italia offre poche scelte. Nel 1979, il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (CNEN) aveva identificato 45 comuni, concentrati lungo il Po e sul litorale, che presentavano caratteristiche compatibili dal punto di vista sismico, idrologico e demografico. Trent’anni dopo, questa lista è ancora valida.

Un tempo divisa sul nucleare, la sinistra si batte oggi contro il suo ritorno. La destra, dal canto suo, si ritrova in piena contraddizione. Uno ad uno, i suoi candidati dichiarano la loro ostilità alla costruzione di una centrale nella loro regione per quanto alcuni fossero favorevoli.

Dalla Lombardia alla Puglia, è lo stesso ritornello: gli aspiranti governatori non vogliono vedere installazioni di centrali durante il loro mandato. Se, nel 1991, il 35 per cento degli italiani era favorevole al nucleare, nel 2009 erano il 53 per cento, secondo l’istituto SWG. Eppure questo aumento non garantisce un successo elettorale su questo tema.

Contestazione inutile

L’esempio più esplicativo è quello del ministro dell’agricoltura, Luca Zaia, che per le elezioni dovrebbe, quasi a colpo sicuro, regalare il ricco Veneto al suo partito, la Lega Nord. Secondo lui, il Veneto – dove il CNEN aveva identificato quattro siti possibili nel 1979 – ha già contribuito molto allo sforzo energetico dell’Italia. È diventato autosufficiente. Il ministro che si è pronunciato in favore del nucleare all’interno del governo, spiega che la sua regione presenta “caratteristiche turistiche” che non la qualificano per ospitare questo tipo di installazioni.

Qual è la differenza con il rifiuto delle regioni governate dalla sinistra, tre delle quali hanno fatto votare leggi ad hoc per impedire il ritorno del nucleare? “La sinistra fa ideologia”, taglia corto l’entourage di Zaia. “La Lega ha dimostrato che quando decidiamo di fare qualcosa noi la facciamo. Ma qui, c’è un ostacolo maggiore”.

Insistendo ad oltranza sulla difesa dell’identità del territorio, la Lega è diventata portatrice di una forma di sensibilità ecologica che piace ai suoi simpatizzanti. Il deputato Giovanni Fava riconosce che “i militanti non sono tutti convinti della necessità del ritorno al nucleare”. Per eliminare le loro reticenze, propone un altro argomento. “L’Italia, spiega, dal punto di vista energetico dipende troppo da regimi poco democratici. Solo l’energia nucleare ci libererà da queste relazioni diplomatiche compromettenti”.

Il Lazio è un’altra regione con un’alta probabilità d’installare una centrale. Qui, l’ex commissario europeo Emma Bonino affronta la sua rivale di destra Renata Polverini. La Bonino ha reso noto il suo rifiuto del nucleare, imitata, venerdì 12 febbraio, dalla sua concorrente. Anche lei ha spiegato che la regione è “già autosufficiente da un punto di vista energetico” e che non ha per missione quella di contribuire all’approvvigionamento del resto del paese.

Questa fronda dei candidati resta tuttavia retorica e a fini elettorali. Sebbene le regioni beneficino di larga autonomia, soprattutto in materia di trasporto dell’energia, il governo ha previsto di andare oltre le loro reticenze. Un articolo di legge stabilisce infatti che lo Stato può dichiarare i futuri siti “zone di interesse strategico”, come aveva fatto per l’installazione dell’inceneritore di rifiuti a Napoli. Questa procedura rende quindi inutile ogni contestazione.

Per l’associazione di difesa dell’ambiente Legambiente, “le contraddizioni della destra sono il segno della sua incoerenza”. “La scelta del nucleare dell’Italia arriva troppo tardi, spiega Stefano Ciafano, direttore scientifico dell’associazione. I problemi delle scorie, dei costi e dei rischi restano intatti. Nel 2030 quando le otto centrali di terza generazione saranno in funzione la loro tecnologia sarà superata.”

[Articolo originale "La construction de nouvelles centrales nucléaires en Italie met la droite en porte-à-faux avant les élections régionales " di Philippe Ridet] - traduzione di Alex Sfera


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