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Al di là del bene e del male

 
9994 - 11/03/2010 - di Naomi Klein
GIUSTIZIA PER HAITI


La cancellazione del debito è già un buon inizio, ha detto ad Al Jazeera English, ciò nondimeno "è giunta l'ora di andare ben oltre. Dobbiamo affrontare la questione dei risarcimenti e degli indennizzi per le devastanti conseguenze del debito".

Da quel che dice si evince che è giunta l'ora di abbandonare una volta per tutte l'idea che Haiti sia un Paese debitore. Haiti, sottolinea Chalmers, è un Paese creditore, e pertanto siamo noi, in Occidente, a essere profondamente in debito con quel paese. Il nostro indebitamento nei confronti di Haiti è riconducibile a quattro cause principali: la schiavitù, l'occupazione statunitense, la dittatura, e il cambiamento del clima. Queste rivendicazioni non sono campate per aria, né sono semplice retorica, ma si basano su molteplici violazioni di normative e di accordi legali. Di seguito, in sintesi fin troppo eccessiva, ecco i punti clou del caso Haiti.

Il debito per la schiavitù
Quando gli haitiani conquistarono la loro indipendenza dalla Francia, nel 1804, avrebbero avuto ogni diritto di pretendere un risarcimento dalle potenze che avevano approfittato per tre secoli dello sfruttamento schiavista della manodopera. La Francia, invece, era convinta che fossero gli haitiani ad aver sottratto le proprietà degli schiavisti rifiutandosi di lavorare gratis.

Così, nel 1825, una piccola flotta di navi da guerra gettò l'ancora al largo delle coste di Haiti, minacciando di ridurre nuovamente in schiavitù l'ex colonia. Il re Carlo X si recò sull'isola a riscuotere 90 milioni di franchi d'oro, dieci volte gli utili annuali di Haiti all'epoca. Non essendo in grado di rifiutare e nemmeno di pagare, la giovane nazione si ritrovò gravata di un debito per onorare il quale avrebbe impiegato 122 anni.

Nel 2003 il presidente haitiano Jean-Bertrand Aristide, dovendo affrontare un embargo particolarmente inflessibile dal punto di vista economico, annunciò che Haiti avrebbe intentato causa al governo francese per quel ladrocinio che si protraeva da così tempo. "La nostra tesi - mi ha spiegato l'ex avvocato di Aristide, Ira Kurzban, era che l'accordo fosse da considerarsi nullo, perchè si basava sulla minaccia di ridurre nuovamente in schiavitù gli haitiani nel momento stesso in cui la loro comunità internazionale considerava la schiavitù un peccato".

Il governo francese si inquietò al punto da inviare un mediatore a Port-au-Prince ed evitò così di dover affrontare un giudizio in tribunale. Alla fine, comunque, il problema fu eliminato alla radice. Mentre erano in corso i preparativi per il processo, Aristide fu destituito. Della causa non se ne seppe più nulla, ma per molti haitiani la richiesta di indennizzo è tuttora valida.

Il debito per la dittatura
Dal 1957 al 1986, Haiti è stata amministrata dal regime spudoratamente cleptocratico di Duvalier. A differenza della causa per il debito francese, il processo contro i Duvalier approdò nei tribunali ed ebbe un iter che portò a individuare capitali haitiani nascosti in una complessa rete di conti bancari in Svizzera e sontuose proprietà.

Nel 1988 Kurzban vinse un'azione legale contro Jean-Claude "Baby Doc" Duvalier, che fece storia, allorché la corte distrettuale degli Stati Uniti di Miami scoprì che il dittatore deposto si era "appropriato indebitamente di oltre 504 milioni di dollari prelevati dalle casse dello Stato". Gli haitiani naturalmente aspettano ancora di essere indennizzati, ma quello era soltanto l'inizio delle perdite che avrebbero subito.

Per oltre venti anni i creditori del paese insistettero affinché gli haitiani onorassero gli enormi debiti lasciati dai Duvalier, stimati nell'ordine di circa 844 milioni di dollari, buona parte dei quali dovuti a istituzioni quali il Fmi e la Banca Mondiale. In soli interessi sul debito, gli haitiani hanno pagato decine di milioni di dollari ogni anno.

E'stato legittimo per i prestatori stranieri recuperare i debiti erogati a Duvalier, quando così tanta parte di quei soldi non è mai stata spesa ad Haiti? Molto probabilmente no. Come mi ha riferito Cephas Lumina, esperto indipendente delle Nazioni Unite di debiti con l'estero, "il caso di Haiti è uno dei più eclatanti esempi di esecrabile indebitamento al mondo. Basterebbe solo questo motivo per cancellare il debito senza condizione alcuna". Anche se Haiti si vedrà estinguere il suo pesante debito (ipotesi alquanto ardua), ciò non estinguerà il suo diritto a essere risarcito per i debiti illeciti già incassati.

Il debito per il clima
sostenuto da parecchi Paesi in via di sviluppo al vertice sul clima di Copenhagen, il caso del debito per il clima è evidente. I paesi ricchi che hanno omesso in modo manifesto di affrontare e risolvere la crisi del clima che essi stessi hanno provocato sono in debito sono in debito nei confronti dei paesi in via di sviluppo che hanno fatto assai poco per provocare la crisi, ma che devono pagarne le conseguenze in modo sproporzionato.

In sintesi: chi inquina paghi. Haiti ha rivendicazioni particolarmente impellenti. Il suo contributo al cambiamento del clima è stato trascurabile: le emissioni procapite di CO2 a Haiti sono soltanto l'1 per cento di quelle degli Stati Uniti. Nondimeno, Haiti è tra i Paesi maggiormente colpiti e secondo una classifica soltanto la Somalia la supera in fatto di esposizione alle ripercussioni del cambiamento in fatto del clima.

La vulnerabilità di Haiti nei confronti del cambiamento del clima non dipende soltanto - e nemmeno in gran parte - dalla geografia. E' vero, deve affrontare tempeste e uragani sempre più violenti, ma a trasformare i pericoli in disastri e questi in vere e proprie catastrofi sono le deboli e carenti infrastrutture di Haiti. Il terremoto, per quanto non sia legato al cambiamento del clima, ne è un esempio clamoroso. Ed è qui che tutti quegli illeciti pagamenti sul debito potrebbero ancor oggi avere implicazioni devastanti.

Ogni cifra pagata a un creditore straniero è una cifra non spesa per una scuola, per una strada, per una linea elettrica ad Haiti. Quello stesso debito illegittimo ha fornito al Fmi e alla Banca Mondiale il potere d'includere condizioni molto onerose a ogni nuovo prestito, imponendo ad Haiti di tagliare fortemente il suo settore pubblico e la deregulation in economia. La mancata osservanza, del diktat è stata punita con un severo embargo degli aiuti umanitari dal 2001 al 2004, il rintocco funebre per la sfera pubblica di Haiti.

Oggi occorre fare i conti con la storia una volta per tutte, perché essa rischia di ripetersi. I creditori di Haiti stanno già sfruttando il disperato bisogno di aiuti umanitari per il terremoto per esercitare pressioni per un aumento di cinque volte nella produzione del settore dell'abbigliamento, uno dei settori nei quali si registra il maggiore sfruttamento della manodopera.

Gli haitiani non hanno carte da giocare in queste trattative, perché sono considerati un popolo che passivamente riceve gli aiuti umanitari, e non un decoroso partecipante a tutti i diritti del processo di risarcimento e indennizzo. Il computo dei debiti che il mondo deve a Haiti potrebbe trasformare radicalmente questa pericolosa dinamica. Esattamente da qui ha inizio la vera strada per la ricostruzione: riconoscendo il diritto degli haitiani a essere risarciti.


Fonte: L'espresso traduzione di Anna Bissanti.

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