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Al di là del bene e del male

 
9987 - 16/03/2010 - dall'Espresso del 18 marzo 2010
La diversità è la nostra vera ricchezza


Come si esce dalla crisi dell'agricoltura?
«Bisogna offrire prodotti tipici in un paesaggio tipico, che il piano strategico indica per la prima volta come obiettivo e valore aggiunto. Il vino si produce anche in Cile o Australia, ma la sapienza antica dei terrazzamenti c'è solo in Toscana o nelle Cinque Terre. I grandi compratori americani vengono qui a comprare bottiglie dentro un paesaggio vinciano. La monocultura in Italia è antieconomica, oltre che devastante per l'ambiente».

Ma le regioni italiane seguono le vostre raccomandazioni?
«Gli impegni europei di spesa sono imponenti: 16 miliardi entro il 2013. Tutte le regioni hanno messo il paesaggio nei loro piani, Alcune però sono convinte. Altre, come dire, fanno "ammuina"».

E gli agricoltori che fanno?
«La cultura del paesaggio è ancora di nicchia, purtroppo. C'è un circolo vizioso che spinge verso l'agricoltura intensiva. E' necessario far capire che le tecniche secolari che hanno creato i paesaggi italiani producono terreni più fertili, con meno erosione e inquinamento. E più valore».

Economico o ambientale?
«L'uno e l'altro. Imporre la natura come vincolo è controproducente. Il paesaggio italiano è stato costruito dagli agricoltori. L'ambientalismo puro ha senso in Amazzonia o nel Nord Europa, non in Italia dove il territorio è storia e cultura. Sta diventando un rischio anche la globalizzazione del paesaggio: ci sono imprenditori che distruggono castagneti centenari per fare pinete o vigneti coi soldi pubblici. La diversità è la nostra vera ricchezza».

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