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Al di là del bene e del male

 
9993 - 16/03/2010 - di Daniele Proietti
The Pirate Bay


di Daniele Proietti

L’Italia si conferma campionessa della censura in Europa.

Nell’estate del 2008 The Pirate Bay, a seguito dell’ordinanza emessa dal G.I.P. Dott.ssa Raffaella Mascarino, fu per la prima volta censurata preventivamente in Italia (in realtà si richiese il “sequestro”, confuso con l’oscuramento imposto ai provider) con l’accusa di favorire comportamenti illeciti finalizzati alla violazione del copyright. Gli avvocati italiani della “Baia”, Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi, presentarono con successo domanda di riesame del provvedimento di sequestro.

Il pubblico ministero propose ricorso in Cassazione avverso la decisione del Tribunale del riesame di Bergamo. Che alcune settimane fa, annullando con rinvio l’ordinanza del tribunale di riesame, ha sentenziato che sussiste il potere inibitorio dell’autorità giudiziaria per impedire la prosecuzione della perpetrazione del reato. Il Tribunale di Bergamo, dopo l’udienza di martedì 2 febbraio, ha quindi deciso che l’oscuramento preventivo del sito è legittimo. In questo modo i provider italiani potrebbero essere costretti, entro pochissimi giorni, a modificare nuovamente i propri DNS o a praticare blocchi a livello di IP (protocollo di rete su cui si basa la rete Internet, N.d.R.) per tentare di rendere inaccessibile il sito al pubblico italiano.

The Pirate Bay realmente affondata?
In verità, la censura italiana – come sanno bene gli esperti del settore – sarà facilmente aggirabile e difficile da bloccare. Questo sistema viene molto utilizzato dagli utenti stranieri che vogliono aggirare i filtri on line istituiti dai governi dittatoriali (come la Cina ad esempio) ma ora anche in Italia. A questo punto l'aspetto più interessante della vicenda riguarda il fatto che la Giustizia italiana riconosce nell'attività di Pirate Bay (o altre piattaforme) una concorrenza «nell'attività penalmente illecita di diffusione nella rete Internet di opere coperte da diritto d'autore». Tutto questo porta a richiedere «contestualmente che i provider del servizio di connessione Internet».
.

Se provate, infatti, ad andare nel sito http://www.thepiratebay.org non vi si aprirà più nulla. Immediate le reazioni dalla Svezia, che prima ha etichettato l'Italia come uno "Stato censore e fascista", direttamente ispirato dallo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, perché penalizzato economicamente in campi dove è presente con le sue imprese, come quello cinematografico. The Pirate Bay non ha perso tempo, ed ha subito cambiato IP in modo da aggirare le restrizioni imposte ai provider italiani dagli inquirenti di Bergamo. Dando la possibilità a chi risiede in Italia di collegarsi al famoso sito. Ecco il nuovo link funzionante per aggirare i blocchi http://labaia.net/. Oppure cambiano i DNS (Domain Name System, è un sistema utilizzato per la risoluzione di nomi di host in indirizzi IP e viceversa). Per saperne di più http://www.rv89.eu/it/Server-DNS/

AGOSTO 2008 in dettaglio
A oltre un mese e mezzo dalla chiusura decisa dalla Procura di Bergamo, il sito per lo scambio peer to peer di file, The Pirate Bay, è tornato a funzionare anche in Italia. A deciderlo è stato il Tribunale di Bergamo, lo stesso che ad agosto 2008 aveva emesso il decreto di sequestro preventivo. «Nonostante sia un verdetto interlocutorio, si tratta di pronunciamento di fondamentale importanza», ha dichiarato l’avvocato Giovanni Battista Gallus, che assiste Peter Sunde, uno dei responsabili di Pirate Bay. Secca, la replica del pm di Bergamo Giancarlo Mancusi, secondo cui «a nostro giudizio la violazione del diritto d’autore c’è tutta», annunciando il ricorso in Cassazione. Ricorso che da Pirate Bay non accettano poiché, come spiega ancora il legale Gallus: «sul sito non si scambia alcun file. Pirate bay si limita a indicizzare del materiale che altri mettono a disposizione, esattamente come fa Google: che facciamo, mettiamo sotto sequestro pure Google».

b>Le motivazioni
che hanno portato alla revoca della decisione della Procura di Bergamo saranno depositate nei prossimi giorni, ma s’ipotizza possano essere o legate a un difetto di giurisdizione, per cui il Tribunale di Bergamo non aveva competenza di ordinare qualcosa su un sito con sede all'estero, o anche a irregolarità nei modi per il sequestro. A questo punto è lecito aspettarsi che se le motivazioni saranno solo legate al rilevamento di vizi formali nel decreto annullato, il Tribunale di Bergamo potrà ripresentarlo ripulito dagli errori e quindi The Pirate Bay tornerà bloccato ma se le motivazioni saranno sostanziali, allora la vicenda sarà certamente portata di fronte alla Corte di Cassazione e i tempi di risoluzione si allungheranno infinitamente.

Sulla questione The Pirate Bay, qualche giorno fa, si era pronunciato anche Altroconsumo secondo cui in tutta questa vicenda era stata fortemente
messa in discussione la privacy degli utenti italiani, lesi nei loro diritti come cittadini giacché i loro dati sarebbero stati "raccolti e trattati illecitamente, senza alcuna autorizzazione, [...] da parte di un soggetto privato riconducibile alla Ifpi, associazione che rappresenta a livello internazionale le industrie discografiche su diversi Paesi". Altre info su Wikipedia a questo url: http://it.wikinews.org/wiki/L%27Italia_blocca_The_Pirate_Bay

CONCLUSIONI E COMMENTI:
Questi fatti ci fanno riflettere, ed è fondamentale che si pensi ai nostri diritti, ragionando con la propria testa, su cosa sia giusto o non giusto fare. Perché se qualcun altro decide al posto nostro, viene violata la libertà di pensiero, e non solo quella. D’accordo, è reato condividere musica senza pagare i diritti d’autore, ma se invece di condannare questo flusso interminabile di reati si diminuissero ad esempio le tasse per i CD Audio? In media, tra spese di produzione e SIAE, l’artista si mette in tasca (se va tutto bene) il 50 per cento circa del ricavato. Poi se lo vende un negozio ci deve mangiare anche lui, e quindi i costi lievitano o l’artista guadagna meno, ma non sia mai che diminuiscano le tasse! L’Italia ha le tasse più alte d’Europa.

Il cittadino italiano dovrebbe fare causa allo Stato, perché con le troppe leggi e tasse incita il cittadino a commettere reati. Siamo arrivati in un’epoca nuova, nell’era del ventesimo secolo, quella di Internet. La storia si è ripetuta finora tra guerre e chiesa, ma questa volta è diverso. Internet apre la mente e t’informa in tempo reale di quello che succede nel mondo. Nessuno può prevedere quello che accadrà in futuro, la storia della Rete la stiamo scrivendo ora. Molti non si rendono ancora pienamente conto dell’importanza di internet: tutto il mondo può dire la sua, basta avere un pc in casa. E questo può far male a chi cerca di censurarlo.



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