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Al di là del bene e del male

 
9985 - 05/06/2010 - La Redazione
Dal Veneto: l’offensiva nazista attraverso la sanità


 

Ma oltre alla discriminazione immediata nei confronti dei diversabili in condizione di minore attività mentale (che scientificamente non significa neanche che non vi siano le capacità, ma solo la loro relativa attuazione che può essere variabile) COINVOLGE CHIUNQUE SI TROVASSE ANCHE PER UN CERTO PERIODO AD AVERE DEI DEFICIT, MAGARI CAUSATI DA ESAURIMENTO, e APRE LA PORTA AD UN PRINCIPIO CHE INEVITABILMENTE SAREBBE APPLICATO AD ALTRE TIPOLOGIE D'INTERVENTO E DI CURE !

L’assessore alla Sanità,
Luca Coletto (che è geometra, ed esercita la libera professione), sta tentando di applicare la delibera e di proporre alle altre regioni una ‘normativa uniforme’.

La delibera si occupa di trapianti e liste d’attesa, e prevede, testuali parole, tra le "controindicazioni assolute al trapianto d’organo" i "danni cerebrali irreversibili" e il "ritardo mentale con quoziente intellettivo inferiore a 50", e tra quelle "relative", il "ritardo mentale con quoziente intellettivo inferiore a 70".

Posizione contestata dai professori Nicola Panocchia e Maurizio Bossola, nefrologi del «Gemelli » di Roma, e da Giacomo Vivanti, psicologo dell’Università della California, che in un articolo pubblicato sull’«American Journal of Transplantation » hanno accusato il Veneto di discriminare i disabili mentali.

Promettono battaglia le deputate radicali Maria Antonietta Coscioni e Rita Bernardini, firmatarie di un’interrogazione urgente con la quale chiedono al governo di intervenire «per verificare gli effetti concreti di questa delibera e ottenerne l’annullamento». «E’ un provvedimento aberrante —dichiarano le due parlamentari — faremo ricorso a tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione perché i diritti dei disabili non siano così brutalmente e volgarmente calpestati. Escludere i ritardati mentali dal trapianto, sostenendo che non si può migliorare la qualità della loro vita, contraddice il più elementare senso di "pietas" umana, rivelatrice di una mentalità violenta».

Storce il naso anche Patrizia Tolot, vicepresidente dell’«Associazione Dadi» di Padova, fondata da genitori di ragazzi con sindrome di Down, autismo e disabilità intellettiva. «A parte il fatto che il quoziente intellettivo è molto difficile da misurare, specialmente nei bambini — riflette la Tolot — di fronte a misure di questo genere mi chiedo se il progresso della scienza serva a negare i diritti delle persone più deboli, piuttosto che ad aiutarle.

Usate così le nuove frontiere del sapere diventano strumenti di selezione genetica e possono aprire strade pericolose, come quelle di programmare protocolli di analisi prenatali, mediche e psichiatriche per decidere chi ha il diritto di nascere e di vivere. La delibera regionale discrimina a priori i pazienti con ritardo mentale, perciò va ritirata e cambiata». Rincara Ignazio Marino, senatore del Pd e chirurgo dei trapianti: «Se i medici veneti la seguissero, pazienti con la sindrome di Down sarebbero automaticamente senza speranza. Mi pare grave e pericoloso».

La valutazione va fatta caso per caso dai sanitari, sulla base di indicazioni cliniche e non di linee guida scritte a tavolino, che sanciscono che non vale la pena aiutare i più deboli. Tra l’altro discriminano anche le persone che hanno tentato il suicidio: io ne ho operata più di una e tutte mi hanno sempre ringraziato e ritrovato salute ed equilibrio». Inflessibile pure Vincenzo Carpino, presidente degli anestesisti: «Siamo contrari a qualsiasi forma di discriminazione nelle liste dei trapianti. Se gli organi sono compatibili, i pazienti sono tutti uguali».

Per giustificarsi l’assessore alla Sanità, Luca Coletto della Lega nord dichiara: al contrario, vogliamo assicurarci che questi pazienti abbiano qualcuno che li segua dopo l’operazione.

E infatti vedendo la delibera appaiono ulteriori discriminazioni sociali e psicologico mentali tra le quali: Limitato supporto sociale e familiare Insufficiente grado di informazione.

Vi invitiamo a riflettere e informare e a prendere posizione in tutte le sedi che appartengano a quel ramo della nostra civiltà che non rinuncia né tace dinanzi alle mostruosità. E’ superfluo precisare qui perché questo ricordi talune misure che presero i nazisti. Si sta tentando di fare passare analoghe misure in altre regioni. La misura non riguarda solo i diversamente abili di diverse tipologie, ma é una direttiva generale che può coinvolgere anche chiunque si trovasse in situazione psicologica o mentale debilitate a breve termine. Oltre all’assurdo criterio di usare fattori psichici e mentali per stabilire il diritto alla cura e alla vita.
I testi ufficiali Regione Veneto sono a questo indirizzo:

http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=214438
vedi 851_AllegatoA_214438.pdf 
-
 
Per comodità riportiamo di seguito il brano incriminato (ma per avere un quadro esaustivo del Ddl è bene cliccare sul suddetto link e leggerlo tutto, anche perché non è molto lungo ). Dopodiché, le riflessioni di Newsphera:

Interventi psicodiagnostici, psicoterapeutici e/o psicofarmacologici sui familiari che evidenzino segni di disagio psico-emozionale o psicopatologia in seguito alla perdita e/o alla donazione.

2. LA VALUTAZIONE PSICOLOGICA E PSICHIATRICA NEI TRAPIANTI D’ORGANO

L’esperienza clinica degli ultimi anni ha messo in luce la necessità di individuare le problematiche psichiche e sociali del paziente candidato al trapianto d’organi e del donatore vivente, al fine di prevenire o arginare eventuali complicanze psichiche post-trapianto (Olbrisch et al., 2002 Jowsey et al., 2008).

Lo studio e la valutazione degli aspetti psichici in un’ottica multidisciplinare sono importanti per evitare che aspetti non adeguatamente considerati possano inficiare il buon esito del trapianto, e/o sfociare in disagio psichico e sofferenza psicologica per il paziente stesso.

Nella fase post-operatoria sono possibili difficoltà di adattamento, disturbi psicopatologici, problemi di compliance (consiste nel grado di adesione del paziente stesso a tutte le prescrizioni del suo medico e definisce la sua volontà di collaborazione con le strutture sanitarie, N.d.R.) e di aderenza al regime dieto-terapeutico (Rupolo et al., 1999).
La letteratura ha individuato una serie di aspetti problematici che possono incidere negativamente sull’adattamento alla condizione di trapiantato e sulla compliance post-operatoria, distinguendoli in controindicazioni assolute e relative (Levenson e Olbrisch, 1993 Rupolo et al., 1999).

Costituiscono controindicazioni assolute al trapianto d’organo i seguenti fattori:

1. Psicosi florida
2. Danni cerebrali irreversibili
3. Ritardo mentale (Q.I.<50)
4. Abuso/dipendenza da sostanze o alcool
5. Ideazione suicidaria attiva
6. Recente tentativo di suicidio
7. Assenza di compliance terapeutica.

Vi sono fattori che, pur non essendo controindicazioni assolute al trapianto, richiedono un’attenta e approfondita valutazione dell’organizzazione psichica del paziente e del sistema socio-familiare in cui è inserito, prima di decidere se sottoporlo o meno all’operazione. Costituiscono, quindi, controindicazioni relative al trapianto i seguenti fattori:

1. Disturbi di personalità
2. Disturbi psicotici in fase di remissione
3. Disturbi affettivi in atto
4. Gravi disturbi nevrotici
5. Ritardo mentale con Q.I.<70
6. Abuso di alcool o droghe o tabacco
7. Anamnesi positiva per disturbi psichici
8. Anamnesi positiva per tossicomania
9. Suicidio tentato nel passato
10. Insufficiente compliance terapeutica
11. Limitato supporto sociale e familiare
12. Insufficiente grado di informazione
13. Impiego di meccanismi di negazione.

E’ necessaria, pertanto, un’accurata valutazione del profilo psichico e personologico del candidato a trapianto sia da donatore cadavere che da vivente (Dew et al., 2000 Olbrisch et al., 2002). Allo stesso tempo, assume un ruolo di fondamentale importanza la valutazione della quantità e della qualità del sistema di ALLEGATO A alla Dgr n. 851 del 31 marzo 2009 pag. 5/14
supporto familiare e sociale, in cui il paziente è inserito. Ciò consente sia di indagare quanto l’ambiente familiare sia supportivo in termini materiali ed emotivi per il candidato, sia di osservare i pattern comunicativi tra i vari membri familiari, facilitandone l’espressione degli atteggiamenti, nonché delle paure inerenti il processo intrapreso.


Nelle lande del Nord-Est d'Italia - va detto senza mezzi termini - sta montando un'ideologia razzista molto più pericolosa di quel leggero disagio, che a volte avverte il semplice (magari un po' provinciale) di fronte ad uno straniero con differente colore della pelle. Quest'ultima sensazione, molto istintiva, è ancora comprensibile, e può essere eventualmente tenuta "in consegna" dai freni inibitori imposti dalla convivenza civile.

Con quest'ultima trovata, invece, la Lega tenta di inoculare un concetto molto pericoloso, che re-introduce una deriva inquietante verso una legittimazione che tende a tende a stabilire una gerarchia di diritto alla vita in base alla salute iniziale che una persona ha avuto in dote dal destino (codice ereditario compreso). Ciò è in  conflitto con le ultime direttive dell'Ue, e riconduce tristemente ad alcuni intellettuali nazisti che con le loro dotte argomentazioni dettero spessore e fondamento a presunte superiorità di alcune etnie a svantaggio di altre

Lì era una questione di razza: ora, invece, il diritto a mettersi in fila per ricevere un organo è direttamente subordinato alle probabilità di avere di una lunga e futura aspettativa di vita.
Di Alex Sfera 

 

 

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