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Al di là del bene e del male

 
9976 - 28 giugno 2010 - di Alex Sfera
ITALIA: PAESE DI FURBI CON VISTA A CORTO RAGGIO


Giacché negli ultimi tempi così tanta gente sembra aver preso coscienza della situazione grottescamente anomala del 'caso' Italia, proviamo anche noi a esprimere un'analisi sulla deriva, apparentemente senza soluzioni, che ha preso la politica. Lo faremo, come al solito, raffreddando ben bene gli ardori ideologici e prendendo le distanze dai camerati e dai compagni italiani. Dimensioni stanche e nostalgiche, mai del tutto sopite, e che nei momenti critici rispuntano sempre fuori da catacombe e mausolei. Lo faremo provando ad approfondire un po' nei retroscena del rutilante mondo del policy-tainment (politica-spettacolarizzata), che lascia sempre le notizie più interessanti, quelle off the record, riservate agli addetti ai lavori, e accuratamente fuori dal dibattito pubblico.

Quel tanto che basti per riflettere sul fatto che le cose non sono mai come appaiono, e anche se ogni tanto qualcuno solleva il velo di maya per vedere cosa si cela dietro le architettate rappresentazioni del potere, beh... per l'appunto, è sempre qualcuno. Pochini, insomma. L'essenziale è che i più dormano sonni tranquilli. Berlusconi non ha una mentalità democratica. Non potrebbe averla, giacché un'azienda avrebbe ben poche prospettive di crescita se ci fossero molte persone ad avere voce in capitolo per stoppare la baracca, e mettere in discussione continua le strategie che di volta in volta vengono affrontate per competere nell'arena del mercato globale.

L'assurdità, semmai, è di pensare a un imprenditore come a un uomo capace di prendere in consegna le redini di un qualsiasi governo. Dice bene De benedetti, leader del gruppo Repubblica-L'espresso, e di tante altre realtà economiche italiane, quando sostiene che non bisognerebbe mai affidare uno Stato a un uomo che si è fatto le ossa nel mondo degli affari.

Sarebbe come aspettarsi che alla prima goccia di sangue (leggi: buona opportunità per il proprio impero economico, dato temporaneamente in gestione a mani fidate) tale macchina da guerra non si gettasse a capofitto sull'affare di turno. Ignorando puntualmente i bisogni dell'intera collettività: che è composta di ricchi sfondati, benestanti e discretamente agiati ma anche da una classe media (via via sempre più medio-bassa), da chi riesce ancora a sopravvivere dignitosamente, fino ad arrivare addirittura a chi ha problemi, più o meno grandi, nell'arrivare a fine mese. E questi ultimi – forse il governo non se ne capacita, o c'è caso che non voglia capacitarsene – sono già diventati un fenomeno sociale assai preoccupante. Non eccezioni, casi isolati che confermano l'eccezione ma drammatica realtà largamente condivisa. Sintomo che c'è qualcosa di grave, nel sistema, che proprio non va.

Uomini d'affari, dicevamo, da cui non c'è da aspettarsi grande compassione umana. Qualora ne avessero, infatti, dovrebbero per forza di cose riservarle alla sfera degli amici, al mondo degli affetti personali, giacché in quello della finanza, andando a spasso con il cuore in mano, avrebbero ricevuto all'istante la libera uscita dal mercato. All'interno di questa dimensione amorale, la misericordia non fa parte delle voci di bilancio, e nei rari casi in cui si partecipa a una qualche transazione con ricadute etiche, state pur certi che è stata messa su uno dei piatti della bilancia con una precisione ottimale.

La responsabilità, quindi, è in buona parte dovuta ai tanti italiani che l’hanno votato. Molti dei quali ora sono indecisi se ammettere di essere stati troppo frettolosi nel concedere fiducia totale sulla parola, oppure assolversi, poiché di meglio in giro non ce n'era, e forse non hanno tutti i torti. Ma questa è un altra storia. L'elettore italiano, s'è dunque adattato nel dare fiducia ad un imprenditore che ovviamente, una volta ottenuto il mandato popolare s'è subito adoperato alacremente per radunare attorno a sé il maggior numero possibile d'imprenditori. Occorre però ricordare al regnante che in una Repubblica Democratica, a differenza di un Stato ottocentesco (con nobili e borghesi in parlamento, e i sudditi in campagna o nelle fetide periferie urbane) c'è anche bisogno di soggetti tecnici, per garantire quell'armonizzazione dei pubblici poteri (legislativo, giudiziario ed esecutivo) in grado di garantire un solido Stato moderno di diritto.

E dunque: giuristi, economisti e analisti politici, di provata (e trasparente) esperienza soprattutto nella gestione della Pubblica Amministrazione, più che magnati in grado di ammassare ingenti patrimoni personali. Sono talenti diversi rispetto al sapersi spendere per il bene di tutti, Anche un bambino delle medie durante l'ora di educazione ci arriva senza troppo sforzo. Ora molti ex fan del Cavaliere sono indecisi se ammettere di essere stati troppo frettolosi nel concedere fiducia totale sulla parola, oppure auto-assolversi, poiché di meglio in giro non ce n'era, e forse non hanno tutti i torti. Ma questa è un altra storia.

Il problema è che il popolo italiano, storicamente, ne ha subite talmente tante, ché una più una meno c’è ben poco che lo terrorizza. Una certa tendenza fatalista (cui ha contribuito anche l'aiuto Usa durante la II Guerra Mondiale) spinge l’opinione pubblica a essere sempre speranzosa sul fatto che presto o tardi si materializzi per virtù dello Spirito Santo una figura mandata dalla Provvidenza. ma ne abbiamo avuta già una, circa 90 anni fa, e non c'è andata tanto bene.

Stavolta però è diverso. Forse perché il nuovo messia stenta ad arrivare. Qualcuno credeva di averlo riconosciuto nelle sembianze di Grillo. Solo per scoprire che il nuovo Gesù non ha mai smesso i panni del comico-dissacratore e proprio non riesce a digerire quelli del mediatore di lungo corso. Di Pietro ha il suo bel da fare con un Pd che definire incapace di trovare una sintesi tra le varie anime interne, spesso molto lontane tra loro, è dire poco. Mentre Vendola, man mano che ascende, dovrà anche convincere che dietro la sua ars oratoria, c’è anche un fine olfatto lesto nel fargli intuire l’integrità del suo entourage pugliese, di cui andrà circondandosi durante questo progressivo aumento del consenso popolare.

In genere i leader sono animati dalle migliori intenzioni. Sono i compagni di viaggio, che la maggior parte delle volte si fanno trovare come per caso sul loro percorso, che li conducono in rovina. E nel frattempo, perché tanto trambusto, come mai il mondo dell'informazione fibrilla? Ah già, il DDL Intercettazioni, più comunemente definito ‘legge bavaglio’. Ma qual è il timore maggiore dei media?

E presto detto. Berlusconi ha commesso una grave scorrettezza. Ha preteso, infatti, di increspare i già fragili equilibri che esistono tra il mondo dell'informazione e quello della politica, che di certo dal secondo dopoguerra in poi ha trovato un assetto piuttosto ben oliato. Vale a dire: la politica esercita le sue pressioni sul sistema dei mezzi d'informazione, attraverso la lottizzazione dei partiti e i proprietari dei giornali, a patto di non esagerare. I media in qualità di raffinati esperti della comunicazione trovano poi un sapiente punto d'equilibrio tra il soddisfare la casta politica e il preservare la reputazione e la dignità della corporazione giornalistica, e il pranzo e la cena sono assicurati per entrambe le categorie.

Berlusconi si è infilato in questo delicato ingranaggio, e da principio, in qualche misura ne ha anche saputo rispettare i parametri, interpretandone i codici in modo astuto. Ma la globalizzazione accelera le spietate regole di mercato... e quando si vuole imprimere troppa velocità a dei cambiamenti di costume che abbisognano invece di tempi abbastanza lunghi, onde passare sotto il naso dell'opinione pubblica in modo relativamente indolore, un’eccessiva impazienza può costare cara.

Lo sa bene Tremonti, ad esempio, che non passa giorni un cui non s'ingegni nel trovare degli escamotage in grado di raggiungere i contribuenti più controllabili, mentre lasciano ampie scappatoie ai professionisti dalle elevate parcelle (l'ultima, nella finanziaria, è la trovata di rendere tracciabili solo gli onorari superiori ai 5 mila euro: basta dividere il pagamento in tre tranches - acconto, contributo per le spese e saldo) e il fisco è serenamente gabbato. Il ministro del tesoro è affezionato, al suo elettorato di riferimento, e costruisce misure tutte-intorno-a-lui. Lo sa bene anche l'onorevole Fini, ad esempio, che sta mutando pelle senza fretta, in modo da attendere che l'opinione pubblica possa assuefarsi senza strappi al suo smarcamento da una destra che non sa mai abbeverarsi a sufficienza alla fonte della retorica prudente. Lo aiuta in questo il doppio ruolo di leader di una destra riformista e futurista (del resto gli intellettuali di destra hanno solide radici nel movimento futurista, manifesto delle élite culturali che non manca mai nelle loro librerie domestiche) e di presidente della Camera, che ha precise responsabilità in qualità di moderatore del pubblico dibattito, e quindi acquista stima e consenso, laddove si prodiga per smorzare i toni delle battaglie parlamentari.

In questo compito è aiutato anche da un sistema mediatico sempre più a senso unico, dove i modelli del self made man e della pupa del boss sono sempre più in voga (valgano su tutti, a titolo d’esempio, Fabrizio “The Smart” Corona e la sua appagata Belen “The Belle” Rodriguez, ma l'elenco è lungo). E al quale si affianca un settore, quello del marketing, sempre più aggressivo e spregiudicato, che assorbe a ritmi intensivi le migliori leve dei saperi ad indirizzo psicologico.

Un tempo questi ultimi sarebbero stati destinati a una mite carriera, lapis e taccuino in mano, pazientemente seduti ad ascoltare il malato di potere di turno, alle prese con terribili emicranie (questo stereotipo non vi ricorda qualcuno? Ma sì...) mentre oggi i più si focalizzano nello studio meticoloso dei gusti, desideri e aspettative di ciò che vogliono e desiderano sentirsi dire i consumatori-cittadini. Allenandosi a ruggiti quotidiani per comunicare i must della professione: grinta, energia, e voglia di vincere dal risveglio del mattino al riposo del guerriero (sì, ma... breve, perché chi dorme troppo non piglia pesci né clienti).

Sei povero, o semplicemente ti senti ‘sciapo’ e insulso? Compra la macchina X, o il vestito Y, oppure il biglietto per il locale W, piuttosto che per il viaggio con destinazione Z. E anche tu, per un secondo, un giorno, una settimana o per qualche per anno, potrai sognare di essere diventato uomo di successo. Potrai coccolare il tuo ego con gli stessi status symbol del business man. Poi però torna alla tua vita, grazie. Perché ottenere tutto è riservato a pochi. Una volta rientrato nei ranghi del comune mortale, puoi sempre consolarti pensando che la tua coscienza ha meno rattoppi di quella del potente, ma… basterà questo, agli italiani di oggi, per consolarsi?

Forse no. Forse è arrivato il momento di recuperare qualcosa di antico, per avere lo slancio di proiettarsi con entusiasmo verso il mondo di domani. E se cominciassimo con il recupero del rispetto per la persona, anziché di quello per le ideologie fatiscenti, che non riescono più a rendere conto di un mondo che cambia i suoi valori di riferimento come fossero fazzoletti di carta?

Anche il processo di costruzione della propria identità è sottoposto alla stessa accelerazione impressa dal mondo dell'economia. Quindi: o rivediamo senza ipocrisia alcune regole morali universali della coscienza umana, valide a qualsiasi latitudine oppure si provi a diminuire - anche di poco – questa wild race, questa corsa folle verso un domani senza alcun tipo di certezze, e verso una mentalità che vorrebbe farci credere che la cosa sia anche exciting quanto basta. Un’esistenza ebbra di sensazioni ed emozioni. Che lasciano però poco spazio a una crescita dei sentimenti e alla capacità di riconoscerli di identificare ciò che senza nome si agita dentro di noi. Ed ecco l'altra illusione umana: una corsa folle verso la felicità, o piuttosto verso l’assenza di dolore, vera utopia senza tempo. Togliendoci la possibilità di riflettere, e di rispondere ai tanti perché della vita.

Che non si abbandoni la fiducia nel buon senso, che impone di combattere i mali alla radice, altrimenti prima o poi si ripresentano, un po' come i virus: più tenaci e agguerriti di prima. Ed è sempre diabolico perseverare nell'errore. Insomma, occorre contemperare in modo equo gli opposti interessi che una società esprime... altrimenti rimarranno solo i furbi e gli ingenui, mentre la fuga dei "cervelli" aumenterà. E più avanti potremmo doverci rassegnare per sempre anche alla perdita del diritto alla salute. Possiamo farlo per noi stessi, ma non per i nostri figli.


di Alex Sfera

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