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Al di là del bene e del male

 
9998 - 19/02/2010 - di Blue Angel
MINISTRO TREMONTI:  A CHE GIOCO GIOCHIAMO


« Non credo che la mobilità di per sé sia un valore, penso che in strutture sociali come la nostra il posto fisso è la base su cui organizzare il tuo progetto di vita e la famiglia» Queste parole venivano dette non più tardi di tre mesi fa, tra l’incredulità di tante persone. È difficile credere che sia stato proprio lui a pronunciare una delle "eresie" più temute, degli ultimi dieci anni, dalle associazioni di categoria imprenditoriali.

«Riteniamo che la cultura del posto fisso è un ritorno al passato non possibile, che peraltro in questo Paese ha creato problemi» Si è affrettata a prendere posizione il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.
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Frasi simili non si erano sentite nemmeno da Fausto Bertinotti, almeno nelle sue ultime apparizioni e prima di diventare presidente della Camera nel governo Prodi.
«Il posto fisso ve lo potete scordare – è stato detto in questi anni da tutte le parti politiche – non sono più tempi da posto fisso. Dovete prepararvi tutti a non fare sempre lo stesso lavoro. Nell'arco della vita bisognerà cambiare e avere la capacità di "riciclarsi"». Si ma dove? E con quali aziende?

Si stanno producendo ogni giorno migliaia di disoccupati perché le aziende chiudono le attività e spostano le produzioni in zone dove la mano d'opera costa un terzo rispetto a quella attualmente retribuita in Italia.

Non è colpa di nessuno… è il mercato! Orribile parola che maschera le peggiori nefandezze.
Tu, tecnico specializzato ormai 45enne, sei pronto a cambiar mestiere? Attento però, perché anche se aggiorni la tua preparazione e ti ripresenti a cercare un nuovo lavoro, prima di tutto è necessario che qualcuno ti offra un lavoro, e poi accade sempre più spesso che a 45 anni, oggi, le aziende non ti assumano più. Tremonti non solo ha parlato di posto fisso ma anche di meno cogestione e più compartecipazione nelle imprese. Nel ‘68 furono i sindacati a portare avanti un discorso simile, ma che fallì miseramente in tutte le realtà dove si tentò di applicarlo. L'effetto della compartecipazione si limitò ad un premio di produzione che in poco tempo fu assorbito come parte integrante del salario.

Allora bisognerebbe gridare a Giulio Tremonti: «Ma che cosa dici?» Stai evocando discorsi 'stracotti' ai quali non ha mai realmente creduto nessuno, e molto probabilmente non ci credi neanche tu. Tutto questo Tremonti l’ha detto anche alla presenza di rappresentanti sindacali: Guglielmo Epifani della Cgil ha auspicato un maggior coinvolgimento dei lavoratori attraverso la compartecipazione nelle imprese Luigi Angeletti, numero uno della Uil, addirittura ha rilevato: «Tremonti parla come se fosse un nostro iscritto,. non so se gli farà piacere, ma è così». Raffaele Bonanni, leader della Cisl, è incredibilmente d’accordo con le parole del ministro. Difficile dire quanto sia diventato alto il livello d'ipocrisia raggiunto dalle tre rappresentanze sindacali.

È veramente insopportabile sentire i discorsi falsi e ipocriti di questi moderni Farisei, che hanno lasciato per anni che i salari dei lavoratori italiani subissero un blocco assurdo. L’impoverimento dei lavoratori è ampiamente documentato: siamo a livelli di retribuzioni decisamente inferiori a quelli spagnoli per un buon 15%, con quelli francesi siamo al disotto di un 25%, e al 30% in meno rispetto a quelli di un lavoratore tedesco. Senza parlare dei lavoratori inglesi che viaggiano a quasi il doppio. Tutti a parità di mansione. Questi risultati si sono raggiunti con il consenso/assenso proprio delle rappresentanze sindacali.

Una visione limitata di tutte le parti politiche, sociali e imprenditoriali, ha puntato al contenimento dei salari per rendere le nostre aziende competitive, anziché dirigersi verso l'innovazione lo sviluppo di nuovi prodotti, per competere con il mercato tecnologicamente avanzato. Per continuare ad avere profitto oggi le aziende Italiane vanno in Romania a produrre a costi più bassi, chiudendo in Italia e aumentando la massa di disoccupati. Creando una domanda di lavoro notevolmente superiore all’offerta. Un numero sempre maggiore di persone sarà destinato a rimanere senza lavoro e a non avere soldi per sopravvivere. Con una minore possibilità di acquisto, c'è una diminuzione dei consumi interni, la conseguenza è che un gran numero di aziende, non vendono i loro prodotti e vanno verso la chiusura. Il ciclo perverso si è innescato.

A tutto questo contribuisce notevolmente l'alto prelievo fiscale, operato dallo stato, che per far fronte al mantenimento dei servizi, e in presenza di una fortissima evasione mantiene aliquote alte a carico dei pochi che pagano le tasse. Il costo di un lavoratore per una azienda, è gravato pesantemente dai contributi obbligatori sul lavoro. Fino al punto da limitare fortemente gli investimenti e lo sviluppo di nuove attività. In questo senso veramente il ministro Tremonti dovrebbe interrogarsi e attivarsi per ridurre una evasione stimata di almeno 100 miliardi di euro che se recuperata, consentirebbe alla stato di abbassare le aliquote, liberando energie nuove per le imprese e per i lavoratori.

La crisi coinvolge tutti. L’odierna ricerca del posto di lavoro riguarda anche categorie di lavoratori molto specializzati. Sono ingegneri, quelli che vengono lasciati a casa dalle fabbriche che chiudono. E non è colpa degli immigrati, come certi partiti vanno teorizzando, riuscendo così a incanalare il malcontento del popolo, e a cavalcarlo.

Così il lavoratore italiano viene schiacciato: da una parte, l’offerta sempre minore di lavoro qualificato, che costringe molti a rivolgersi verso le attività più generiche. Dall’altra, la mano d’opera degli immigrati a tariffe vergognosamente basse, con le quali non possiamo competere: rumeni, polacchi, tunisini, africani, stranieri di varie nazionalità si offrono per una paga giornaliera da fame, che non consente loro di guadagnare a sufficienza per pagare un affitto e le bollette dei normali consumi di una casa. Bollette tralaltro, che nel frattempo continuano a lievitare. La guerra tra poveri è iniziata e nel nostro paese è già a uno stadio avanzato.

Gli imprenditori, soprattutto quelli della media e grande industria, fanno i loro interessi e le leggi glielo consentono. I capitali vengono spostati con estrema facilità, le holding preferiscono arricchire facendo soldi dai soldi. Il lavoro si sposta progressivamente verso il minor costo di mano d'opera e tutto quello che sono capaci di dirci è… che il posto fisso è ancora un valore.

Altro che VaffaDay... Si dovrebbe organizzare un 'vaffa' al giorno per tutti i prossimi dieci anni.

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