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Al di là del bene e del male

 
9984 - 01/07/2010 - di Alex Sfera
1 luglio 2010: anche Saviano a piazza Navona


 

Tra i personaggi più applauditi, tra quelli invitati a salire sul palco, anche Roberto Saviano, giunto a sorpresa per sostenere l'iniziativa. «Questa legge - dice alla gente - ha l'unico scopo di impedire che il potere possa essere raccontato, perché la privacy che vogliono difendere è quella del malaffare. Stiamo agendo in nome di regole che, universali, permettono anche altrove di raccontare i fatti ed essere liberi: tutt'altro che diffamare il paese e compromettere l'immagine dell'Italia nel mondo».

Momenti intensi, anche perché mentre parla, intorno a lui sul palco, sei robuste guardie del corpo scrutano con occhi vigili la folla. Nei loro occhi lo stato di massima all'erta. Saviano, un ragazzo di 30 anni, con una vita inscritta notte e giorno nel perimetro dei suoi angeli custodi. Professionisti, che non sbandierano mitra o pistole, per opporsi a chi osteggia i riflettori accesi sulle scomode realtà di casa nostra.

Alla fine dell'intervento la giornalista Tiziana Ferrario sottolinea a Roberto come  il pubblico voglia far sentire la sua stima e affetto allo scrittore.  Negli occhi dei presenti, la consapevolezza di trovarsi di fronte ad un ragazzo che in nome dei suoi valori ha rinunciato alla spensieratezza dei suoi giovani coetanei per testimoniare le drammatiche realtà che lacerano da secoli la sua martoriata terra.

La partecipazione dei presenti in piazza è molto accorata anche quando prendono la parola i rappresentanti dei sindacati di polizia: i quali levano a gran voce, e senza peli sulla lingua, tutto il loro sdegno e la loro incredulità nei confronti di un governo che sta mettendo in ginocchio quanti hanno scelto una vita di sacrifici e rischi quotidiani per impegnare le proprie migliori energie nella lotta alla spietate organizzazioni malavitose.

Una lotta che, già in queste condizioni così impari, avrebbe armi ancor più spuntate qualora il Ddl Alfano divenisse attuativo, poiché darebbe vita a procedure burocratiche che di fatto potrebbero irreparabilmente minare alla radice il carattere tempestivo delle indagini: un fattore, quest'ultimo, spesso risolutivo nel contrasto al crimine organizzato. E che può fare veramente la differenza tra un buco nell'acqua e la riuscita finale di un operazione coordinata delle forze dell'ordine. Magari costata mesi e mesi di pazienti strategie .

Anche per questi motivi Saviano ora è lì, davanti ad una piazza che s'infiamma di speranza mentre ascolta le sue parole. È su quel palco per ricordare, a tutti quelli che sempre più spesso si sentono sopraffatti dal pensiero che “sia tutto uno schifo", che le cose invece non stanno affatto così. È perché percepisce lo smarrimento generale degli italiani, quando si domandano che senso abbia continuare a lottare e a soffrire per un paese più onesto.
 

Questo è esattamente lo scopo finale della mafia: che l'opinione pubblica si convinca d'essere del tutto impotente, ed alla fine si rassegni. Ma la presenza di una massa così grande ed esasperata indica che c’è ancora un tessuto sano che non vuole affatto rassegnarsi, perché intuisce che ad infilare la testa sotto la sabbia la piega degli eventi sarebbe destinata certamente a proseguire di male in peggio vorrebbe dire rinunciare lentamente al proprio futuro da uomini liberi, e piegarsi ineluttabilmente ai voleri dei potenti. Che acquisirebbero un potere sempre maggiore.

 

La lotta diverrebbe sempre più impari se la società civile non realizza adesso, che il tempo per rimandare non c'è più. O si reagisce ora, oppure ci sarà un lento ma inarrestabile declino. Verso la povertà, verso un degrado culturale che renderebbe l'opinione pubblica sempre più manipolabile da un informazione monocolore, e sempre meno capace di indirizzarsi verso un pluralismo delle opinioni. Pluralismo che resta il vero antidoto al pensiero-unico, tanto caro alla mentalità dei sovrani assoluti che regnarono nelle epoche più buie dell'umanità.

 

di Alex Sfera

 

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