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Al di là del bene e del male

 
9999 - 12/10/2010 - Alex Sfera
Palazzo Grazioli


Anche per quanto riguarda la diffusione di Internet l'Italia "vince" la maglia nera: siamo proprio in coda, surclassati anche da alcuni paesi dell'est, che affacciatisi da poco sulle nuove piattaforme globali high-tech, stanno già recuperando velocemente il divario accumulato: Lettonia, Repubblica Ceca, Slovenia.

In nome dell'austerità il Bel Paese manca ad importanti appuntamenti che altri stanno già concretizzando in straordinarie opportunità di progresso. Nell'era dell'informazione i dati scorrono veloci. Da noi si parla di competitività a pranzo, cena e a colazione: ma allora come mai in nome dell'austerità il governo taglia 900 milioni di fondi per la banda larga? Una cifra stanziata dall'allora governo di centrosinistra (Prodi) e derisa dagli avversari, che sentenziarono come fosse d'uopo almeno una somma di tre miliardi per supportare adeguatamente il rilancio della Rete.

Guardiamo in faccia la realtà: Il Premier è diventato Super Silvio con le televisioni e l'editoria, e oltre non riesce a guardare. E' uomo che si è fatto (quasi tutto) da sé, a sua immagine e somiglianza, ma si è sempre regolato con il suo alter ego, che Mediaset (ex Fininvest) gli ha costruito su misura con la maestria dei suoi esperti d'immagine. Sua emittenza è diventato grande con i classici mezzi di comunicazione di massa, quelli old style, e non ha saputo cogliere al balzo la trasformazione epocale che osserviamo con i nostri occhi: l'avvento dei new media che stanno facendo mangiare la polvere a quelli più stagionati.

Stille scrive di come Mister B. abbia una paura maledetta che la facilità del download free diffuso in Rete  possa far cigolare il suo impero mediatico-cinematografico. Oltre all'aspetto economico ci sono anche ansie di tipo politico: dopo aver visto all'opera la rapidità con cui gli internauti si sono organizzati per il primo No B Day, e preso atto della partecipazione emotiva del popolo Facebook alla performance con statuina del Duomo, scagliata da Massimo Tartaglia allo stesso Premier, quest'ultimo ha pensato bene di tentare un imbavagliamento del Net per ritornare alla tranquillità.

Vani i tentativi di spiegare al Presidente del Consiglio che la 'filosofia del gambero' non può essere applicata a qualcosa così fortemente interconnesso con il mercato globale. Il futuro è di chi usa la Rete per condividere, non per chi vuole irreggimentarla (leggi censura).

Il giurista Stefano Rodotà, che ha sempre guardato al nuovo medium con una lungimirante prospettiva, dalle pagine di Repubblica nel dicembre 2009 scriveva: "Internet diventa il luogo che genera odio, secerne umori perversi. E questa sua nuova interpretazione travolge quella precedente: il "No B Day" è presentato come un momento d'incubazione dei virus che avrebbero reso possibile l'aggressione a Berlusconi, Internet come lo strumento in mano a chi incita alla violenza...". Da quella presa di posizione è stato un costante susseguirsi di manovre tattiche (si legga l'articolo Nessuno tocchi la libertà in Rete) ad opera del Governo.

Il momento culminante si è realizzato con l'ultimo disegno di legge della serie, con cui si equipara la responsabilità dei blog a quella dei giornali "seri" (peccato che l'equivalenza non valga - sia pure in proporzione - per quanto riguarda i finanziamenti percepiti dai giornali) e s'introduce la multa per i blogger che non provvedono entro 24 ore al dovere di rettifica per notizie che a posteriori si rivelassero inesatte.

 

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