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Al di là del bene e del male

 
9993 - 07/11/10, Alex Sfera
Mastro Fini, Silvio I... ed il gioco del cerino


Che prima o poi (più prima che poi, si spera) dovrà confrontarsi con un paese allo stremo delle forze. Stamani, dalle 11.30 in poi, nella giornata conclusiva della convention svoltasi a Bastia Umbra (in provincia di Perugia), il leader di Fli ha riscaldato i cuori di quell'elettorato di centrodestra desideroso di buttare alle ortiche i retaggi medioevali tanto decantati dalla cultura celtico-leghista ed i proclami liberisti vagheggiati da un gaudente popolo dell'amore, che ama soprattutto "fare" la propria libertà e i propri intrallazzi. Il Fine Magister ha fatto intendere che la rottura è alle porte, che è quasi pronto a voltar definitivamente pagina.

Ma intanto permane il problema di chi dovrà essere il "cattivo" che darà il colpo di grazia all'attuale governo. È il dramma di chi rimarrà con il "cerino" in mano. Nessuno vuole prendersela, questa patata bollente, tutti passano la palla al collega di fianco... e intanto le falle del paese si allargano.

Il sor Gianfranco continua a riempirsi la bocca con il tema della legalità, ampliando il concetto rispetto alla performance di Mirabello: “non è solo il pacchetto sicurezza, di cui
certo il governo può menare vanto”,
ma anche “rispetto delle istituzioni” e “senso dello Stato”. E introduce il concetto secondo cui per accampar diritti bisogna prima essere in grado di sobbarcarsi i relativi doveri che a quelli sempre s'accompagnano.

In sostanza il Presidente della Camera rincara la dose sciorinata a Mirabello, però stavolta a fine discorso cala l'asso: “Se Berlusconi non salirà al Colle per rassegnare le dimissioni, i ministri di Futuro e libertà non rimarranno un minuto in più nel governo”. L'entusiasmo dei presenti arriva alle stelle.

Fini chiede un’azione politica che vada ben oltre i cinque punti con cui il Premier aveva cercato di ricucire con i dissidenti. Al patto di legislatura di Berlusconi, il cofondatore del Pdl risponde con le priorità individuate dagli Stati generali del lavoro e dell’economia, al cui tavolo si sono seduti Confindustria e Cgil (assente il ministro dello Sviluppo
Paolo Romani, e qualche malalingua ha detto che in fondo non se n'è poi sentita più di tanto la mancanza...).

Il tavolo delle parti sociali ha partorito cinque punti d’intesa. Dall’utilizzo oculato dei fondi europei da utilizzare “su poche opere infrastrutturali”, a nuove regole sugli appalti “dove l’unica regola è quella dell’intermediazione politica che genera il malaffare”. Fini accenna poi al fatto che in Germania la manovra sia stata perfino più spartana di quella operata da Giulio Tremonti (il potente Cancelliere dello Scacchiere di King Silvius), tuttavia non si sono intaccati gli stanziamenti predestinati alla voce "ricerca". Al contrario, questa si è potenziata. E i finiani applaudono. Lo scopo primario del leader di Fli sta nel far riallineare la destra italiana con quella degli altri paesi europei, da cui la Lega si è paurosamente allontanata, prediligendo i toni storico-regionali del '300 o giù di lì.

____o°O°o____

 

1. Da bravi cartesiani e amanti della ragion pura gli eletti della legalità stanno facendo i loro astrusi calcoli per valutare il rate di crescita del consenso presso le folle. Buon sangue non mente mai, e i futuristi - a differenza dei tipi de La Destra, più in  sintonia con i ceti popolari, data la fattura di grana grossa di Storace - sono buoni amici degli economisti ben piazzati nella City (centro di Londra e crocevia fondamentale di tutta la finanza internazionale d'elevato rango).

 

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