È
allarme rosso a Washington: si calcola che il sito capitanato da
Julien Assange
abbia intenzione di pubblicare più di due milioni e 700 mila e-mail
trafugate dalla corrispondenza estera Usa. Da giorni il Dipartimento di
Stato è in allerta e avvisa le più importanti cancellerie del pianeta
per “attutire” l’impatto dei file, che oltre ad avere conseguenze
istituzionali preoccupano non poco il
Pentagono,
poiché diversi analisti ritengono che metterebbero a rischio la vita dei
soldati statunitensi nei vari teatri di guerra dove sono attualmente
operativi.
E
Wikileaks avverte che dalle 17 circa il sito è sotto attacco. Com’era
prevedibile sono in molti a voler fermare la fuga di notizie riservate.
Su Twitter viene diramato il seguente messaggio: "Stiamo subendo un DDoS
(distributed denial of service, letteralmente negazione del servizio)".
Ma in previsione dell’hackeraggio Mister Assange aveva già fatto
pervenire i primi file alle principali testate internazionali. E avvisa
che il Guardian, il New York Times, El Pais, Le Monde
e Der Spiegel, già
in possesso dei documenti, li pubblicheranno ugualmente qualunque sarà
lo stato del sito di Wikileaks questa sera.
Diverse,
le supposizioni che serpeggiano tra i più probabili bersagli della gola
profonda. La Turchia è uno degli stati che già prevede una solenne
batosta, e mette le mani avanti. L’edizione odierna del quotidiano turco
Hurriyet prevede che la gogna mediatica si abbatterà senza meno sulle
relazioni che il paese della mezzaluna intrattiene con gli Stati Uniti.
Le prime illazioni parlano di possibili prove che documenterebbero il
doppio gioco tenuto in piedi da entrambi i paesi in aiuti al terrorismo
curdo e al fondamentalismo islamico. Il che riporterebbe in auge la
versione complottista relativa all’11 settembre, che interpreta il tragico
evento come un alibi premeditato a tavolino dagli Usa per poi usare la
mano pesante contro il terrorismo di al Qaida.
Ovviamente il ministro degli Esteri Franco Frattini ora ha i sudori freddi.
"La vera vittima di Wikileaks sono gli Stati Uniti – ha
dichiarato il titolare della Farnesina appena atterrato a Doha*
– è in atto un'azione per screditarli e noi dobbiamo fare di tutto
per aiutare i nostri amici americani per tutelare le relazioni
diplomatiche internazionali". In
ogni caso si dice sicuro che nei file non ci sia nulla che possa
incrinare i solidi rapporti fra Roma e Washington. Nel frattempo
l'ammiraglio Usa
Mike Mullen, capo degli Stati Maggiori Riuniti non
nasconde il timore per “la vita dei soldati americani e degli alleati» ,
definendo la pubblicazione dei documenti “un precedente molto, molto
pericoloso”.
Dov'è
Julian Assange, mentre la bomba WikiLeaks sta per esplodere sui governi
di tutto il mondo? "Non posso essere lì con voi oggi ma sono
costretto ad apparire su un link video su Internet, perché ho la Cia
alle calcagna": queste le parole dell’hacker australiano nell’intervento
video alla conferenza dei giornalisti investigativi ad Amman, in
Giordania, dove comprensibilmente ha ritenuto opportuno non presenziare.
"La Giordania non è il posto migliore dove stare se ti cerca la Cia",
ha detto.
Assange
– su cui dal 20 novembre pende un mandato di cattura internazionale
tramite Interpol dalla forza di polizia svedese, e un altro diramato
dall'Unione Europea tramite il Sistema di Informazione Schengen ha
rassicurato i partecipanti alla videoconferenza: "La nostra
organizzazione ha una storia di quattro anni di pubblicazioni, e per
quanto ne sappiamo nessuno è mai stato in pericolo per le nostre
rivelazioni".
____o°O°o____
*Doha
si trova nel Qatar, emirato del Medio Oriente situato in una piccola
penisola della ben più grande penisola arabica, che si affaccia sul
Golfo Persico. A Doha c'è la sede del noto canale televisivo via
satellite Al Jazeera, fondato nel 1996.
pagina 1 - 2
Commenta l'articolo>>>
|