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Al di là del bene e del male

 
9991 - 28/11/2010 - Alex Sfera
Esplode il ciclone Wikileaks


È allarme rosso a Washington: si calcola che il sito capitanato da Julien Assange abbia intenzione di pubblicare più di due milioni e 700 mila e-mail trafugate dalla corrispondenza estera Usa. Da giorni il Dipartimento di Stato è in allerta e avvisa le più importanti cancellerie del pianeta per “attutire” l’impatto dei file, che oltre ad avere conseguenze istituzionali preoccupano non poco il Pentagono, poiché diversi analisti ritengono che metterebbero a rischio la vita dei soldati statunitensi nei vari teatri di guerra dove sono attualmente operativi.

E Wikileaks avverte che dalle 17 circa il sito è sotto attacco. Com’era prevedibile sono in molti a voler fermare la fuga di notizie riservate. Su Twitter viene diramato il seguente messaggio: "Stiamo subendo un DDoS (distributed denial of service, letteralmente negazione del servizio)". Ma in previsione dell’hackeraggio Mister Assange aveva già fatto pervenire i primi file alle principali testate internazionali. E avvisa che il Guardian, il New York Times, El Pais, Le Monde e Der Spiegel, già in possesso dei documenti, li pubblicheranno ugualmente qualunque sarà lo stato del sito di Wikileaks questa sera.

Diverse, le supposizioni che serpeggiano tra i più probabili bersagli della gola profonda. La Turchia è uno degli stati che già prevede una solenne batosta, e mette le mani avanti. L’edizione odierna del quotidiano turco Hurriyet prevede che la gogna mediatica si abbatterà senza meno sulle relazioni che il paese della mezzaluna intrattiene con gli Stati Uniti. Le prime illazioni parlano di possibili prove che documenterebbero il doppio gioco tenuto in piedi da entrambi i paesi in aiuti al terrorismo curdo e al fondamentalismo islamico. Il che riporterebbe in auge la versione complottista relativa all’11 settembre, che interpreta il tragico evento come un alibi premeditato a tavolino dagli Usa per poi usare la mano pesante contro il terrorismo di al Qaida.

Ovviamente il ministro degli Esteri Franco Frattini ora ha i sudori freddi. "La vera vittima di Wikileaks sono gli Stati Uniti – ha dichiarato il titolare della Farnesina appena atterrato a Doha* è in atto un'azione per screditarli e noi dobbiamo fare di tutto per aiutare i nostri amici americani per tutelare le relazioni diplomatiche internazionali". In ogni caso si dice sicuro che nei file non ci sia nulla che possa incrinare i solidi rapporti fra Roma e Washington. Nel frattempo l'ammiraglio Usa Mike Mullen, capo degli Stati Maggiori Riuniti non nasconde il timore per “la vita dei soldati americani e degli alleati» , definendo la pubblicazione dei documenti “un precedente molto, molto pericoloso”.

Dov'è Julian Assange, mentre la bomba WikiLeaks sta per esplodere sui governi di tutto il mondo? "Non posso essere lì con voi oggi ma sono costretto ad apparire su un link video su Internet, perché ho la Cia alle calcagna": queste le parole dell’hacker australiano nell’intervento video alla conferenza dei giornalisti investigativi ad Amman, in Giordania, dove comprensibilmente ha ritenuto opportuno non presenziare. "La Giordania non è il posto migliore dove stare se ti cerca la Cia", ha detto.

Assange – su cui dal 20 novembre pende un mandato di cattura internazionale tramite Interpol dalla forza di polizia svedese, e un altro diramato dall'Unione Europea tramite il Sistema di Informazione Schengen ha rassicurato i partecipanti alla videoconferenza: "La nostra organizzazione ha una storia di quattro anni di pubblicazioni, e per quanto ne sappiamo nessuno è mai stato in pericolo per le nostre rivelazioni".

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*Doha si trova nel Qatar, emirato del Medio Oriente situato in una piccola penisola della ben più grande penisola arabica, che si affaccia sul Golfo Persico. A Doha c'è la sede del noto canale televisivo via satellite Al Jazeera, fondato nel 1996.
 

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