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Al di là del bene e del male

 
9990 - 14/12/2010 - di Alex Sfera
Mr. B incassa la fiducia per una spanna (anzi due)... e ora?


Alla fine il compra-compra del Sovrano ha fatto sì che il governo portasse a casa la fiducia. Strappata però grazie ad un paio di voti. Vittoria striminzita, dunque. Di Pirro, come dicono i più. Come hanno già detto numerosi analisti, con una maggioranza così risicata, Pdl + Lega non andranno lontani, e ad ogni stormir di fronda il mucchio selvaggio del Premier potrà esser messo in scacco. Resta però l'amarezza nel dover constatare l'esistenza dei venduti (es. gli on. Razzi e Calearo) o degli intimiditi (l'on. Polidori ricattata con la chiusura delle sue aziende, a detta dello show man di Fli, Luca Barbareschi), che ci sono stati in ogni comparto del parlamento. 

L'amarezza nel prendere atto di quanto ormai siano profondamente radicati, nel costume italiano, certi metodi mercantili che degradano e offendono la dimensione politica, e quanti ancora credono nella vecchia massima di Voltaire, che recita: "Non sono d'accordo con te, ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee". La riflessione che forse più di tutte le altre consacra lo spirito democratico, ponendolo sul gradino più alto dei valori della modernità. 

La lotta s'è conclusa. E tutte le opposizioni - quella del Pd, dell'Idv e quella interna al Pdl dei finiani - hanno visto sfilarsi alcuni dei loro seguaci, che sono andati ad ingrossare la compagine di governo per meri calcoli di convenienza. Stupore assoluto del Presidente della Camera per i "no" senza preavviso dell'on. Maria Grazia Siliquini (foto in alto) e l'on. Catia Polidori (nella prossima pagina), finiane acquisite dell'ultime ora. Amarezza anche per le parole di Dario Franceschini, punto di riferimento della corrente interna al Partito Democratico, denominata Area Democratica che anziché fare autocritica per le defezioni interne al Pd (Calearo e Cesario) non ha saputo fare altro di meglio che 'sparare' sui transfughi dell'Italia dei Valori. I  quali ovviamente - per bocca del capogruppo Idv alla Camera dei Deputati Massimo Donadi - hanno suggerito al mittente di guardare dentro casa propria. E ora, l'articolo che avevamo scritto prima del 13 dicembre:

 

____o°O°o____

In un paese normale si prenderebbe atto che l’era Berlusconi è definitivamente tramontata. Che il Premier rappresenta un’Italia stanca e nostalgica – lontana dalla società Rock, che evolve ai ritmi della comunicazione online, dove il virtuale è mondo complementare a quello naturale – e si andrebbe verso l’unica soluzione ragionevole: un provvisorio governo di responsabilità nazionale che raggruppando tutti i restanti partiti parlamentari, e cioè Fli, Udc, Pd e Idv (eventualmente insieme alle piccole Api dell’alveare rutelliano) cambiasse l’attuale legge elettorale che con il suo premio di maggioranza deforma mostruosamente il significato del concetto di rappresentanza in parlamento della volontà popolare.

Se opposizione e maggioranza, di concerto, la definiscono legge porcellum allora dev’essere obbiettivamente brutta. E una domanda nasce spontanea dalla pancia del popolo: “ma allora… perché non si cambia?”. E’ che ciascun partito ha una sua identità peculiare, e la rivendica con orgoglio, per dirla come l’ancella della libertà
Daniela Santanché. Nell’ordine: Futuro e Libertà, checché se ne dica, rimane una formazione graniticamente di centrodestra, che al massimo ha effettuato un’opera di restyling.

Ok, ha fatto una sorta di mutuo patto di non belligeranza con il Pd, ma questo non significa che vogliano convolare a giuste nozze, non fosse altro per il fatto che entrambi sono perfettamente consapevoli che buona parte del relativo elettorato esclamerebbe: “Embé, loro che c’azzeccano con noi?” L’Udc sta investendo sul dopo Berlusconi: parte dei cattolici teme che sotto il vello nuovo e legalitario dell’agnellino
Fini si nasconda l’antico pelo del lupo cattivo… perciò attende che gli eventi maturino. Poi c’è il Pd. Un solo partito con diverse correnti interne. C’è Veltroni e D’Alema. Ci sono Letta (Enrico, nipote di Gianni) e Franceschini. E poi c'è Fassino. Tutti insieme, democraticamente.

 

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