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Al di là del bene e del male

 
9991 10/08/2010 - Redazione
La denuncia di Italians for Darfur


E' quanto denuncia l'associazione 'Italians for Darfur, promotrice della campagna per il Sudan in Italia. "Venire meno agli impegni nei confronti del Darfur - si legge in una nota - non é solo una decisione politica sbagliata che causa un danno d'immagine al nostro Paese e nega il suo contributo all'Onu, la quale tra l'altro si era proposta di sbloccare i problemi burocratici che bloccavano la missione italiana, per il mantenimento della pace in Sudan. Ma é anche un'azione vile soprattutto perché l'Italia é tra i garanti del rispetto dell'accordo di pace del 2005 che sancì la fine dell'ultra ventennale guerra civile tra il Nord e il Sud del Sudan".

"Questa grave decisione arriva nella fase più cruenta del conflitto in Darfur - sottolinea Antonella Napoli, presidente dell'associazione - che oggi é più violento che mai. Lo testimoniano gli oltre mille morti negli ultimi due mesi. Mezzo milione di darfuriani rischia di non ricevere le razioni alimentari, da cui dipendono per la sopravvivenza, a causa delle proibitive condizioni di sicurezza peggiorate dopo gli ultimi pesanti scontri tra forze governative e forze ribelli nel centro e nel nord Darfur, che hanno tagliato i principali nodi stradali dell'area. Dal 2008 ad oggi 17 operatori umanitari sono stati rapiti e 27 peacekeeper** dell'Unamid hanno perso la vita e il bilancio rischia di aggravarsi visti i sempre più frequenti attacchi ai caschi blu, - conclude la Napoli - spesso non adeguatamente equipaggiati".


Darfur, sette anni di guerra e una crisi che continua a uccidere (oltre 300mila morti)
Sette anni di guerra, oltre 300mila morti, quasi 3 milioni di sfollati… sono solo alcuni dei ‘numeri’ che tracciano la drammaticità di una crisi umanitaria che si è incancrenita e non riesce a trovare soluzione, anche se il recente accordo sul cessate il fuoco firmato a Doha tra governo sudanese e Jem, uno dei movimenti ribelli che si contrappongono a Khartoum, riaccende le speranze. Ma in Darfur si continua a morire di fame e di malattia. E la situazione non può che peggiorare, soprattutto a fronte della nuova emergenza che sta vivendo il Sud Sudan.

Le tensioni interetniche, sfociate in violenti scontri che hanno causato circa 2mila morti negli ultimi sei mesi, spostano inevitabilmente l’attenzione della comunità internazionale, già piuttosto blanda, su quest’area del Sudan che si appresta ad affrontare le prime elezioni libere da ventiquattro anni e il referendum per l’indipendenza dal Nord previsto nel 2011.
Quest’anno l’anniversario dell’inizio del conflitto in Darfur cade nella settimana in cui il Parlamento approva in via definitiva il decreto di rifinanziamento delle missioni italiane all’estero.

Per il Darfur, dopo anni di pressione mediatica e istituzionale, siamo felici di constatare che sia previsto un intervento significativo a supporto della missione «ibrida» delle Nazioni Unite e dell'Unione Africana dispiegata nella regione sudanese. Il contingente sarà praticamente centuplicato. La relazione tecnica allegata al provvedimento, già approvato alla Camera, dispone infatti l’invio di 100 unità, a fronte delle 3 previste nel precedente testo.

Il nostro costante impegno, rafforzato dal supporto di Articolo 21, e la nostra campagna per il Sudan sono stati dunque ampiamente ripagati.

____o°O°o____

*UNAMID: AFRICAN UNION/UNITED NATIONS HYBRID MISSION IN DARFUR
La risoluzione 1769 del 31 luglio 2007 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha autorizzato, sulla base di quanto previsto dal Capitolo VII, la costituzione di una missione ibrida dell'Unione Africana e delle Nazioni Unite denominata UNAMID, in Darfur, per sostenere il processo di pace nella regione. Il personale previsto per l'operazione, il cui Force Headquarters si trova ad El Fasher, ammonta ad un totale di circa 20.000 unità.


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