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Al di là del bene e del male

 
9985 - 09/01/2011 - di Alex Sfera
Il giornalista Mario Adinolfi aggredito per strada


Si è sedimentato nei cuori delle giovani generazioni, specie di quelli avvezzi a gironzolare in branco senza meta precisa. L’ultimo ‘spettacolo’, in tal senso, s’è avuto ieri sera (sabato 8) all’incrocio tra Colli Portuensi, la circonvallazione Gianicolense e via Gasparri (triste presagio… omen nomen). Mario Adinolfi, ex vicedirettore della tv satellitare Red (afferente a D’Alema, ora chiusa), candidato alle primarie del Pd nel 2009 e attualmente direttore del periodico Week (anche in versione online), è stato accerchiato da un gruppetto di ragazzi motorizzati, probabilmente tutti minorenni. Ora, a mente fredda il giornalista riflette su questo ennesimo episodio di bullismo (sempre più frequente nella Capitale) correlandolo con l’acceso scontro verbale avuto tempo fa mentre era ospite in studio della trasmissione Agorà su Raitre con il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti (in collegamento video). 

I due discutevano sugli scontri tra studenti e forze dell’ordine avvenuti in piazza contro la riforma Gelmini, e in quell'occasione Sallusti augurò al collega che qualcuno picchiasse anche lui, così come alcuni manifestanti avevano fatto con alcuni finanzieri del servizio d’ordine. Durante il prime time serale di sabato Blob ha rimandato in onda il diverbio, che evidentemente ha portato qualche testa calda al punto di cottura ottimale. Tre ore dopo, infatti, alle 23.30, quattro motorini (otto ragazzi in tutto) decidono di giocare a bowling: con Adinolfi nel ruolo di improbabile birillo. Verosimilmente, l'accerchiamento non ha alcuna premeditazione, poiché all'inizio il gruppo non lo mette subito a fuoco come volto noto della televisione.

Lui non si scompone e li manda a quel Paese. Probabilmente è a questo punto che uno della banda riconosce nelle sembianze del pedone “er ciccione della TV”. Dall’identificazione del VIP - odierno protagonista della TV, la quale sforna tronisti e veline come modelli da imitare, e la De Filippi potrà anche schernirsi di questo, ma di certo è perfettamente cosciente della fascinazione che tali modelli esercitano sull'immaginario giovanile - alla frustrazione del giovane della strada, che si sente invisibile e perdente nei confronti della società... il passo è molto breve. Il più basso del gruppo (che in genere  è anche quello più complessato ) parte all’attacco: sferra un destro sul labbro del giornalista e un colpo con il casco [1] che lo raggiunge sull’arcata sopraciliare sinistra (punto molto pericoloso, dove si possono riportare conseguenze permanenti).

Ma Adinolfi, forte della sua stazza, non s’intimorisce. E vista anche l’età acerba degli otto allo sbaraglio sfodera tutta la sua grinta. Al che il tappo che poco prima lo aveva colpito, forse il leader, chiama prudentemente la combriccola alla ritirata. Da esperto osservatore della realtà il nostro ha anche registrato nella sua memoria la targa di uno dei motorini. La nota negativa è che pur essendoci stati tre testimoni oculari che hanno seguito lo svolgersi degli eventi non uno di loro s’è mosso per portare aiuto all’aggredito, e una cosa del genere non può che lasciare doppiamente l’amaro in bocca al protagonista della vicenda: sia come persona che come cronista della realtà che lo circonda. C'è da prendere atto di un misto tra vigliaccheria e indifferenza diluita dalla stanchezza, che s'annida tra la folla che anima l'Urbe al calar della notte.

Dopo aver chiamato i carabinieri ed essersi recato in ospedale, la diagnosi: ecchimosi, edema, ferite lacero-contuse. La ferita non sta tanto nelle conseguenze fisiche, ma nella riflessione cui è chiamata l’intera società civile. Il disagio sociale e la mancanza di rispetto crescono nell’area metropolitana della Città Eterna. Mario Adinolfi non ritiene certo Alessandro Sallusti il mandante morale di questo gesto da bulletti di borgata. Ma è certo che, per giovani immersi notte e giorno nel degrado sociale, assistere in TV a programmi di informazione (o info-tainment, allegra e degenerata declinazione della precedente) dove non c’è limite verbale a ciò che un giornalista ritiene di poter dire, non è affatto un bene.

I media dovrebbero filtrare la tensione sociale, spiegarla all'opinione pubblica, e non fomentarla con programmi-arena dove se ne dicono di tutti i colori. I massmediologi hanno scambiato la tv per la loro seduta psico-terapeutica, dove sfogare le loro piccole o grandi nevrosi quotidiane. Beh, hanno capito male. È evidente a tutti che un giornalista, più di altri “eroi” quotidiani della  tv, ha una responsabilità sociale e pubblica maggiore rispetto ad altri comprimari che gli ruotano intorno. Ormai invece sono vere e proprie primedonne (continua nella prossima pagina...) 
 

____o°O°o____

1. Anche questa scena, più volte rilanciata dai media (tv in testa), suona assai familiare: è molto simile a  quella in cui, durante le manifestazioni contro il ddl Gelmini, il 20enne Manuel De Santis, pizzaiolo senza un contratto di lavoro fisso, colpisce al naso Cristiano che cade a terra. La colpa dello studente 15enne era stata quella d’aver lanciato una semplice mela in direzione del servizio d’ordine. Paradossalmente, De Santis è andato fuori di testa poiché temeva che il corteo subisse rallentamenti. In fondo erano entrambi dalla stessa parte: la differenza stava nel diverso grado di coinvolgimento emotivo.

pag 1 - 2

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