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Al di là del bene e del male

 
9984 - 11/01/2011 - di Alex Sfera
Bimbo di 20 giorni muore nell'indigenza


Ancora frammentarie e confuse le notizie riportate dai media. Sembra che i genitori del piccolo Devid Berghi, questo il nome dello sfortunato neonato, non fossero veri e propri clochard, anche se ultimamente la famiglia soggiornava spesso in Sala Borsa, la biblioteca che affaccia su piazza Nettuno. Alessandro Tortorelli, responsabile dell’associazione Piazza Grande, spiega che la famiglia non aveva mai riferito di essere senza fissa dimora. Fatto sta che l’attuale compagno della madre del piccolo aveva chiesto ai servizi sociali di avviare le pratiche per acquisire la residenza in via Mariano Tuccella (via fittizia dove prendono la residenza i clochard bolognesi), e sembra che l’ultimo dell’anno un misterioso benefattore aveva disposto l'accoglienza nell’albergo di Via del Pallone. Ma la coppia ha rifiutato, senza spiegare il motivo. Neanche sulla veridicità di questa offerta, tuttavia, si è fatta piena luce.

Quando la mattina del 4 gennaio il piccolo è stato portato al Sant’Orsola da un’ambulanza, non c’era già più niente da fare. Uno dei primi ad aver prestato soccorso è stato un dipendente della farmacia comunale di piazza Maggiore, che ha raccontato come il bambino fosse tutto bluastro in volto, sembrava già morto. Il professor
Mario Lima, direttore della Chirugia pediatrica del Sant’Orsola ha diagnosticato seri problemi respiratori con sopraggiunte complicazioni cardiocircolatorie. Portato d’urgenza in rianimazione Devid ha usufruito di tutta l’assistenza possibile, ma purtroppo è stato tutto inutile: non ce l’ha fatta.

E intanto la Procura ha aperto un fascicolo: s’indaga sulla vicenda, con un'inchiesta conoscitiva affidata al pm
Alessandra Serra, che fa parte del pool che si occupa dei reati contro le cosiddette fasce deboli. È il momento in cui comincia l’indecente rimpallo delle responsabilità, e il sistema diventa convenientemente opaco. Il bimbo è stato ricoverato insieme al gemello e a un sorella di un anno e mezzo, entrambi in buone condizioni. La madre, italiana ha 35 anni. Il padre di Devid è originario della provincia di Arezzo. Ufficialmente la famiglia risiede in un civico del centro storico ma gli inquirenti non sanno ancora di preciso dove passassero le notti. Palazzo d'Accursio sede comunale) riferisce che la famiglia era già nota alle strutture d’assistenza della città.

Assai burrascoso il passato sentimentale della donna, con due rapporti falliti alle spalle. E due bambini avuti in precedenza e dati in affido. Proprio questa traumatica separazione fa ipotizzare agli inquirenti che la giovane madre abbia taciuto il più possibile, alle strutture sociali, una situazione personale d’indigenza per paura che potessero sottrarle altri figli.

Paolo Mengoli, direttore della Caritas diocesana di Bologna, racconta che la donna aveva partorito i due gemelli poco prima di Natale e l’ultimo dell’anno li aveva visti ad un pranzo di solidarietà. Monica Brandoli del settore Sociale del Comune di Bologna spiega che i servizi lavorano senza un’adeguata azione di coordinamento, in realtà indispensabile per erogare un aiuto efficace sul territorio. Senza comunicazione interna tra i vari servizi il rischio è che le persone in carne e ossa diventino virtualmente invisibili. Poi c’è l’assenza di un vero e proprio protocollo comportamentale della struttura nel caso in cui l’indigente rifiuta l’assistenza, come la madre del piccolo Devid.

La famiglia era entrata in contatto anche con il servizio mobile dell'associazione Piazza Grande: «Da quest'estate venivano in stazione quando distribuivamo generi alimentari», spiega il responsabile, Alessandro Tortorelli.  (continua...)

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