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9936 - Sei a Diritti Umani - 26/07/2011 - di Unimondo.org
Emergenza Somalia: carestia, violazioni e crimini di guerra anche sui 
    bambini</font></b><br><font face="Tahoma" size="2" color=#000000"><b>Le Nazioni Unite hanno 
    dichiarato ieri lo stato di carestia in Somalia. "Dobbiamo evitare una 
    tragedia umana di vaste proporzioni.


In un rapporto diffuso ieri, l'agenzia dell'Onu avverte che nei prossimi uno o due mesi la carestia si diffonderà in tutto il sud della Somalia. Parallelamente ala crisi che investe il resto del paese, il numero di somali che hanno bisogno di aiuto è aumentato 2,4 a 37 milioni negli ultimi sei mesi. Attualmente nel Corno d'Africa ci sono 12 milioni di persone che necessitano di assistenza d'emergenza". La presidenza francese del G20 ha chiesto alla FAO di organizzare il 25 luglio a Roma un vertice sull'emergenza che affligge di nuovo la regione del Corno D'Africa.

Secondo le stime di Save the Children più della metà della popolazione nelle zone più colpite della Somalia è costituita da bambini.

La carestia era stata dichiarata ufficialmente in questa zona l’ultima volta nel 1993: a causa di un mix di fattori -  quali l’instabilità politica, la siccità e l’aumento dei prezzi delle derrate alimentari - si sta ripresentando uno scenario drammatico. La coalizione di Ong italiane Agire (nove delle quali, ActionAid, Amref, Avsi, Cesvi, Coopi, Cisp, Intersos, Save the Children e Vis possono contare su una presenza radicata e un'attività di lungo periodo nelle aree oggi colpite dalla grave siccità) rinnova l’appello per la raccolta fondi in modo da poter garantire i necessari soccorsi di emergenza.

Secondo le stime di Save the Children più della metà della popolazione nelle zone più colpite della Somalia è costituita da bambini. Due milioni di loro soffrono le conseguenze più terribili della grave crisi alimentare e la metà rischia concretamente di perdere la vita. “La dichiarazione dello stato di carestia deve scuotere la comunità internazionale,” - ha detto Ben Fot, Direttore Save the Children in Somalia. Il numero dei bambini malnutriti sta infatti velocemente raddoppiando e non ci sono risorse sufficienti per arginare le crescenti necessità. L’intervento umanitario deve moltiplicarsi in modo massiccio e urgente.

La crisi non colpisce solo la Somalia. Anche i paesi confinanti che accolgono la maggior parte degli  sfollati somali, in particolare Kenya ed Etiopia, sono a loro volta colpiti da una grave siccità. 11,5 milioni di persone risultano direttamente interessate dalla crisi nel corno d’Africa. "La situazione è estremamente grave - afferma dal campo profughi di Dadaab Leonida Capobianco, rappresentante di AVSI in Kenya. Il flusso dei profughi sfiora i 1500 al giorno. Tra loro ci sono famiglie che hanno camminato per un mese. Alcuni hanno perso i figli, sono stati attaccati dalle iene e non hanno mangiato per giorni interi. La situazione che si presenta ora davanti agli occhi degli operatori, da anni in loco, è tragica". “Le organizzazioni umanitarie hanno bisogno di fondi subito – dice Marco Bertotto, direttore di Agire. La comunità internazionale ha stimato che nei prossimi due mesi siano necessari oltre 300 milioni di dollari”. Nessuno si senta escluso da questa corsa alla solidarietà umana.

Non sono solo carestie e siccità a flagellare la regione somala. Un nuovo rapporto diffuso questo 20 luglio da Amnesty International, denuncia i crimini di guerra di cui sono vittime le bambine e i bambini in Somalia, tra cui il sistematico arruolamento di soldati di età inferiore a 15 anni da parte dei gruppi armati islamisti. Il rapporto dal titolo "Sulla linea del fuoco. Bambine e bambini sotto attacco in Somalia" (in inglese in pdf) rivela l'impatto complessivo del conflitto armato in corso nel paese. Amnesty International denuncia, oltre agli arruolamenti forzati, Amnesty documenta anche l’impossibilità d'accesso all'istruzione e le uccisioni e i ferimenti durante gli attacchi indiscriminati contro aree densamente popolate.

La crisi umanitaria si somma così a quella dei diritti umani, negati in particolare al mondo dell’infanzia - a dichiararlo è Michelle Kagari, vicedirettore per l'Africa di Amnesty International. "Se sei un bambino in Somalia rischi la vita in ogni momento: puoi essere ucciso, reclutato e spedito al fronte, punito da al-Shabab perché ti hanno trovato mentre ascoltavi musica o indossavi 'vestiti sbagliati', costretto ad arrangiarti da solo perché hai perso i genitori o puoi morire perché non hai accesso a cure mediche adeguate" - ha spiegato Kagari, che ha sottolineato come la crisi umanitaria dipenda anche dalla decisione di al-Shabab, negli ultimi due anni, d’impedire l'accesso agli aiuti.

Il rapporto analizza oltre 200 testimonianze di rifugiati somali, bambini e adulti, che si trovano attualmente in Kenya e a Gibuti. Molti hanno affermato di essere stati costretti a fuggire dalle regioni centromeridionali per evitare l'arruolamento da parte dei gruppi armati.
Il Governo federale di transizione della Somalia è a sua volta accusato dalle Nazioni Unite di aver reclutato, impiegato, ucciso e ferito i bambini nel conflitto armato. Il rispetto per i diritti dei minori è rimasto finora solo sulla carta. In concreto non c’è ancora stato alcun provvedimento orientato a fermare l'uso dei bambini nei ranghi delle forze che combattono nelle file  dell’esercito governativo.

I miliziani islamici di Al-Shabab, il principale gruppo armato che si oppone al governo, ha imposto severe limitazioni al diritto all'istruzione, impedendo ad alcune alunne di frequentare la scuola, vietando l'insegnamento di alcune materie o usando le scuole per indottrinare i bambini e farli partecipare ai combattimenti. Al-Shabab sta ricorrendo sempre di più a metodi minacciosi per reclutare i bambini, offrendo loro telefonini o danaro o compiendo raid e rapimenti nelle scuole o in luoghi pubblici. Alcuni bambini intervistati da Amnesty International hanno riferito di insegnanti uccisi durante gli assalti alle scuole e di bambine obbligate a sposare i miliziani. Tutto ciò  ha determinato numerosi traumi in tutta la popolazione dei rifugiati somali, inclusi i bambini. Tali problemi  psicologici rischiano di cronicizzarsi nel caso in cui i paesi delle aree più progredite continueranno a non farsi carico dei problemi che imperversano nelle aree del pianeta ad  alta instabilità politica.

Fonte: www.unimondo.org - 26 luglio 2011

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