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9949 - Sei a > Ambiente - 26/09/2011 - da Terra News
Quattro casi di tumori a Malagrotta. La Procura avvia un’inchiesta </font></b><br>
    <font face="Tahoma" size="2" color="#000000"><b>RIFIUTI. 
    I magistrati della Capitale aprono un fascicolo per stabilire se l’invaso 
    più grande d’Europa abbia provocato la morte di 4 persone per neoplasie. 
    Bonelli, Verdi: «Un atto opportuno»


In seguito la gente realizzava che avrebbe fatto meglio a darle ascolto. La storia si ripete, cosicché il destino degli ambientalisti non è molto diverso dalla mitologica figlia di Ecuba e di Priamo: nessuno vuole mai ascoltarli. La procura di Roma ha aperto un’inchiesta per stabilire se l’inquinamento provocato dalla discarica di Malagrotta abbia provocato la morte per tumore di quattro persone. In realtà i fascicoli sul tavolo procuratore aggiunto Roberto Cucchiari e del pubblico ministero Alberto Galanti che indagano sulla discarica più grande d’Europa (240 ettari) sono due.

I magistrati della Capitale hanno riscontrato nei 4 casi un denominatore comune: la morte è arrivata in tempi brevi, a pochi mesi dalla diagnosi di cancro.

Il primo è per lesioni gravi (punito con la reclusione da 3 a 7 anni) ed è stato aperto sulla base di decine di esposti presentati da cittadini che denunciano di essersi ammalati di cancro a causa delle esalazioni dell’impianto di smaltimento che avrebbe quindi «messo in pericolo la vita della persona offesa». Il secondo ipotizza invece il reato, ben più grave, di omicidio colposo (fino a 15 anni) e deriva dalle denunce presentate dai familiari di quattro persone morte di cancro.

Tre delle vittime abitavano infatti nella zona, mentre una quarta aveva lavorato proprio presso il gassificatore di Malagrotta del Colari di Manlio Cerroni.

I magistrati della Capitale hanno riscontrato nei 4 casi un denominatore comune: la morte è arrivata in tempi brevi, a pochi mesi dalla diagnosi di cancro. Quanto basta per disporre una consulenza epidemiologica che dovrà chiarire se esiste un nesso casuale tra le patologie dei residenti e l’impianto di smaltimento di Malagrotta che potrebbe essere ordinata già nei prossimi giorni. Il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, parla di «un atto opportuno che speriamo porti a fare chiarezza, visto che per Malagrotta abbiamo proposto la dichiarazione di “area di crisi ambientale” votata dal Consiglio regionale ma non ancora approvata dalla giunta Polverini».

Sulla stessa linea anche Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio: «Se la procura arriva ad aprire un fascicolo si conferma la situazione ambientale molto seria di quella zona che se si possono addirittura correlare con la morte di persone, si aprono scenari raccapriccianti che sia noi che l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente avevamo denunciato più volte». Il riferimento è alle analisi delle falde acquifere condotte dall’Arpal tra febbraio e maggio 2010 in 61 punti, il cui verdetto non lascia spazio a interpretazioni: continuamente «sforati» i limiti di sostanze pericolose come ferro, manganese e nichel, mentre in alcuni prelievi l’arsenico e il benzene superano addirittura di 30 volte i limiti di legge. Del resto quella discarica è fuorilegge.

Doveva chiudere il 31 dicembre 2007, perché la normativa europea vieta da oltre un decennio di buttare i rifiuti dentro un fosso senza prima trattarli, creando miasmi e percolato. Invece, di proroga in proroga, è ancora aperta. Il risultato è che l’invaso come ha accertato l’Arpal sta inquinando la falde acquifere della Capitale. Tanto che «per il superamento di Malagrotta», che tradotto significa chiudere l’impianto e individuare un sito alternativo, il Consiglio dei ministri ha nominato lo scorso 22 luglio il prefetto Giuseppe Pecoraro commissario straordinario. Proprio quest’ultimo ora mette le mani avanti: «Malagrotta esiste da quarant’anni e volete che risolva i problemi in due giorni. Sto studiando, fatemi studiare con calma perché la questione è molto delicata», ammette Pecoraro.

L'altro ieri mattina la Federazione della sinistra ha inoltre tenuto un flash mob davanti allo Sportello tariffa dell’Ama, l’azienda di igiene urbana di Roma. Gli attivisti hanno coperto la targa di ingresso con un cartello con su scritto “Sportello Cerroni”. Per Fabio Alberti, portavoce romano della Fds, l’obiettivo è «richiamare l’attenzione sul fatto che l’Ama fa gli interessi di Cerroni e non dei cittadini ed è fuorilegge perché non rispetta le normative sulla raccolta differenziata e il riciclo, inviando in discarica più rifiuti del necessario».

Fonte: Terra - 25 settembre 2011

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