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9931 - Siete a > Video - 26/02/2012
QP, scontri a Porta Nuova


 

Prima la manifestazione pacifica poi gli scontri. Terminato il corteo pacifico e colorato, molti partecipanti sono rientrati in città con il treno. Arrivati alla stazione di Porta Nuova ad attenderli c'erano le forze dell'ordine schierate in tenuta anti sommossa. Secondo fonti di polizia, gli agenti si sarebbero avvicinati al binario per aiutare il personale di Trenitalia nel controllo dei biglietti e la tensione sarebbe nata proprio dal fatto che alcuni manifestanti ne erano sprovvisti. Ma proprio durante la trattativa (poi terminata con la decisione di vendere un biglietto cumulativo del costo di 500 euro) e partita la prima carica, seguita da altre due.  

 

Per i manifestanti, che contano diversi feriti, si sarebbe trattato di una provocazione premeditata delle forze dell'ordine. La questura, che accusa gli antagonisti di aver lanciato sassi e fumogeni, riferisce di un agente della Digos di Milano rimasto ferito a un occhio.

 

Ma perché la Polizia ha deciso di agire alla stazione? Ce lo spiega Debora Billi:

 

Scontri NoTAV: è una faccenda privata, statene fuori

Chi si occupa della TAV sa perfettamente che la lotta valsusina è diventata un esempio per molti attivisti italiani. E che costoro oggi si prendano la briga di salire su un treno e raggiungere la Valsusa è una cosa che non deve ripetersi.
Ogni tanto mi diverto a cercare di scoprire le strategie repressive che vengono adottate durante le rivolte sui territori.


Ne parlai per la prima volta durante i moti antidiscarica di Chiaiano. La mia personale idea è che, come scrissi su questo post, "Ogni manganello produce una Valsusa". Un conto è spaccare la testa a studenti, attivisti e altri giovani ormai rassegnati allo scontro, un conto è spaccarla a mamme e contadini. Questi ultimi poi se lo segnano.
Ieri c'è stata un'enorme manifestazione NoTAV. Per la prima volta, la valle che resiste è stata invasa da ben centomila persone, provenienti da tutta Italia. Le manganellate e i lacrimogeni, invece che in mezzo ai boschi, sono arrivati nientemeno che a manifestazione finita, alla stazione di Torino.


Cosa è accaduto?
E' accaduto che per la prima volta i valsusini hanno concentrato una grande partecipazione da tutto il Paese. Finora, si trattava di un "noi contro di voi", i montanari contro la Polizia, anzi contro chi la manda. In seguito è arrivato qualcuno "di fuori", ed è stato facile dipingerlo come il black block che va in valle a far casino. Oggi, è impossibile far passare decine di migliaia di persone come un esodo di anarco-insurrezionalisti in trasferta.
Così, si lancia loro un messaggio inequivocabile: fuori di qui. Non tornate più. Questa è una faccenda privata, non vogliamo che si coinvolga l'intero Paese.


Chi si occupa della TAV sa perfettamente che la lotta valsusina è diventata un simbolo ed un esempio per molti territori in giro per l'Italia, dalle mamme antidiscarica agli attivisti anticemento, forse la prima grande battaglia che ha messo a nudo l'assurdità della "crescita" ad ogni costo. E che costoro oggi si prendano la briga di salire su un treno e raggiungere la valsusa è una cosa che non deve ripetersi.
Anche a costo di tirare lacrimogeni sui treni.


 

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