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9935 - Siete a > Notizie dal Mondo - 08/04/2012 - di tomdispatch.com
Benvenuti nel nuovo Terzo Mondo dell'energia, gli Stati Uniti


Recentemente, il Nord America è stato più volte acclamato (1) come la “nuova Arabia Saudita” del pianeta del XXI secolo per le “energie difficili” (2)– petrolio estratto dal profondo oceano (3), sabbie bituminose del Canada (4), e il petrolio e il gas naturale ottenuto attraverso la fratturazione idraulica. Ecco però una domanda che nessuno prende in considerazione: ma la maledizione del petrolio diventerà così familiare per questo continente sulla scia della nuova ondata dell’energia americana così come lo è per l’Africa e altrove? Il Nord America diventerà non solo il prossimo continente che vede il boom di fonti di guadagno derivanti dall’energia, come già avviene, ma anche il nuovo Terzo Mondo dell’energia?

Una volta, le grandi compagnie petrolifere statunitensi -
Chevron, Exxon, Mobil e Texaco – conobbero il loro inizio in Nord America, lanciando un boom petrolifero che durò un secolo e rese gli USA i produttori di energia dominanti in tutto il pianeta.

Osservatori ben informati hanno già notato i primi segni rivelatori della “Terzo Mondificazione” dell’industria petrolifera degli Stati Uniti.

Intenzionati ad evitare restrizioni ambientali ancora più forti e l’esaurimento di giacimenti di petroliferi nel proprio paese, i giganti dell’energia erano naturalmente attratti dalle aree produttivamente aperte, dal punto di vista economico ed ambientale, del Medio Oriente, Africa e America Latina – il Terzo Mondo – dove i depositi di petrolio erano abbondanti, i governi compiacenti e le regolamentazioni ambientali poche o inesistenti.

Ecco, allora, la sorpresa dell’energia del XXI secolo: con le condizioni operative che diventano sempre più difficili nel Sud del mondo, le grandi imprese stanno affluendo di nuovo verso il Nord America. Per sfruttare le riserve in precedenza trascurate su questo continente, comunque, Big Oil dovrà superare una serie di ostacoli normativi e ambientali. Dovrà, in altre parole, utilizzare la sua versione di profonda persuasione per convertire gli Stati Uniti nell’equivalente funzionale di un petro-stato del Terzo Mondo.

Osservatori ben informati hanno già notato i primi segni rivelatori della “Terzo Mondificazione” dell’industria petrolifera degli Stati Uniti. Le aree naturali dalle quali le compagnie petrolifere erano una volta escluse, sono state aperte allo sfruttamento energetico e le altre restrizioni sulle operazioni di trivellazione invasiva sono state smantellate. Le aspettative sono che, sulla scia del periodo delle elezioni del 2012, le regolamentazioni ambientali saranno ridotte ancora di più e altre aree protette verranno rese disponibili per lo sviluppo. Nel processo, come spesso è avvenuto nel caso dei petro-stati del Terzo Mondo, i diritti e il benessere dei cittadini locali saranno calpestati sotto i piedi.

Benvenuti nel Terzo Mondo dell’energia
Fino al 1950, gli Stati Uniti erano i principali produttori di petrolio al mondo, l’Arabia Saudita dei giorni nostri. In quell’anno, gli Stati Uniti producevano approssimativamente 270 milioni di tonnellate di petrolio, o circa il 55% dell’intero output mondiale. Ma con la ripresa post-bellica allora in pieno svolgimento, il mondo aveva bisogno di molta più energia mentre i giacimenti petroliferi americani maggiormente accessibili – sebbene ancora capaci di crescere – si stavano avvicinando ai loro massimi livelli di produzione sostenibile. Il netto della produzione di petrolio greggio americano raggiunse un picco (5) di circa 9,2 milioni di barili al giorno nel 1970 per poi declinare (fino a poco tempo fa).

Ciò indusse le grandi compagnie petrolifere, che avevano già sviluppato significativi punti d’appoggio in Indonesia, Iran, Arabia Saudita e Venezuela, a perlustrare il Sud del mondo in cerca di nuove riserve da sfruttare – una saga raccontata con grande entusiasmo in The Prize (6), epica storia dell’industria petrolifera, di Daniel Yergin. Particolare attenzione venne riservata alla regione del Golfo Persico, dove nel 1948 un consorzio di compagnie americane - Chevron, Exxon, Mobil e Texaco – scoprì il più grande giacimento di petrolio del mondo, Ghawar, in Arabia Saudita.

Nel 1975 i paesi del Terzo Mondo producevano (7) il 58% dell’approvvigionamento di petrolio mondiale, mentre la quota degli Stati Uniti era scesa al 18%. Anche le preoccupazioni ambientali guidarono la ricerca di nuovi giacimenti nel Sud de mondo. Il 28 Gennaio del 1969 una perdita (8) dalla Piattaforma A della UnionOil Company, del giacimento offshore nel Canale di Santa Barbara in California, produsse un’enorme dispersione di petrolio che coprì gran parte dell’area e devastò la fauna locale. Giungendo in un momento di crescente consapevolezza dal punto di vista ambientale, la marea nera provocò un’ondata di indignazione nell’opinione pubblica, contribuendo ad ispirare la creazione dell’Earth Day, tenutosi la prima volta l’anno seguente. Altrettanto importante, contribuì ad incoraggiare il passaggio di varie restrizioni legislative sulle attività di trivellazione, incluso il National Environmental Policy Act (9) (legge nazionale sulla politica ambientale, ndt) del 1970, il Clean Water Act (10) (legge sull’acqua pulita, ndt) del 1972 e il Safe Drinking Water Act (11) (legge sulla sicurezza dell’acqua potabile, ndt) del 1974. In più, il Congresso vietò nuove trivellazioni nelle acque al largo delle coste dell’Atlantico e del Pacifico e nella parte orientale del Golfo del Messico nei pressi della Florida.

Durante questi anni, Washington inoltre ha ampliato le aree designate come riserve di flora o fauna, proteggendole dall’estrazione di risorse. Nel 1952, per esempio, il presidente
Eisenhower creò l’Arctic National Wildlife Range (12) (Area Nazionale della Fauna dell’Artico, ndt) e nel 1980, questa area remota del nord-est dell’Alaska è stata designata nuovamente dal Congresso come ANWR, Arctic National Wildlife Refuge (13) (Rifugio Nazionale della Fauna dell’Artico). Sin dalla scoperta del petrolio nella zona adiacente alla Baia di Prudhoe, le industrie dell’energia hanno iniziato ad invocare il diritto di trivellare nell’ANWR, unicamente per essere bloccate da un altro presidente o da una camera del Congresso.

Nella maggior parte dei casi, la produzione nei paesi del Terzo Mondo non ha posto simili condizioni. Il governo nigeriano, per esempio, ha accettato per molto tempo investimenti stranieri per giacimenti petroliferi sia vicini alla riva che in mare aperto, pur mostrando una minima preoccupazione sulla spoliazione della costa meridionale, dove le operazioni delle compagnie petrolifere avevano prodotto un enorme disastro ambientale. Ecco come
Adam Nossiter del New York Times descriveva (14) la situazione conseguente: “Il Delta del Niger, dove la ricchezza di petrolio del sottosuolo è del tutto sproporzionata alla povertà della superficie, ha subito ogni anno per 50 anni l’equivalente della fuoriuscita della Exxon Valdez, secondo alcune stime.”

Come è stato chiaramente mostrato da
Peter Maass in Crude World (15), un modello simile è evidente in molti altri petro-stati del Terzo Mondo, dove ogni cosa va secondo le intenzioni di compiacenti funzionari di governo – spesso destinatari di considerevoli tangenti o di altri favori da parte delle compagnie petrolifere – che regolarmente guardano dall’altra parte. Le compagnie, a loro volta, non si curano delle violazioni dei diritti umani perpetrati dai governi stranieri loro “partner” – molti di loro dittatori, signori della guerra, o potentati feudali.

Ma i tempi cambiano. Il Terzo Mondo in maniera crescente non è più quello che era una volta. Molti paesi nel Sud del mondo stanno diventando maggiormente protettivi nei confronti dell’ambiente, anche molto inclinati ad effettuare tagli più cospicui alla ricchezza petrolifera nei loro stessi paesi, e a punire le compagnie estere che eludono le loro leggi. Nel Febbraio 2011, per esempio, un giudice della città di Lago Agrio nell’Amazzonia Equatoriale ordinò
(16) alla Chevron di pagare 9 miliardi di dollari di risarcimento per danni ambientali causati nella regione nel 1970 dalla Texaco (che la compagnia acquisì più tardi). Anche se è improbabile che gli equadoregni ricevano un solo dollaro dalla Chevron, il caso è indicativo del fatto che ora esiste un più difficile contesto normativo nei confronti di queste compagnie nel mondo in via di sviluppo. Più recentemente, in un caso derivante da uno sversamento di petrolio da un giacimento offshore, un giudice in Brasile ha sequestrato i passaporti (17) di 17 impiegati della Chevron e di un operatore americano della torre di trivellazione della Transocean, impedendo loro di lasciare il paese.

In più, la produzione è in declino in alcuni paesi in via di sviluppo come Indonesia e Gabon, mentre altri hanno nazionalizzato i loro giacimenti o chiuso gli spazi nei quali private imprese internazionali potevano operare. Durante la presidenza di
Hugo Chavez, per esempio, il Venezuela ha obbligato tutte le imprese straniere ad assegnare una quota di maggioranza nelle loro operazioni alla compagnia petrolifera di stato, Pétroleos de Venezuela S.A. (18) Allo stesso modo, il governo brasiliano, sotto il precedente presidente Luiz Inácio Lula da Silva, ha istituito una regola, cioè che tutte le operazioni di trivellazione nel nuovo giacimento “pre-salt” nell’Oceano Atlantico – ampiamente considerato come la più grande scoperta di petrolio del XXI secolo – devono essere eseguite da un’impresa controllata dallo stato, la Petróleo de Brasil (Petrobras). (19)
Continua nella prossima pagina...

____o°O°o____

1)http://www.washingtonpost.com/opinions/daniel-yergin-for-the-future-of-oil-look-to-the-americas-not-the-middle-east/2011/10/18/gIQAxdDw7L_story.html  
2) http://www.tomdispatch.com/blog/175264/michael_klare_the_coming_era_of_energy_disasters
3) http://www.tomdispatch.com/blog/175264/michael_klare_the_coming_era_of_energy_disasters
4) http://www.tomdispatch.com/post/175376
5) http://www.eia.gov/totalenergy/data/annual/showtext.cfm?t=ptb0502
6) http://www.amazon.com/dp/1439110123/ref=nosim/?tag=tomdispatch-20
7) http://www.bp.com/sectiongenericarticle800.do?categoryId=9037130&contentId=7068669
8) http://en.wikipedia.org/wiki/1969_Santa_Barbara_oil_spill
9) http://en.wikipedia.org/wiki/National_Environmental_Policy_Act
10) http://en.wikipedia.org/wiki/Clean_Water_Act
11) http://en.wikipedia.org/wiki/Safe_Drinking_Water_Act
12) http://arctic.fws.gov/plo2214.htm
13) http://arctic.fws.gov/index.htm 
14) http://www.nytimes.com/2010/06/17/world/africa/17nigeria.html?_r=1
15) http://www.amazon.com/dp/1400075459/ref=nosim/?tag=tomdispatch-20
16) http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703584804576144464044068664.html
17)http://www.bloomberg.com/news/2012-03-22/brazil-tries-to-lay-down-the-law-with-chevron.html 
18) http://www.pdvsa.com/
19) http://www.petrobras.com/en/home.htm
 

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