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Al di là del bene e del male

 
9997 - Roma 24/11/2009 - La Redazione
Intervista TV a Terence Hill


«La fiction di Don Matteo ha sbaragliato anche il Grande Fratello: lei come se lo spiega?» Lui: «Ricordo il primo Real TV americano… secondo me lo spettatore già allora percepiva il senso della competizione verso l’altro, tipico del format, che rimane come un’inquietudine nel subconscio… mentre in Don Matteo il sotto testo parla dell’inclusione… ecco perché la fiction piace».

Hai capito, il Don Camillo dei nostri giorni: di breviario e psicanalisi si nutre… un semiotico come Umberto Eco non avrebbe potuto esprimersi meglio. Traduzione dal “terencehilliano”: I Real TV pescano a piene mani nei valori della sfida, nel senso dell’altro percepito come potenziale “nemico” (o nella migliore delle ipotesi, come avversario), dell’aggressività come risorsa per sopravvivere e vincere nella vita imponendosi sugli altri, nell’idea che il posto (al sole) per tutti non c’è. Mentre la fiction di Don Matteo fa appello ai valori positivi della natura umana, più difficili da perseguire, certo, ma che in fondo hanno un potere aggregante e rassicurante sui singoli individui.

A fare da sfondo agli episodi del prete-investigatore c’è sempre l’idea della forza nel condividere con gli altri le esperienze della vita, belle o brutte che siano, dell’importanza della solidarietà, del non voltare le spalle al prossimo che si trova in difficoltà, del considerare l’altro, lo “straniero”di turno, l’alieno dal nostro quotidiano, come una potenziale risorsa e non come una probabile minaccia. Valori che evidentemente persistono in una larga parte dell’opinione pubblica italiana, che poi è quella che maggiormente contribuisce, con responsabilità e buon senso, nel mandare avanti (e non indietro, al contrario dei nostri politici attuali) il nostro paese, nonostante i media propongano senza sosta modelli amorali, spietati e vincenti. Certi autori televisivi attuali di scrupoli non ne hanno molti, anche perché diversamente si ritroverebbero di corsa a lavorare altrove…

di Pierfrancesco Proietti



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