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Al di là del bene e del male

 
9995 - 04/12/2009 - di Emanuele Cambi
Camgirls: le nuove prostitute? E il web impazza…


 

Immagine speculare della realtà quotidiana, con i suoi personaggi, i suoi ruoli, le sue ambientazioni, è un mondo che si staglia libero tra i confini del reale e gli spazi aperti della fantasia, una realtà rivisitata e corretta (o a volte scorretta) in quelli che sono i nostri bisogni e i nostri desideri, repressi e non. In questo spazio, a volte così insopportabilmente pubblico, trovano posto angoli di privacy in una certa misura addirittura superiori rispetto a quelli concessi dalla vita quotidiana. È qui che prende piede la figura della camgirl.

Chi è la camgirl? Per dirla in due parole è una ragazza/donna che si mostra in webcam, solitamente nuda, in atteggiamenti espliciti di sesso sotto pagamento. In termini meno semplicistici la camgirl è una figura che ricopre una fascia di età molto ampia, dalla studentessa universitaria che si mantiene in questo modo gli studi alla casalinga che arrotonda il suo badget mensile, dall’adolescente che furbescamente ha trovato un modo per raggranellare qualche ricarica telefonica a chi lo fa per mestiere nel vero senso della parola.

Sì perché, al di là dei compensi, delle dinamiche, della clientela, delle modalità, la prima grande distinzione che bisogna fare se si analizza questo fenomeno è tra chi lo fa privatamente, o per meglio dire autonomamente, e chi lo fa come un vero e proprio lavoro, affidandosi ad agenzie che tramite una rete che ricalca i sistemi delle numerazioni speciali e dei servizi di telefonia erotica (899, 166 etc.), mette a disposizione canali web personali (siti, pagine web o link correlati) e metodi di pagamento filtrati, che assicurano al cliente trasparenza e sicurezza nel servizio. I siti di questo tipo ormai sono davvero molti e i più potenti collegano camgirls e clienti dalle più disparate parti del mondo, creando una fitta rete di pagamenti e un giro di denaro di milioni di euro, tramite trasferimenti da carte di credito, Postepay e Paypal.

Per quanto riguarda le camgirls per così dire “autonome” le modalità sono più varie, e non c’è sempre – per quanto riguarda i clienti interessati al “servizio” – una sicurezza e una trasparenza che li tengano lontani dalle truffe, infatti la trattazione è occasionale, rischiosa e può rivelarsi una truffa. Solitamente le camgirls autonome si fanno pubblicità su riviste specializzate, forum, o semplicemente in chat, rendendo pubblico il contatto o indirizzo con le quali possono essere rintracciate sul web con programmi di videoconferenza quali Messenger o Skype (i più usati).

La richiesta del compenso può variare dalla semplice ricarica telefonica, del taglio e del gestore preventivamente pattuiti, comunicando direttamente il codice della card alla ragazza, alla ricarica Postepay da effettuare su un numero di carta comunicato dalla stessa al cliente, e anche in questo caso la ricarica può essere facilmente effettuata tramite web (o nei casi più esasperati dalle tabaccherie, come del resto le ricariche).

In questo caso però, a differenza delle camgirls “professioniste”, la trattazione è basata sulla fiducia e s’incorre nel rischio che, a ricarica effettuata, la ragazza svanisca nel web nello stesso modo in cui magicamente è comparsa, magari ci si ritrova eliminati dalla lista dei contatti e si perdono le tracce della tanto desiderata pulzella… e questa sarà sicura che nessuno si prodigherà mai di risalire a lei tramite numero di carta Postepay e di dover necessariamente portare alla luce la causale imbarazzante di tale pagamento!

Inutile a questo punto perdersi sulle possibili considerazioni riguardo al tipo di clientela e le motivazioni che la spingono alla frequentazione virtuale delle camgirls, la questione si allargherebbe a dismisura e il parallelismo con la prostituzione sarebbe scontato. Inutile anche analizzare le motivazioni di ogni possibile camgirls: a detta dell’espansione di tale fenomeno i numeri parlano chiaro, il guadagno c’è ed è sempre più sostanzioso.

La questione quindi è puramente morale, sia per i clienti che per le camgirls. Ecco perché forse, fatta un po’ di chiarezza sui dettagli, le cose principali su cui interrogarsi sono se considerare o no l’attività di webcaming a sfondo erotico-sessuale sotto pagamento una nuova forma di prostituzione, se quindi si crei o no anche in questo caso un problema di sfruttamento o se sia più consono interrogarsi sul fenomeno sociale, nei suoi confini psicologici oltre che etici. Il fenomeno è attuale e in espansione, il dibattito è aperto e forse proprio il confronto sul web potrà dare le risposte a tutto questo.

di Emanuele Cambi

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