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Al di là del bene e del male

 
9994 - 04/12/2009 - Antonella Laricchiuta
SPAGHETTI C.S.I.


Intendiamoci. Io adoro C.S.I.! Ma proprio perché l’adoro, so che non si può guardare e basta, ma si deve partecipare attivamente alle indagini per immergersi nell’atmosfera. Insomma, tra alambicchi, vetrini, microscopi e polveri per rilevare le impronte è come se ci fossi anch’io. Faccio congetture – e spesso, non per vantarmi, ci azzecco –, ricollego gli eventi, formulo ipotesi. Il tutto sotto lo sguardo rassegnato del mio fidanzato che scuote la testa e puntualmente esclama «Ma Starsky e Hutch era un’altra cosa!».

Ma cosa accadrebbe se, immersi in questo stato catartico non finissero solo i profani come me, ma anche i veri “addetti ai lavori”? Che accadrebbe se, presi dal “sacro fuoco” dell’arte d’indagare, venisse applicata nella realtà la stessa logica della fiction? La risposta sembra venire – ahimè – proprio da alcuni servizi giornalistici di cronaca nera. Quando li guardo, è come se vedessi un episodio di C.S.I. Quando sento formulare congetture al limite dell’incredibile, mi sembra di sentire Gil Grissom (supervisore del turno di notte della squadra, N.d.R.). Quando viene incriminato qualcuno con prove che sembrano tali solo a loro, mi pare che ciò che sto guardando non sia reale e questo mi mette una certa angoscia.

Essere accusati per una traccia biologica di non si sa quale origine, rinvenuta su un oggetto che… «sì, forse potrebbe appartenere al colpevole, ma… boh… non si sa… intanto accusiamo qualcuno e poi al processo si vedrà», può andar bene nella finzione, ma nella realtà  si sta giocando con la vita di persone reali.

Sarà forse per questo senso di angoscia, o forse perché sto diventando paranoica che, quando questa mattina ho visto il gatto condominiale uscire allegramente dal soggiorno di casa con un mio capello attaccato alla coda, mi è preso un colpo. In un attimo ho visto il film della mia vita futura! Il gatto, che si fa il giro di tutti gli appartamenti – dove trova croccantini, coccole e carezze –, entra nell’appartamento dell’Interista, il vicino, e lo trova morto stramazzato in un lago di sangue. Il gatto gli si avvicina, lo annusa, gli fa miao e alla fine, sconsolato, se ne va senza dimenticare di depositare opportunamente il mio capello sulla scena del crimine. Arriva la scientifica, raccoglie impronte, reperti e… il mio capello.

«Senta, non faccia storie! É proprio suo il capello che abbiamo ritrovato. C’è il suo DNA!». «Ma… veramente io lo conosco appena l’Interista. Ci salutiamo e basta… e poi perché avrei dovuto ucciderlo?». Niente da fare. Il colpevole sono io e su questo non ci piove. Beh, posso sempre consolarmi pensando che tanto più di sei anni di galera di certo non me li faccio!

Il gatto è lì, ancora sulla soglia, ancora per pochi istanti e… mi lancio in extremis! Eccomi trionfante col capello in mano! Per fortuna! C’è mancato un pelo… anzi un capello!

di Antonella Laricchiuta

 

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