HOME PAGE        FOTOGALLERY     CONTATTI       VIDEO         ARCHIVIO        REGISTRATI         DOWNLOAD     COMMENTI       CHI SIAMO

                   A R E A   ISCRITTI

   E-mail  Password   

    
        16-11-2015. | THE NEWSPHERA BLOG
             SOMMARIO
  L'OPINIONE
  Politica
  Notizie dal mondo
  Arte e Cultura
  Economia e Finanza
  Tecnologia
  Salute e Benessere
  Costume e società
  Speciali e Inchieste
  Video
  Social Network
            RUBRICHE
  Malasanità
  Osservatorio Sociale
  Giustizia e Sicurezza
  Diritti Umani
  Guerre senza Pace
  Unione Europea
  Camera e Senato
  Istruzione
  Consumo Critico
  Media-Mente
  Ambiente
  Scienze
  Gossip 
  Cinema e Teatro
 

 

          NOVITÀ!

Download software free

Test ADSL
Misura gratuitamente la velocità del tuo sito

(c) speedtest-italy.com - Test ADSL

  Autori      

 

 

 

    

Al di là del bene e del male

 
9995 - 15/12/2009 - di Pierfrancesco Proietti
FACEBOOK SI AUTOCENSURA


Nel mondo aumentano gli utenti i cui account vengono oscurati, in modo sia temporaneo sia permanente. Lo staff di FB si attiva soprattutto sui contenuti a base di politica, sesso, o questioni legalmente spinose, come la pirateria on line. La cosa si fa interessante quando si tiene conto che l’oscurazione è determinata non solo dai dipendenti FB, ma è supervisionata anche da un potente software che “sorveglia” ciò che scrivono gli utenti, e in automatico blocca account e pagine.

Dev’essere accaduto qualcosa del genere a Paul Divertente, che aveva fondato il gruppo “Silvio Berlusconi Nobel per la Mafia 2010”, sparito da Facebook a fine ottobre, quando aveva raggiunto oltre duemila adesioni. Operazione inutile poiché Paul ha rifondato un gruppo analogo, a tutt’oggi visibile. Altri “alt” imposti da Facebook ci sono stati per la pagina del blog satirico Spinoza e per l’account di Patrizia Vendola, sorella del governatore della Puglia, bloccato mentre lei pubblicava del materiale elettorale. Stessa sorte è toccata ad un’assessore conterraneo, Fabiano Amati, del Pd, il cui account però in un secondo momento è stato riattivato.

Luca Conti, esperto del web 2.0 e autore di “Fare business con Facebook” (Ed. Hoepli), assicura che sono censure involontarie, spesso momentanee, e dovute ai filtri automatici del social network. Il quale ha un rapporto staff/utenti simile ad altri grandi “aggregatori” on line, come YouTube o Wikipedia, ma la differenza sostanziale sta nel controllo di monitoraggio degli utenti. In questi ultimi due, infatti, i contenuti sono interamente pubblici, mentre su Facebook due persone possono comunicare tra loro anche con messaggi privati, togliendo ad altri utenti la possibilità di segnalare eventuali abusi.

In tal caso sono i dipendenti Facebook che devono bloccare le comunicazioni private, come è accaduto qualche mese fa a due utenti che si scambiavano gli URL di siti che offrivano servizi p2p per scaricare materiale protetto da copyright. Facebook ha grande interesse nel rafforzare i propri sistemi di controllo, anche perchè deve garantire alle sempre più numerose aziende che si rivolgono ad esso di potersi pubblicizzare in tutta sicurezza. Deve insomma dimostrare di essere un ambiente virtuale ben regolamentato.

Sugli aspetti legali si pronuncia anche Andrea Monti, giurista esperto di controversie informatiche, il quale prospetta per le grandi piattaforme digitali due principali vie: o definiscono che l’utente è l’unico responsabile di ciò che scrive, e non assumono alcuna responsabilità sui contenuti, oppure, se ne interessano, e dunque rispondono di fronte alla legge di eventuali censure omesse. Quest’ultima è stata la scelta operata da Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, probabilmente ispirata dal suo team legale in base al tipo di business che il social network raccoglie. Insomma, il rischio che inserire filtri più o meno rigidi ed automatici si consolidi come prassi, quantomeno in Italia, c’è e riguarda tutto il domani di quella porzione di Rete in cui gli utenti condividono dei contenuti. E in tal senso potrebbe costituire un precedente, nella letteratura giurisprudenziale, la sentenza penale di Milano che accusa i dirigenti di Google Video di aver cancellato troppo in ritardo un video in cui alcuni ragazzi denigravano un disabile.

di Pierfrancesco Proietti

 

 

di Pierfrancesco Proietti

Commenta l'articolo



I commenti dei lettori

Gregorio - Date: 17 ott 2010 Time: 12:51:13

SALVE,
IN MERITO ALL'ARTICOLO RIGUARDANTE AUTOCENSURA DA PARTE DI FACEBOOK IO SONO D'ACCORDO, E PENSO CHE CI DEBBA ESSERE SU TUTTI I SOCIAL NETWORK UNA SORTA DI CENSURA ,E DI LIMITI A CIO CHE SI DICE E A CIO CHE SI, FA PERCHE , VEDO TROPPA DELINQUENZA, E TROPPA DIVULGAZIONE DI ATTI GRAVI NEI CONFRONTI DI PERSONE DISABILI , PERSONE CHE ISTIGANO ALLA VIOLENZA NEI CONFRONTI DI ALTRI E CREDO CHE TUTTO CIO DEBBA ESSERE PUNITO IN MANIERA DECISA DA PARTE DELLE AUTORITA COMPETENTI PERCHE NON SI PUO ACCETTARE TUTTO CIO. GRAZIE

 

 

 

      Vedi altri articoli dello stesso autore
 



Aggiungi a elenco articoli preferiti

                                              Home   webmaster  Contatti    Registrati 

Copyright © Tecnologie Aperte 2003  http://www.newsphera.it