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Al di là del bene e del male

 
9994 - Roma 16/12/2009 - Alex Sfera
Fabrizio Corona: capro espiatorio del circo mediatico


E Corona continua ad immergersi nel ruolo di bello e maledetto, moderno Barabba, che deve fare da capro espiatorio per tutto il sistema dell’informazione Perché un capro espiatorio ci vuole, la folla circense lo esige. Leoni e gladiatori purtroppo ce li hanno tolti, quindi ci si attacca a quello che c’è. L’importante è che il dolore, fisico o psicologico, scorra a fiumi, e realizzi quell’effetto catartico di cui l’opinione pubblica ha tanto bisogno. Il martire è pronto. La folla è eccitata. «Con che coraggio si espone?», griderà qualcuno. Vedete, il fatto è che questo “bullo” con la finta aria da gangster, ha applicato ciò che ha desunto dalla propria esperienza diretta. Maturata, peraltro, in un contesto – quello delle agenzie fotografiche – che viaggia alla velocità della luce, in cui il più svelto, lucido e amorale fotte il più tranquillo, rilassato e troppo sicuro di sé. La devi pagare, Corona, perché hai mostrato troppa presunzione. Mentre i furbetti, si sa, devono sempre misurare con molta attenzione il passo (disonesto) della propria gamba. Il minimo errore di valutazione, e sei fritto.

La disonestà è un’azienda fredda e calcolatrice, e tu sei troppo irruento. Un amor proprio soffocato in fondo al cuore, che grida “sia fatta interamente giustizia!” forse ancora ce l’hai. E quindi non potevi sperare di tener banco di fronte a chi ha sempre avuto chiara la visione complessiva dello stato dell’arte. Un’arte piuttosto diabolica, in questo caso, ma è una scelta che oggi fanno in tanti. Il male fa ascolto. Quindi è evidente che dia più d’una soddisfazione. Non solo a livello economico, ma anche psicologico. “Sentire” di avere un qualche tipo di potere nelle proprie mani, da esercitare su altre persone? Forse. Il vero impotente ha sempre bisogno d'avere potere su qualcun altro.
Corona, il cattivo senz’anima di turno, è consapevole di come i media lo stiano sfruttando senza pietà per fare audience. Quest’ultima, dal canto suo, ha bisogno di “diversivi” per sfuggire alla noiosa routine della vita, altra realtà dell’anima contemporanea e causa, in molti soggetti, di forti stati d’ansia. I media non si pongono neanche più il problema di cosa è morale e cosa non lo è. Il teorema supremo, che fa da parafulmine, è il seguente: «Noi diamo al pubblico ciò che esso vuole. E quand’anche non è cosciente di volere ciò che noi proponiamo, sotto sotto lo desidera, lo sogna ma ancora non l’ha confessato a se stesso».


Che presunzione. Ma ritengono di saperlo poiché da decenni studiano le esigenze dei telespettatori, i quali vengono considerati soprattutto nella loro veste di “consumatori”. Segmenti di pubblico per i quali confezionare tante ricette, per tutti i palati. Sì… il Dio del Marketing è sempre tra noi. Ci assecondano, insomma… non sono dunque il tipo di amicizie ideali che tutti vorremmo avere? Non ci hanno bacchettato mai, neanche quando, ad esempio, assistevamo immiseriti alla patetica maschera del Cangurotto, interpretato da Massimo Lopez, e al Claudio Lippi (anche lui talvolta nei panni del giullare) di qualche anno fa, nella domenica “per bene” di canale cinque.
E pensare che i Comici, un tempo, per mestiere attaccavano i potenti… oggi invece ci son rimasti solo i buffoni di corte. Quanto ai cultori della satira pungente, che vadano avanti a caffè. Così resistono fino alla fascia oraria dei programmi trasmessi in tarda serata… Stiamo alla frutta? No. Direttamente al digestivo, magari tra un caso Garlasco e una redenzione di Raffaele Sollecito, entrambi gradevolmente serviti da certi avvoltoi che svolazzano in tv quando si sta per andare a letto… sogni d’oro!

di Pierfrancesco Proietti



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