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9905 - 20/12/2009 di Debora Serrau

I MAYA E LA PROFEZIA DEL 2012


I MAYA E LA PROFEZIA DEL 2012

Secondo i Maya, un anno galattico durerebbe 25 mila e 125 anni. Essi non consideravano il movimento planetario com’è oggi, in altre parole rotazione della terra intorno a se stessa che crea il giorno, ed una intorno al sole che crea l’anno.

Sostenevano che esistesse tutta una rotazione nella galassia. La loro civiltà, ha inizio nel 3100 a.c. pertanto dovrebbe concludersi nel 2012 d.c. Qui finisce un ciclo, è come se terminasse un “nostro” anno solare.

I Maya inventarono due calendari: uno detto Tzolkin di 260 giorni ed uno di circa 365, ma nelle date si faceva riferimento ad entrambi, perché il primo riguardava i giorni della settimana ed il secondo i mesi dell’anno. Il sistema era studiato in maniera tale, che solo ogni cinquantadue anni si sarebbero ripetuti gli accoppiamenti tra i due calendari. I raggruppamenti degli anni erano sempre più grandi, fino a raggiungere il più grande in assoluto, quello di un milione 366 mila e 560 giorni: la fine di una civiltà.

Il calendario Maya è una sorta di conto alla rovescia quindi verso la fine della nostra era. Tra il 3000 a.c. ed il 2012 d.c. si verifica un giro completo, un calendario circolare. La concezione del calendario, per il popolo Maya, era differente dalla nostra. Per determinare fatti storici ed eventi di qualunque genere, essi si basavano sui movimenti celesti e sulle conseguenze. Ecco perché il calendario non serviva loro per le date ma per la previsione degli eventi. Sarebbe più corretto, infatti, parlare di previsioni piuttosto che di profezie.

Cosa potrebbe avvenire dopo il 2012? Secondo i Maya, alla conclusione di un ciclo (anno galattico), corrisponde un determinato “comportamento” planetario ed uno umano. Se tra i due, o meglio se da parte dell’uomo non c’è armonia nei confronti del cosmo, ci saranno grosse sofferenze. Non per questa ragione, nel 2012 ci sarà la fine del mondo, probabilmente ci sarà un po’ di “pulizia”.

Il periodo che stiamo vivendo attualmente, è quello che i Maya definiscono “degli specchi”. L’uomo può guardare se stesso, gli altri, la terra, l’universo, tutto ciò che lo circonda e può vedere ciò che è diventato attraverso le proprie azioni e decisioni. Fino a quando non si è entrati nella fase del “non ritorno” si può essere ancora in tempo per entrare in armonia con il cosmo.




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