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Al di là del bene e del male

 
9988 - 24/02/2010 - Alex Sfera

Il Prence Emanuele Filiberto tiene o core italiano


Il Prence Emanuele Filiberto tiene o core italiano


Il Prence Emanuele Filiberto tiene ‘o core italiano…

di Pierfrancesco Proietti

On... L’audience raccoglie l’accorato appello canoro del nobile principe e, influenzata anche dal gradimento di Emanuele Filiberto ottenuto giorni fa durante Ballando fra le stelle, alla fine lo premia, consacrandolo show man a tutto tondo. Sarà proprio così, oppure ci sarà qualcosa di strano nel meccanismo del ripescaggio popolare?

Mah… fatto sta che s’è alzato un gran polverone per una canzone che musicalmente parlando non è stata proprio un capolavoro. Questo, almeno, è ciò che pensa il cantautore Nino D’Angelo, ma il suo parere forse è viziato in parte dal fatto che anche lui faceva parte dei concorrenti in gara. E il pubblico dell'Ariston condivide, stando ai fischi che si levano decisi verso il palco.

Un polverone, dicevamo. Che non si esaurisce con la fine della kermesse canora, ma continua nel dopofestival e prosegue nell’Arena di Giletti. Anche qui la corte mediatica dei miracoli s’azzanna, gli opinionisti si schierano da una parte e dall’altra, e alla fine vanno tutti a mangiare alla mensa della Rai. Anche il pubblico della trasmissione è perplesso: principe sì o principe no?

Emanuele Filiberto ci mette l’anima, ma la voce sarebbe forse stata più adatta alla declamazione di una poesia risorgimentale, piuttosto che a una canzone in nota per l’appuntamento musicale italiano più importante dell’anno.

Pupo, da artista consumato, continua a mostrarsi sbigottito per i fischi del pubblico in sala, ma in realtà sa che ormai la frittata è fatta, e lo spettacolo deve andare avanti. Far sempre finta di aver rispetto per il parere del pubblico, altrimenti quest’ultimo s’accorge di non essere sovrano di nulla.

Qualcuno insinua che il trio ha cavalcato degli escamotage un po’ troppo ruffiani, come la presentazione ad opera dell’Allenatore Claudio Lippi, e gli acccenni al tricolore aggiunti in fretta e furia dopo le prime prove, effettuate a porte chiuse rispetto a quelle eseguite dagli altri cantanti.

La bagarre continua il giorno dopo… e la Rai si lecca i baffi, perché sa che le discussioni accese che si susseguono alzano l’audience, che ormai ha il senso critico intorpidito dal livello qualitativo mediocre dei palinsesti Rai-Mediaset, e riprende vita solo quando l’atmosfera emotiva dei programmi si scalda un po’.

Non si vendono più le idee, poichè quelle scarseggiano da qualche tempo e sono in vacanza sui canali a pagamento, a disposizione delle classi meno disagiate. Si offrono dunque le emozioni di grana grossa, che non passano mai di moda, specie se rappresentano la parte peggiore dei personaggi famosi, che ci fanno da specchio e costituiscono il riflesso della nostra parte oscura.

Così il telespettatore si sente più bello dentro, e può accettare la sua vita più noiosa e scontata rispetto all’esistenza dei vip, costellata di feste, incontri esaltanti e luci scintillanti. In principio la macchina che studia il packaging delle merci scoprì l’ambiente, e fu subito eco-marketing… La prossima frontiera sta nel commercio delle emozioni conflittuali.

Il tele-utente si solleva nello spirito, rendendosi conto che oltre agli onori di una vita brillante, i personaggi famosi sono molto simili ai "parenti serpenti" di Monicelli: davanti alle telecamere sbandierano i grandi sorrisi, mentre dietro le quinte campeggiano le piccole invide, i miseri espedienti, i sotterfugi funambolici e picareschi.

Per avere i numeri giusti e poter dir qualcosa un tempo occorreva almeno acquisire gli strumenti di un'arte, mentre per vendere le furberie odierne al pubblico sbadigliante basta avere la faccia tosta… poi i media fanno da cassa di risonanza, parlandone sempre e comunque (bene, male, così così… non importa) e il prodotto è bell’e pronto. Sarà... ma intanto, la quota di chi rimpiange le professionalità televisibve dell'era Bernabei aumenta... Off.

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