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Al di là del bene e del male

 
9986 - 05/06/2010 - Emanuele Cambi

Intervista a Lorenzo Sebastianelli, scrittore e musicista capitolino


Intervista a Lorenzo Sebastianelli, scrittore e musicista capitolino

Intervista a Lorenzo Sebastianelli, scrittore e musicista capitolino

3a parte - a cura di Emanuele Cambi

Lorenzo Sebastianelli (a destra) in compagnia di Emanuele Cambi

Proseguiamo nella conoscenza del mondo artistico del cantautore romano Lorenzo Sebastianelli, nell'intervista realizzata dal nostro collaboratore Emanuele Cambi, in esclusiva per Newsphera. Nella terza parte questo ragazzo dalla personalità così sfaccettata, ci parla del suo primo libro pubblicato, appartenente ad un  opera teatrale divisa in  due parti...

 

Frammenti è il tuo primo libro, la tua prima pubblicazione. Fa parte di una collana di teatro ed è diviso in due parti: Il Viale e Sapete una cosa?. In quest’opera secondo me emerge tutto il pensiero di Sebastianelli, le riflessioni sulla vita, la morte, l’amore e l’odio, intrecciate originalmente al filo del tempo, che perde la sua dimensione abitudinaria. Accenna brevemente ai lettori qualcosa del libro ed anche dei personaggi. In particolare di James, John e Valerio.

«Allora, per quanto riguarda Frammenti devo dire che si può conoscere Lorenzo Sebastianelli definitivamente o quasi, perché emerge una mia caratteristica: l’ossessione del tempo. Io sono inevitabilmente ossessionato dal tempo: ci convivo, e quindi non poteva mancare nei miei testi. Per un musicista essere ossessionato dal tempo è una cosa ancora più grave perché in quel piccolo spazio devi accontentare tutti, devi accontentarti e devi vivere, quindi c’è questa frenesia costante che viene descritta ne Il Viale.

Infatti Valerio cosa fa? È l’unico padrone, può fermare il tempo. È una persona fortunatissima perché ci può giocare, lo può vivere, proprio quello che vorrei fare io. Quindi mi sento molto Valerio, mi ci vedo perché è il padrone del mondo. E una persona che può questo, ha tutto nella propria vita. È l’angelo di una sala d’aspetto di un manicomio del cielo dove le persone guariscono, perché non hanno potuto farlo nella realtà, quindi una volta morte si sono trovate lì con lui, che è pazzo.

Perché io vedo nella pazzia la chiave del vivere, di fare arte, perché la follia esaspera tutto e qui ve n’è l’esaltazione. Ed è giusto vivere così. Cioè, non in maniera estrema, però se noi la usiamo come principio vitale riusciamo ad avere la risposta».

Leva quell’onta di polvere che c’è con l’abitudine…
                                                                          «Certo, sì… è tutto più chiaro, più bello, diverso. Infatti in Sapete una cosa che è il secondo racconto, uso questa follia come motore per aiutare il lettore ad essere vivo e a non addormentarsi nella lettura, ma divenirne spettatore o protagonista».

Non mi hai citato molto John e James…
                                                                                                       «John e James sono nel primo, Il viale. Non li ho citati subito perché Il viale è nato da una condizione un po’ più buia del mio percorso. Quando l’ho cominciato ero a Forlì, era autunno, c’erano le foglie, le panchine, un barbone… ho iniziato a scrivere e non mi sono più fermato. I colori cambiavano perché la fantasia aveva bisogno di cambiare queste immagini, perché faceva freddo dentro e fuori di me, e la mia mente era un po’ ossidata… cercavo calore. Dico solo che James alla fine è il barbone che dorme sulla panchina, però non è un uomo di poco conto, un povero, ma è la persona più interessante che abbia mai conosciuto, anche se non ci ho mai parlato…»

- Ho letto Frammenti. E nella seconda parte, Sapete una cosa?, Domenico, che è uno dei due protagonisti, dice: “… Siamo distratti nella vita, assenti, e troppo tardi riusciamo a capire le cose importanti. È come se il mondo con il suo vento ci portasse nella direzione che vuole. Noi deboli siamo più vulnerabili e ci dimentichiamo delle grandi ricchezze umane.”. Per te è o è stato così? La scrittura ti ha reso più consapevole e meno distratto riguardo le cose importanti?
«Eh sì!... Questa è già la risposta giusta. Vedi, chi mi conosce da tempo e legge il libro mi dice: “Lorenzo tu queste cose le pensavi veramente, io mi ricordo, non me le hai mai dette ma le pensavi…”. Anche il personaggio di Domenico fa parte di me, sono tutte mie emozioni, non sono persone. Sono emozioni che raccontano. Impersono emozioni che fanno parte di me, gli do dei nomi. In quel periodo ero proprio dispiaciuto per come andavano le cose. Specialmente a quell’età ti chiedi tanti perché sui valori della vita, proprio come fa Domenico. In Domenico ho esasperato questi toni con la follia… è come se avessi colorato un disegno… »

Continua...

 

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