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Al di là del bene e del male

 
9992 - 25/06/2010 - di Redazione

Conflitti dimenticati nel mondo


Conflitti dimenticati nel mondo

Se analizziamo la mappa, vediamo che la maggior parte dei conflitti sono concentrati in tre macro aree. In Africa centrale gli scontri sono dovuti soprattutto alla presenza - nella regione dei grandi laghi - di ricchi giacimenti diamantiferi In Medio Oriente si concentra una lotta spietata per l'influenza/controllo dei territori ricchi di pozzi petroliferi o di giacimenti minerari, come la guerra che insanguina i confini tra India e Pakistan infine nel sud-est asiatico, teatro di ricorrenti epressioni delle popolazioni ad opera di regimi decennali decisi a non mollare le redini della tirannide assoluta.

È incredibile quanti siano i conflitti nel mondo dimenticati dai grandi media. Le agende setting dei grandi organi d'informazione non ne parlano quasi mai, impegnati come sono nel fare i salti mortali per distribuire quella che viene chiamata una "rassicurante ed equilibrata" panoramica sui fatti salienti che accadono intorno a noi. Quando i tg se ne occupano ciò avviene per pochi secondi, durante gli orari in cui la gente consuma i suoi pasti, forse per sfruttare quel'istintiva repulsione nell'allontanarsi mentalmente da qualcosa di sgradevole, mentre si è impegnati nella soddisfazione dei propri sensi. Oppure si accenna alle guerre sparse per il mondo nei servizi di approfondimento giornalistico mandati in onda in seconda serata, quando la maggior parte dell'opinione pubblica è ormai stanca, e intrappolata nella difficile scelta se informarsi meglio, e raggiungere barcollanti il proprio posto di lavoro il giorno dopo, o accettare la "resa", e chiudere gli occhi senza aver avuto la possibilità di dare uno sguardo più attento su quanto di scomodo accade lontano da noi, guadagnando però qualche salutare ora in più di sonno.

Scorriamo qualche cifra, per avere un idea del volume complessivo delle persone (tra cui molti civili, donne e bambini) che perdono la vita in conflitti che non hanno mai scelto, e di cui in ogni caso diffici lmente avrebbero potuto essere tra i beneficiari del risultato politico che l'assetto finale prevede. Gli attori che godono dei nuovi equilibri, infatti, sono sempre warlord locali (i nostri 'signorotti' feudali del medioevo), gruppi armati rivoluzionari - di norma in contrasto con la corrotta oligarchia di governo - e società private militari, che lucrano sul conflitto vendendo armamenti e addestramento militare di cui spesso le giovani democrazie sono sprovviste.

Quando vi chiedete come mai l'ignoranza è così diffusa in alcune aree, potete rispondervi che una buona parte dell'occidente sa che la mancanza di cultura mantiene la persistenza di antiche paure e pregiudizi tra le diverse tribu ed etnie dei paesi in via di sviluppo. Questo rende più difficile ai popoli poveri coalizzarsi per fronteggiare un "nemico " forte dal punto di vista economico, mentre rende incredibilmente più semplice al cosiddetto nemico che le diverse etnie si combattano fra di loro. Per poi intervenire e fungere nel ruolo di facciata da peace-keeper, da eroico pacificatore della regione, quando l'odio intertribale ha ben indebolito ogni minimo rimasuglio di orgoglio locale.

La strada alla corruzione è così spianata per avere vita facile con le amministrazioni in loco, molto
bendisposte verso i robusti capitali stranieri, senza peraltro avere più di tanto l'interesse
ad analizzarne la provenienza. Ciò che è veramente difficile, è fare accettare all'essere umano che il vero nemico risiede dentro se stesso. E che questo nemico è tanto più forte, quanto più manca il coraggio di guardarlo dritto negli occhi. E che una volta individuato per quello che è, va affrontata la non facile via che porta a comprenderne l'intima natura, spesso contraddittoria e irrazionale. Un percorso in ogni caso scomodo, tutt'altro che rassicurante. Ma potenzialmente assai prezioso.

aa-

MEDIO ORIENTE
1. Iraq 135.000 morti dal 2003
2. Israele-Palestina 7.000 morti dal 2000
3. Turchia (Kurdistan) 41.200 morti dal 1984

ASIA
4. Afghanistan 50.000 morti dal 2001
5. Pakistan (Pashtunistan) 12.000 dal 2004
6. Pakistan (Balucistan) 1.300 morti dal 2004
7. India (Kashmir) 65.500 morti dal 1989
8. India (Assam) 51.800 morti dal 1979
9. India (Naxaliti) 7.200 morti dal 1980
10. Birmania (Karen) 30.000 morti dal 1948
11. Thailandia (Pattani) 3.500 morti dal 2004
12. Filippine (Npa) 40.500 morti dal 1969
13. Filippine (Mindanao) 71.000 morti dal 1984

AFRICA

14. Somalia 7.400 morti dal 2006
15. Etiopia (Ogaden) 4.000 morti dal 1994
16. R.D.Congo (Kivu) 6.000 morti dal 2004
17. Uganda 100.000 morti dal 1987
18. Sudan (Darfur) 301.200 morti dal 2003
19. Rep.Centrafricana 2.000 morti dal 2003
20. Ciad 2.000 morti dal 2005
21. Nigeria (Delta) 14.800 morti dal 1994
22. Algeria 150.500 morti dal 1992

EUROPA

23. Russia (Cecenia) 50 mila morti dal 1999

AMERICA LATINA

24. Colombia 300.250 morti dal 1964

di Alex Sfera



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