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Al di là del bene e del male

 
9982 - 25/01/2011 - di Alex Sfera

Wagenbach: un tedesco innamorato dell’Italia


Wagenbach: un tedesco innamorato dell’Italia

In Germania c’è un signore di 80 anni, nato a Berlino, che di mestiere fa l’editore e fin da giovane si è innamorato dell’Italia. Il suo nome è Klaus Wagenbach (foto in home page). La grande passione per la nostra cultura che ha coltivato a partire dagli anni ’50, ancora oggi gli dà la forza di sfornare in patria i più bei libri della letteratura italiana, classica e contemporanea, oltre a preziose guida per le città d’arte e saggi vari.

 

Con occhio benevolo, racconta sia le luci che le ombre del Bel Paese, i vizi e le virtù del nostro carattere. Con un'attenzione particolare sia per la vita e i libri di Franz Kafka (di cui è uno dei massimi esperti mondiali) che per la produzione di Pier Paolo Pasolini. Wagenbach definisce quest'ultimo “un intellettuale che ha segnato un punto di svolta tanto per la sinistra che per la società sia in Italia che in Germania”. Con sguardo affascinato ha osservato le analogie e le differenze tra tedeschi e italiani, insieme a quel misto di amore-odio, invidia e ammirazione che i due popoli hanno sempre provato reciprocamente.

Sulla sua scrivania conserva una scheggia di cipresso raccolta durante una passeggiata in collina vicino Siena. Gli ricorda il primo approccio avuto da giovane con l’Italia, le intuizioni che in lui mutarono per sempre il suo orizzonte e il corso della sua vita.

Nel 1951 aveva 21 anni. Studente d’arte, arrivò in Italia in bicicletta, pochi marchi in tasca. Tutto un altro mondo rispetto alla Germania, che pensava a ricostruire il presente e voleva dimenticare più in fretta possibile le orribili colpe del recente passato nazista. L’Italia invece rimaneva ancora un paese rurale, e molto ospitale. E così di casa in casa, in sella alla sua bici, Herr Wagenbach visitò il paese giungendo fino alla campagna toscana, dove la maggior parte degli stranieri in genere rimane folgorato. E decide di metter radici.

 

A Cortona conosce un coetaneo che lo invita a dormire da lui. Sul muro della camera due foto: Stalin e Mussolini. È qui che comprende la prima grande differenza tra lo spirito dei suoi connazionali e quello del popolo italiano. Mentre i primi avevano compiuto una rigorosa analisi morale, cauterizzando ogni ferita interiore al vaglio di un lucido e profondo esame di coscienza collettiva, gli italiani esorcizzavano gli orrori appena lasciati alle spalle con l’ironia, la leggerezza, il dissacrare i propri mostri mettendoli alla berlina del dileggio. Conservando il gusto per la gentilezza, la generosità di cuore e l’apertura mentale verso l’altro.


E ora che l’occhio del giovane ventenne ha lasciato il posto a quello del maturo editore, quando torna qui da noi Wagenbach vede un paese ch’è diventato l’opposto di ciò che era un tempo: un luogo economicamente ricco, il cui senso etico però va alla deriva. Si trascina avanti a fatica, stremato.


Se quel ventenne fosse capitato qui oggi, penserebbe che non ci sia proprio niente di cui innamorarsi. Tranne forse una cosa, che poi costituisce la vera grande risorsa interiore, mai sopita, dello spirito italico: mentre l’animo tedesco è spesso dolente e lapidario nei giudizi, da noi c’è grande tolleranza per le opinioni altrui. Tanto poi ognuno rimane della sua: quand’è ora di andare a tavola si gettano le polemiche alle ortiche, e tutti (o quasi) ritrovano il piacere della convivialità.

S’incupisce un po’ quando pensa alla commedia dell’arte in cui Berlusconi ha fatto precipitare la nostra nazione. Ma si fa forza pensando alla grandi tradizioni culturali esportate da artisti e architetti italiani in tutta Europa. Cresciuto in una famiglia cattolica dice di aver vissuto l’orientamento religioso come un viatico per affrancarsi dalla barbarie nazista. E discorrendo di scrittori italiani rivendica con orgoglio la pubblicazione, da parte della sua casa editrice, nel 1978, degli “Scritti corsari” di Pasolini.

 

Un testo che influì sul clima intellettuale e politico della Germania, in un momento in cui la sinistra post ’68 cominciava ad elaborare le tematiche ambientalista, rivedendo in chiave critica il mito della fiducia cieca nel progresso tecnologico, nella razionalità e nello scientismo esasperato. Nascevano i Grünen (i verdi tedeschi), partito oggi decisivo per gli equilibri di governo, e le riflessioni di Pasolini aiutarono la sinistra tedesca a valicare i rigidi confini dei filosofi tedeschi, fino ad allora incapaci di accostarsi ad altri approcci, più “umanizzanti”. E favorendo così l’ibridazione del paradigma illuminista con altri tipi di esperienze culturali, al di fuori degli autoreferenziali confini nazionalisti.
 

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