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Al di là del bene e del male

 
9996 - 11/03/2011 - di Redazione

Ue, prima vittoria per l'iter della tassa sulle rendite finanziarie (Tobin tax)


Ue, prima vittoria per l'iter della tassa sulle rendite finanziarie (Tobin tax)

L'europarlamento vota una risoluzione sulla Tobin tax in Europa. La deputata socialista greca Anni Podimata: "Adesso o mai più". Ottima come prima mossa, ma ora c'è da affrontare la lunga salita che si presenta. Il mondo della finanza, ovviamente, si difende, seminando i suoi spauracchi: così i capitali andranno all'estero. Perplessità dal nuovo commissario europeo alla fiscalità Algirdas Gediminas Šemeta: "Difficile se non lo fanno anche gli USA".

 

Dal canto suo Tremonti ci mette il carico da 11: "O lo facciamo tutti oppure è  un suicidio",  ammonisce il ministro italiano dell'Economia, allenato a promettere lacrime e sangue alle masse sempre più stordite (e arrabbiate).

“È il momento giusto per istituire una tassazione sulle transazioni finanziarie contro le speculazioni e per aumentare gli introiti Ue”, ha affermato la Podimata dopo che l’europarlamento ha appoggiato a grande maggioranza la risoluzione che propone l’adozione in Europa della cosiddetta Tobin Tax, la tassa sulle rendite finanziarie. Malgrado il testo non abbia valore vincolante su futuri sviluppi legislativi, è certamente una presa di posizione ufficiale del Parlamento europeo che costituisce un primo step importante.

 

Una strada problematica poiché i grandi investitori sono già pronti a dispiegare in campo tutto il loro potenziale per opporsi all'iniziativa. Un cammino che se andasse a buon fine li sottrarrebbe definitivamente dalla condizione di esclusivo privilegio in cui attualmente si trovano: quella in cui realizzare profitti netti, in un ottica dove gli unici limiti sono determinati di volta in volta dal coefficiente d'azzardo che gli stessi soggetti sono disposti ad affrontare pur di incrementare i loro capitali a livello esponenziale. Molti i dubbi che aleggiano all'interno della stessa Commissione europea, la quale è favorevole in linea di principio, ma scettica sulla applicazione concreta di tale progetto.

Non così la Podimata, che rincara la dose: “Mentre i governi nazionali battagliano per mantenere in ordine i loro conti, noi (eurodeputati, ndr) abbiamo una grande responsabilità nei confronti dei cittadini. Finora i contribuenti europei sono stati gli unici a sopportare gli effetti della crisi finanziaria, con imposte dirette per aiutare le banche, l’aumento della disoccupazione, il taglio agli stipendi e ai servizi sociali. Non possiamo permetterci di prendere la decisione sbagliata”.

Con
529 Sì il Parlamento europeo si è espresso a favore, ma ora dovrà dar battaglia agli appetiti dei mercati finanziari e fugare i dubbi della Commissione. La risoluzione propone misure concrete per una politica fiscale giusta, massimizzare le capacità di recupero del prelievo e generare nuove entrate per le casse di Bruxelles. Tra cui, appunto, “una tassa sulle transazioni finanziarie, anche se solo a livello Ue”. E' una tappa fondamentale, frutto di un processo avviato diversi anni fa (l'americano James Tobin, premio Nobel per l'economia la propose nel 1972) che si unisce all'inasprimento del contrasto verso i paradisi fiscali, il segreto fiscale, gli Eurobond e la tassazione energetica.

Nell’Aula di Strasburgo non mancano i dissensi: gli eurodeputati del Pdl e della Lega, pur appoggiando il testo finale, hanno rigettato un emendamento che chiedeva all’Unione europea di "promuovere l’introduzione di una tassazione sulle transazioni finanziarie (TTF) a livello mondiale, ma che, se questo non fosse possibile, si dovrebbe applicare come primo passo una TTF a livello europeo”. L'alta finanza fa il suo mestiere, paventando il pericolo che la Tobin tax possa spingere i capitali oltre Europa.

Algirdas Šemeta, Commissario Ue alla Tassazione, non nasconde i suoi dubbi: “Visto che il maggior partner dell’Ue (gli Stati Uniti) è contrario, sarebbe più saggio per noi adottare solo una tassazione sugli accordi commerciali di alto valore e le attività finanziarie (FAT)”. Ma l'eurodeputata greca ribadisce, “spingere sulla FAT senza la sua complementare FTT sarebbe a dir poco disdicevole, e non offrirebbe gli stessi benefici contro la speculazione e a vantaggio di maggiori entrate nelle casse di Bruxelles”.

Decisive le analisi delle stime da parte degli esperti di settore, secondo cui una tassazione dello 0,05% sulle società finanziarie consentirebbe all’Ue di avere introiti di 200-300 miliardi di euro ogni anno. La tassa, inoltre, fornirebbe un serio deterrente alla proliferazione delle attività speculative rendendole più costose e quindi meno vantaggiose. Si valuta che le frodi all’IVA ammontino a circa 250 miliardi di euro annui.


La Tobin Tax avrebbe anche l'effetto d'imprimere un nuovo trend ad una larga parte dei capitali, attualmente investiti virtualmente in derivati, hedge funds e future alla portata esclusiva di ben pochi Paperoni pronti a dilapidare fortune se il gioco vale la candela. E a re-indirizzarli verso l'economia reale, incrementando la produttività di merci e servizi. Vinta la prima battaglia, adesso bisogna combattere la guerra cominciata all'inizio degli anni '70. Un aiuto è arrivato anche dal presidente francese
Nicolas Sarkozy, che nel dicembre 2009 l'ha sdoganata in modo integrale. Il leader d'Oltralpe ha addirittura manifestato l'intenzione di "esportarla a livello mondiale durante la sua presidenza del G20".

Inutile dire che la partita, tutta politica, si gioca tra Bruxelles e i governi nazionali. “Tassare le speculazioni e assicurare la stabilità dei mercati finanziari è un dovere che trascende i partiti politici - dichiara fiera la
Podimata - e sta a noi fare il primo passo. Adesso o mai più”. Poi termina con un affondo: “le multinazionali dovrebbero pagare le tasse in quei paesi dove generano i loro profitti”. Le premesse ci sono, adesso la parola passa alla Commissione.
 

di Redazione - 11 marzo 2011

 

 

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