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Al di là del bene e del male

 
9998 - 18/03/2011 - di Adriana Comaschi [l'Unità]

«Allarme occupazione ora la società reagisca con noi. Pochi vessati come i docenti» Intervista a Patrizio Bianchi, Assessore regionale


«Allarme occupazione ora la società reagisca con noi. Pochi vessati come i docenti» </font><font face="Tahoma" size="2" color="000000">Intervista a Patrizio 
        Bianchi, Assessore regionale</font>

Usa toni che non ti aspetteresti da un assessore, Patrizio Bianchi, per raccontare l’allarme della Regione e la sua indignazione per la cancellazione di quei seimila posti di lavoro. «Li hanno lasciati a casa senza nessuna garanzia, trattati peggio dei cani, non dobbiamo essere solo noi a contestare questo spreco», attacca l’ex rettore di Ferrara, docente di Economia e ora titolare delle deleghe a Scuola e lavoro in viale Aldo Moro.

 

Assessore,il presidente Errani ha scritto al ministro Gelmini. Per chiedere cosa?
«Un incontro urgente. Qui non si tratta più di discutere di un docente in più o in meno, questi tagli mettono in discussione il nostro modello di scuola, la sua sopravvivenza. Vogliamo ricordare al ministro che con la Lombardia siamo la regione con il più alto aumento di alunni: più 25 mila negli ultimi tre anni, si stima che a settembre ne entreranno altri 7.500. E già oggi abbiamo un indice di affollamento delle classi superiore a quello della media nazionale».

È questo il dato trascurato?
«Del tutto. Quindi chiediamo al governo che tengano conto anche del numero dei ragazzi: è su di loro che si deve ragionare, non sul numero “teorico” dei docenti. Così si mina la qualità della scuola, e quindi il suo essere motore di sviluppo. Senza contare il problema occupazionale che ci aprono».

Per la Cgil è come se fosse sparita un’intera grande impresa...
«Devo dire che hanno ragione, anche nel sollevare il tema. E confesso che sono rimasto sorpreso, dopo comunicazioni di tale gravità come quelle sugli ultimi tagli ho registrato reazioni molto composte, diciamo così. E allora noi facciamo la nostra parte,ma dietro il richiamo di Errani si devono trovare tutti, a partire dalle imprese».

Insomma non c’è stata la reazione che sperava? Come mai, secondo lei?
«Temo sia davvero passata l’idea che gli insegnanti siano troppi, uno “spreco” da tagliare. Ecco, questa è proprio una di quelle idee che sta cambiando il paese. Ma in peggio. E la controprova è che l’Italia non cresce. Quello tagliato da noi era anche personale qualificato, un cosiddetto “corpo intermedio”.

E cosa ha fatto il ministero?
Sono stati lasciati a casa senza nessuna garanzia - proviamo a pensare se l’avesse fatto con i dipendenti di una grande impresa, si sarebbe gridato allo scandalo. Invece li hanno “cancellati” con un tratto di penna, trattati peggio dei cani. Inoltre abbiamo speso dei soldi per formarli, e ora loro o vanno all’estero o sono precari. Questo è lo spreco. Ditemi quale altra categoria sociale è stata trattata così, da “nemica”. Ma anche, voglio sottolinearlo, quale altra è riuscita a reagire con tanta dignità».

Chi dovrebbe muoversi allora?
«La Regione farà di tutto, ma mi piacerebbe che con noi si levasse un coro enorme, in difesa della scuola e del suo personale. Non basta andare in piazza una volta (il 12 c’era anche Bianchi, ndr). E la sinistra deve almeno restituire l’onore a questa gente, che ancora sabato scorso ha manifestato pensando per prima cosa al bene di tutti. Oggi poi che ci mettiamo tutti la coccarda al petto, ricordiamo che a fare veramente l’Italia unita è stata la nascita della scuola pubblica, con l’apertura di istituti anche nel più sperduto paesino».

Scuola, l'esercito dei 6000 rimasti senza lavoro

Emilia Romagna - Il presidente della Regione
Vasco Errani chiede alla Gelmini un incontro urgente. L’ultima riduzione prevista a settembre è di 881 docenti e 606 assistenti. E già oggi nelle classi oltre un alunno in più della media nazionale.

seimila persone, tra docenti e personale tecnico-amministrativo, rimaste a casa negli ultimi tre anni in Emilia-Romagna, «è come se fosse sparita una grande impresa». Queste le stime portate dalla Cgil regionale scuola all’attenzione dell’assessore competente di viale Aldo Moro, Patrizio Bianchi. Un«enorme problema occupazione», nota il sindacato, che però - e su questo concorda anche Bianchi - non ha suscitato le proteste che merita. Dal canto suo, la Regione ha deciso di muoversi subito: lunedì ha licenziato in giunta una lettera del presidente Vasco Errani, inviata in settimana al ministro Gelmini con la richiesta di un incontro urgente. E di un dietrofront preciso sui tagli agli organici.

Trova quindi la più alta sponda istituzionale la denuncia lanciata la settimana scorsa dalla segretaria della Flc-Cgil regionale,
Raffaella Morsia. Che partiva dall’ultima tranche di riduzione degli organici, a regime da settembre e ufficializzata proprio ieri dal ministero: sull’Emilia-Romagna vale 881 docenti e 606 Ata (ausiliari tecnici amministrativi) in meno. A questi vanno però aggiunti i 1.637 insegnanti “cancellati” già nel 2009, e gli ulteriori 1.193 dell’anno successivo: in tutto, 3.711 docenti in tre anni. Partendo dal 2009 anche per gli Ata, al 2012 risultano in regione 2.241 collaboratori scolastici in meno. Sommati a quelli degli insegnanti fanno appunto quasi6 mila posti di lavoro soppressi. Un dato ancora più inquietante, se messo a confronto con l’altro elaborato dalla Flc-Cgil: già oggi nelle classi emiliano-romagnole c’è oltre un alunno in più rispetto alla media nazionale.

Negli ultimi tre anni infatti, mentre gli organici si riducevano nelle nostre scuole entravano ben 25 mila alunni in più (34.900 se si guarda agli ultimi cinque, con un incremento dell’8). Succede così che nelle primarie dell’Emilia-Romagna si contino in media 20,71 allievi per classe, contro i 19,43 della media nazionale alle medie 22,99 contro 21,95 alle superiori siamo a ben 23,24 alunni in media, invece di 22,38. «Solo per “rientrare” nella media nazionale avremmo bisogno di 440 classi in più alle primarie e di altre 285 alle medie», spiega Morsia. Senza contare che, vista l’alta percentuale di scuole di montagna con classi giocoforza più ridotte, altrove i numeri sono anche superiori a queste medie.

 

«Alla Regione abbiamo chiesto anzitutto un monitoraggio, ma anche un ruolo di governo forte della situazione. Viene chiamata in causa la sua competenza sulla programmazione degli organici, inoltre ci sono in gioco diritti fondamentali» continua la segretaria Flc-Cgil. Quelli dei lavoratori. E quelli delle famiglie: «Vogliamo capire quali saranno gli effetti dei tagli sul numero di allievi per classe, sui disabili, sulla sicurezza delle aule. Ma anche le ricadute su Regione e enti locali, costretti a farsi carico di costi aggiuntivi per l’integrazione dell’handicap e la compensazione della riduzione di tempo scuola rispetto alle richieste».

di Adriana Comaschi (l'Unità) - 18 marzo 2011
 

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