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9962 - Sei a > L'opinione - 17/07/2011 - di Alex Sfera

La Casta: "tagliare stipendi ai deputati". Poi fa dietrofront


La Casta: "tagliare stipendi ai deputati". Poi fa dietrofront

La politica ha ormai preso gusto nel far promesse a vuoto. E' storia antica: il prepotente comincia prima con le piccole angherie, con mosse calibrate ai livelli minimi, per capire qual è il limite di sopportazione della vittima. Deve elaborare un raffinato algoritmo sulla base del quale tarare la frequenza delle mungiture cui sottoporrà la cittadinanza armata di buona volontà. Nel frattempo lo stile berlusconiano ha fatto scuola e ha raccolto proseliti: sparatele grosse, tanto al popolo piace credere alle balle raccontate dai politici.

Gli annunci dichiarati ad inizio settimana - “Dalla prossima legislatura indennità dimezzata per i parlamentari italiani”, titolava il Sole 24 Ore di lunedì scorso - avevano gettato un po' di speranza tra i contribuenti. Che in capo a sette giorni ha lasciato il posto alle famigerate lacrime e sangue: il menù che sempre più di frequente si agita di fronte alla vista dell'italiano, per farlo entrare nell'ordine d'idee giusto (per la "casta"): accettare il salasso senza sbraitare troppo.

Camera e Senato spendono 144 milioni l’anno in indennità – scriveva Il Sole – che diventerebbero 62 milioni una volta raggiunte le indennità europee”.

Considerando che la politica italiana costa in tutto 23 miliardi di euro l’anno, per gli stipendi dei politici - che gravano in ragione di una spesa di 144 milioni l'anno - era stato previsto un ridimensionamento. L'indennità stabilita dalla manovra sarebbe stata dimezzata: l’adeguamento previsto dalla manovra, al livello medio dei 17 paesi dell’area euro comportava un sostanziale dimezzamento: dagli attuali 11.704 euro (cifra depurata di rimborsi e contributi vari, con cui si arriverebbe a 23mila euro complessivi), ciascun parlamentare parlamentari sarebbe sceso a 5.339 euro.

“Camera e Senato spendono 144 milioni l’anno in indennità – scriveva Il Sole – che diventerebbero 62 milioni una volta raggiunte le indennità europee”. Questo è quello che sarebbe accaduto in un paese serio. E invece no. Poiché il cittadino accetta tutto - tale dev'essere la convinzione maturata nei corridoi del transatlantico in questo ultimo decennio. E così, mentre quasi il 14 per cento degli italiani vive con meno di 900 al mese, la casta ha pensato bene di farsi uno sconto sulle proprie, di lacrime. SE il popolo italiano piange, il politico italiano pensa bene di poter seguitare a intascare quanto necessita per non rinunciare ad una vita agiata. Il classico due pesi e due misure. Grazie ad un incursione notturna, la Banda Bassotti capeggiata dal Premier a metà settimana si è intrufolata in commissione Bilancio al Senato, e ha modificato il provvedimento della manovra in modo da renderlo più fumoso e ambiguo, quanto basta perché sia più elastico alle future interpretazioni in termini di legge. Immaginate il gruppo dei furbetti in una ideale calzamaglia nera, in uso presso i ladri di professione: certo l'effetto non sarebbe quello Diabolik delle sorelle Giussani... siamo piuttosto dalle parti del Cattivik di Silver.

I nostri politici sono tra i più sleali, bugiardi e imbroglioni del pianeta. Con il favore delle tenebre (escamotage già usato per tentare di manomettere il famigerato ddl D'Alia che avrebbe dovuto mettere i bastoni fra le ruote alle intercettazioni degli inquirenti in fase d'indagine) in finanziaria passa una norma che lega la retribuzione non a quella dei colleghi dell'intera zona-euro ma solo ai sei "principali" Stati dell'eurozona, (che qualora il criterio fosse - come appare verosimile - il Pil sarebbero: Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio e Austria). Soddisfazione tra i professionisti di Montecitorio e i relativi peones tenuti al guinzaglio, con dignità infilata sotto le suole delle scarpe. A esplicitare la trovata geniale ci ha pensato lo chef d'ouvre del Pdl, Gilberto Pichetto.

I senatori siciliani Fleres e Ferrara hanno invece proposto un altro emendamento che lega gli emolumenti al Pil. Venerdì pomeriggio verrà approvato dalla maggioranza un testo che reciterà esattamente come segue: “Il trattamento economico di titolari di cariche elettive e i vertici di enti e istituzioni non può superare la media, ponderata rispetto al PIL, degli analoghi trattamenti economici percepiti dai titolari di omologhe cariche negli altri sei principali Stati dell’area euro”. Ponderare significa assegnare un valore diverso a ciascun incarico politico, secondo il livello d'importanza, dopodiché far corrispondere la cifra dello stipendio in proporzione al valore stabilito.

Sorgono però dei dubbi su ciò che dev'essere assunto come oggetto della ponderazione: ci si riferisce alla retribuzione del parlamentare rispetto al Pil del singolo stato? O al peso del singolo paese in rapporto al Pil complessivo, con la retribuzione erogata in funzione del peso specifico di ciascun paese' E ancora: il Pil in questione è quello nazionale o pro-capite? Morale: quando l'aristocrazia moderna (le élite culturali) vogliono gabbare il cittadino, optano per una normativa che sia intraducibile per i comuni mortali, e che lasci al contempo agli interpreti del suddetto potere mille e una via per applicare le leggi secondo la bisogna del potente di turno.

Meno è chiara, più strade ci sono per aggirare l'antico ideale, quello de La legge è uguale per tutti. Questa è la vera utopia, nel paese del Bengodi dove l'Homo istitutionalis sa svernare a suon di furbate, espedienti e percorsi creativi. Tutto per evitare di aderire alla parola data meno di una settimana fa. Una parola il cui valore, a questo punto, è pari alla bontà con cui siamo stati inquadrati di recente dalle agenzie di rating, serve dei principali soggetti (banche e ricchi tycoon) interessati a speculare sulle continue fluttuazioni della nostra borsa.

Comunque vadano le cose, il calcolo della futura indennità degli "onorevoli" sarà materia per esperti di statistica, e le varie 'Cassandre' avviseranno invano poiché parlano una lingua (quella economica) non sufficientemente decodificabile proprio da coloro che più di altri hanno bisogno di essere tutelati, per l'appunto le fasce sociali più deboli. E il risparmio predetto inizialmente, 82 milioni di euro a partire dal 2013, anno dell’entrata in vigore delle nuove norme, sarà invece assai inferiore. Da qualsiasi parte si affronti l'annoso problema delle entrate fiscali, sia esso quello del contrasto all'evasione piuttosto che il tentativo di tassare i più abbienti, questi ultimi riescono sempre a trovare, nelle numerose pieghe del sistema legislativo italiano, una comoda groviera che assicuri loro di sfangarla, riparandosi come sorci nel formaggio.

Mantenere intatti i privilegi: su questo le caste fanno da sempre quadrato, e non solo quella politica. Rispettano la legge non la giustizia, che non è misurabile pragmaticamente ma comprensibile solo allo sguardo della coscienza. Il rimedio è antico: basta non frequentarla, ed essa pian piano... svanirà. Ed eccola arrivare, finalmente, la libertà tanto agognata. Quale prezzo, però. L'uomo di libertà si ritiene dunque al di sopra (o al di fuori) del giudizio etico, dell'insieme delle regole sociali. E in definitiva, pensa di non essere tenuto ad avere rispetto per gli altri. Altro pianeta rispetto all'uomo di giustizia. Da quello ritenuto - è ormai chiaro - semplicemente un povero fesso. 

di Alex Sfera - 17 luglio 2011

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